24.11.2011
PEZZI UNICI. Il baldacchino, ora in un palazzo in centro città, pesa 150 chili ed è smontabile. Se lo fece fare in Russia, dove morì forse avvelenato da Caterina II
Oltre alla sensazione del rigore scientifico che dà pieni voti a questa mostra, l'immersione nelle opere del «Settecento a Verona» dona un insolito, piacevole stupore. E suscita curiosità nei confronti di quelle famiglie che hanno fatto la storia di Verona, e di quei pittori che sono stati più amati e apprezzati fuori porta che in città.
Questa mostra, che parla veronese e che i veronesi sono invitati a visitare, è fatta di aneddoti, curiosità e pezzi rari se non unici celati nei nobili salotti, spesso occultati a causa di spinose eredità portate nei tribunali, ma rispolverati proprio in queste occasioni. Come le famose testine di Pietro Antonio Rotari, pittore che nasce in una nobile e colta famiglia veronese, che muove i primi passi ad Avesa per poi spostarsi dall'Italia all'Austria, alla Sassonia fino ad arrivare in Russia, a San Pietroburgo, chiamato dall'imperatrice Elisabetta che lo ricoprì di onori.
In mostra c'è una parete piena delle sue famose «testine» di carattere. Sguardi di fanciulle, le più belle di tutta la Russia. dalle contadine alle donne di corte, spesso amate dal pittore «libertino» che le immortala in varie pose, nonché prima e dopo l'amore.
A POCHI PASSI dalla Gran Guardia, in un salotto nobile del centro città, c'è il letto da campo dello stesso Rotari. In ferro e oro, a baldacchino. «Se l'è fatto fare in Russia», precisa Tonino Cartolari, discendente dell'artista, «e lo ha portato con sé per almeno una decina d'anni. È arrivato a noi assieme ad alcuni quadri. È un pezzo unico». Senza dubbio, visto che non ha una vite, ma è smontabile e trasportabile nella sua bella cassa di legno coperta di pelle. Peso complessivo: 150 chili. Un letto che, se avesse voce, potrebbe svelarci di più della vita di lussi e di donne del nostro artista. Troppo libera da infastidire l'amata Caterina II. Si dice che fu lei, che peraltro aveva già fatto eliminare lo zar Pietro III, suo consorte, a mettere il veleno in una portata di quell'ultima fatale cena di corte in cui il Rotari si piegò colpito da forti crampi alla pancia. Era il 1762. Sembra che abbia lasciato gran parte delle opere rimaste nel suo studio alla nuova imperatrice, la quale acquisterà dalla famiglia il lascito per 17.000 rubli. Opere collocate ancor oggi nella reggia di Peterhof. Ma su questo punto, Tonino Cartolari ha qualche dubbio: pare che la zarina si sia impossessata delle opere senza pagarle.
ALTRA STORIA per i due quadri di Saverio Dalla Rosa, già esposti nella mostra «Il Veneto e l'Austria», ma anche a Venezia, a Palazzo Grassi. Vengono dalla famiglia Orti Manara: «Sono passati attraverso sei generazioni», precisa Ranieri Orti Manara, «immortalano Agostino Orti Manara con i figli e la moglie Isotta Spolverini Dal Verme assieme alle figlie. Il legame affettivo che abbiamo con queste opere va ben oltre il valore economico». Questi quadri narrano preziosi dettagli di interni, dai volumi conservati in libreria agli abiti, alle atmosfere che rispecchiano il momento di passaggio tra la fine della Repubblica di Venezia e l'inizio dell'età napoleonica. Di Agostino, Ranieri Orti Manara custodisce anche dei preziosi dari in cui appuntava tutto, dalle spese alle visite.
Sono tante ancora le storie da raccontare, ma quella che incuriosisce di più si svela a fine percorso, entrando in uno spazio che Paola Marini definisce a ragione il «tempietto». Qui l'elegante semplicità dell'ambiente esalta la mano del Tiepolo di Palazzo Canossa. Si è avvolti da un'atmosfera sacrale. Lo stupore raggiunge il suo apice. Non solo per quel soffitto «ricostruito» virtualmente (ridotto in scala 1:2) o per lo splendore dei sovraporta del Tiepolo restaurati per l'occasione. La sorpresa sta in quei 51mila frammenti riportati alla luce dalla Sovrintendenza. Sono i tasselli dell'affresco del Tiepolo, andato in pezzi al termine della seconda guerra Mondiale. Alcuni di questi pezzettini, incastrati come in un puzzle, ci donano un particolare di quel soffitto. Preannunciano che una nuova storia sta per cominciare.
Maria Teresa Ferrari
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