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Settembre

24.09.2011

Sempre più difficile prendere il treno

La posta della Olga

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«Si fanno tanti discorsi sull'alta velocità» scrive la Olga «non tenendo conto che se la gente non va più in treno, o ci va solo quando è costretta, non è perché vorrebbe viaggiare a trecento all'ora (ànsi, mi gavarìa paura).
Non va più in treno perché da quando le Ferrovie non sono più dello Stato e non si sa di chi siano, tutto è diventato più difficile a cominciare dall'acquisto del biglietto. Una volta, prima che le Ferrovie diventassero una Òlding, io e il mio Gino ci dicevamo la sera in leto: "Vuto che domàn andémo a Venèssia a darghe da magnar ai colombi?". Passavamo un'oretta intima a guardare l'orario giallo che ogni faméia teneva in casa, e, la mattina bonora, andavamo a Porta Nova, ci mettevano in fila a uno dei tanti sportèi e il mio Gino faceva i biglietti. "Venèssia, seconda classe" el ghe diséa al bilietàr che, avendo visto in faccia il mio Gino, aveva comunque già scartato la prima».
«Poi si andava a Venèssia e si tornava indrìo. Magari il treno ritardava di un quarto d'ora ma quello che contava era che arrivasse, e arrivava sempre. Adesso a Porta Nova funzionano al massimo due o tre sportèi parché i bilieti si fanno onlàin come se tutti avesser l'onlàin. Non si può più distinguere tra rapido, direttissimo, diretto e accelerato perché continuano a cambiare nomi ai treni.
Adesso ci sono le "frecce" (quella rossa che ciàpano gli onorevoli a nostre spese per andare a Roma a scaldàr el banco, e quella bianca la va lùrdes); ci sono gli Intersity (si fermano a ogni stansionsìna per lasciare passare le "frecce"), i locali che sono la prima causa della produssión nassionale de sirache) e i treni stranieri che non possiamo prendere perché non conosciamo le lingue che si parlano insìma».
«Va ben - si dirà - ma, a parte la confusión dei nomi, i treni partono e arrivano. Per partire, partono ma in quanto ad arrivare non sempre succede. Purtroppo gli unici che arrivano regolarmente sono quelli degli onorevoli.
Il ragionier Dolimàn è rimasto fermo due ore nei campi di polenta prima di Torino perché alla Freccia bianca si era rotto el frèn e al ritorno è stato costretto godersi per un'ora il panorama di Treviglio senza che nessun viaggiatore lo avesse chiesto.
E allora mi digo che non è importante che i treni facciano i trecento all'ora ma che arrivino sempre e possibilmente in orario, e che non sia un problema anche comprare i biglietti».