Silvia Zerbini, figlia d'arte: il papà è il discobolo Luciano, che ha partecipato a due Olimpiadi nel disco
22/10/2011Probabilmente gli ostacoli li aveva scritti nel destino e lo sapeva da tempo. Da quando prima si era innamorata dell'equitazione e poi scegliendo la stessa specialità anche senza un cavallo al suo fianco. Silvia Zerbini e il salto a ostacoli, un binomio riuscito alla grande, con la gioia fresca fresca del successo ai campionati italiani nella categoria allievi. La veronese infatti ha vinto nei 110 ostacoli con il tempo di 13"80, lasciando a distanza tutte le altre avversarie sulla pista di Rieti. Medaglia d'oro al collo, da mostrare con orgoglio a tutti ma soprattutto a papà Luciano, indimenticato nazionale azzurro vincitore di tanti titoli italiani e altri risultati prestigiosi, con la perla del sesto posto all'olimpiade di Los Angeles nel 1984. Il talento nel sangue quindi, ma coltivato e dosato con bravura dalla ragazza bentegodina, così ironica e spensierata nel suo raccontarsi.
«Si vede che gli ostacoli facevano parte del mio destino, prima a cavallo poi quasi per caso sulla pista di atletica. E pensare che non volevo neanche fare quella gara indoor a febbraio - ricorda che invece mi ha dato il pass per i nazionali indoor e per capire che in questa specialità potevo fare bene». Dalla sella ai blocchi partenza, due mondi lontani ma vicini nel cuore di Silvia. «L'equitazione mi piaceva tantissimo, ma durante una gara sono caduta facendomi male e se fossi caduta di nuovo avrei rischiato guai peggiori, in più la gestione di un cavallo non è certo cosa da poco quindi ho deciso di abbandonare». Facile capire che per iniziare a praticare l'atletica non c'è voluto molto, soprattutto per lei che la pista la conosceva fin da bambina.
«Seguivo papà Luciano e spesso andavo al campo con lui, al Coni ci sono cresciuta racconta la nuova campionessa italiana ma niente lanci come lui, sono negata. Ho provato prima con la velocità, poi sono arrivati i primi risultati con gli ostacoli ed eccoci qui». Una scelta azzeccata da parte sua e dei tecnici della sezione atletica della Bentegodi guidata da Mirco Buglioli, che in pochi mesi hanno visto crescere un nuovo talento dell'atletica giovanile. «Sono contentissima, ho lavorato parecchio in questi mesi e la vittoria di Rieti è stata fantastica. La dedico però alla mia compagna di staffetta Federica Zeviani, che si è fatta tutto il viaggio per disputare solo quella gara che poi non siamo riuscite a concludere per un errore tra me e un'altra mia compagna. Peccato, perché in tante staffette i cambia erano quasi perfetti, abbiamo sbagliato proprio nei campionati italiani dove di sicuro avremmo potuto giocarci la vittoria».
Un doppio successo che avrebbe riempito ancor più di gioia la giovane bentegodina e papà Luciano, orgoglioso dei successi della sua erede. «Se mi pesa il nome di mio papà? Niente affatto, anzi mi fa piacere e mi gratifica. Però i complimenti e le somiglianze devono essere solo dal punto di vista sportivo scherza la Zerbini perché lui è troppo grosso e non credo proprio di essere come lui». Il sorriso spensierato accompagna le parole di una diciassettenne tutta scuola, studi di pianoforte al conservatorio e allenamenti sulla pista del Consolini, in attesa di nuovi importanti traguardi. «Adesso mi riposo un po', poi riprenderò ad allenarmi in vista della prossima stagione, in cui passerò juniores e cambierà anche l'altezza degli ostacoli. Però li ho già provati e ho visto che riesco a superarli abbastanza bene, però questo non scriverlo altrimenti sai che figure se cado?». Risata finale. Risata di una nuova campionessa italiana.