06.09.2010
GLI ITALIANI. Platea in lacrime per «20 sigarette», racconto della strage in Iraq da parte del regista che vi restò ferito. La storia di Amadei, solo scampato Nostalgia di vecchia tv in «1960»
Sembra tutto tranquillo, ma è l’ultima sigaretta prima della strage di Nassiriya, nel film-verità 20 sigarette
La sezione Controcampo ospita 20 sigarette, film davvero singolare: l'autore, Aureliano Amadei, è il protagonista reale della tragica storia. Tutti ricordiamo l'attentato di Nassirya, la città in Iraq in cui il 12 novembre 2003 esplose un camioncino di kamikaze lanciato contro la base dei carabinieri, uccidendo 19 italiani (e un numero imprecisato d'iracheni) tra cui un civile, il regista Stefano Rolla di cui Amadei era l'aiuto.
Nel racconto Aureliano (Vinicio Marchioni), aspirante cineasta antimilitarista e movimentista, si lascia convincere da Rolla (Giorgio Colangeli), contro le titubanze della madre e dell'amica del cuore (Carolina Crescentini), a girare in Iraq per documentare la missione militare. I soldati si rivelano più umani e disincantati del previsto ma, arrivato in zona di guerra, il giovane aiutoregista non riesce a finire un pacchetto di sigarette (le 20 del titolo) che piomba nell'orrore dell'attentato. E noi con lui.
Prima c'è quasi un eccesso di romanesco sordiano (che funziona: si ride) poi è l'urlo animalesco, la carne straziata (un piede va per conto suo, e davvero Aureliano Amadei ha avuto una caviglia polverizzata dalla bomba), i morti. Al rientro in patria la parata dei ruoli istituzionali, le versioni artefatte, mentre in Iraq i carabinieri dicevano bean altro. Da ultimo come si trova anche nel libro (Einaudi) che ha lo stesso titolo del film, scritto dal regista con Francesco Trento l'accorato giudizio umano e politico, fuori schema. In Sala Grande alla fine tutto il pubblico è in piedi: difficile capire se il plauso prevale sulle lacrime.
Il giurato Gabriele Salvatores nel fuori concorso di Venezia 67 presenta 1960. È uno sguardo sul mezzo secolo passato da quell'anno storico, delle Olimpiadi romane e del mioracolo economico. Il materiale documentario è stato totalmente fornito dalla Teche Rai, non inedito e, in qualche misura, ricorrente nei canali del digitale terrestre. Tiene assieme il tutto la storia di due fratelli, letta da Giuseppe Cederna, in cui Salvatores mette qualche elemento autobiografico famigliare. Si parte dall'estate del 1959, l'ultima che la voce narrante ha trascorso, nel natio paesino del sud, con il fratello maggiore, che si trasferisce a Milano. Il babbo decide di compiere un viaggio, con tutta la famiglia, per riprendersi il figliolo, passando per Napoli, Roma - prossima agli splendori dell'Olimpiade - su su, nell'aurora del boom, verso nord, dove da qualche parte attende la disillusione. Nello spettatore alla fine prevale su tutto la nostalgia di una televisione di cui si sono perse le tracce.
Enzo Pancera
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