06.09.2010
MOSTRA DEL CINEMA. Kolossal di Tsui Hark, western di Kelly Reichardt. Un capolavoro del cileno Larrain Storia di un uomo allobitorio davanti al cadavere del presidente morto nel golpe del 1973
Ancora grigio sulla Laguna, per l'unica domenica della Mostra, per fortuna nelle sale ci si diverte, e in Concorso passano tre film, che, in modo diverso, sanno emozionare, raccontando, con buon linguaggio cinematografico, storie capaci di interessare, costeggiando quel gran libro che è la Storia di noi umanità.
Di rilievo è il film Post Mortem, opera seconda del cileno Pablo Larrain, che con tratto originale e sicuro, ci riporta nella tragedia cilena dell'11 settembre 1973, per dirci di come gli uomini, chiusi nel loro personale «io» sappiano essere estranei anche alle grandi tragedie.
Protagonista del film è Mario, un bravissimo Alfredo Castro, un uomo solitario, incapace di comunicare, funzionario in un obitorio, deve trascrivere il referto medico, innamorato di una sua dirimpettaia, Nancy, la brava Antonia Zegers, ballerina in un vecchio varietà frequentato da solitari masturbatori come Mario. Succede che una sera lei, per malinconia, accetta di andare a letto con lui, e che pochi giorni dopo, l'11 settembre, Salvador Allende, presidente socialista cileno, si tolga la vita nella residenza presidenziale attaccata da aerei e mezzi corazzati, per il golpe condotto da militari e poteri forti appoggiati dagli Usa, che porterà al Potere Pinochet. E, succede, che proprio Mario sia chiamato a partecipare all'autopsia, voluta dai militari, di Allende. La cosa non lo turba, a differenza di medici e infermieri, che si emozionano davanti al corpo. Lui ha in mente Nancy, e scopre che la casa di lei è stata incendiata e che i suoi parenti sono stati uccisi perché comunisti. La cerca tra le montagne di cadaveri che deve catalogare, deve solo segnare il sesso e i colpi che hanno in corpo. Non è impressionato dal lavoro, ma ossesso da lei. La ritrova viva, nascosta nella soffitta della sua casa. La protegge, la coccola, sera dopo sera, finché scopre che nel rifugio c'è un uomo, l'uomo che lei ama. Allora scoppia la sua rabbia.
Raccontato con una lucidità chirurgica, senza nulla concedere al facile spettacolo, il film è una dura riflessione sulla solitudine dell'uomo, sulla sua indifferenza di fronte ai grandi eventi, sul come il silenzio aiuti il potere, sulla tragedia che coinvolse i cileni in quegli ultimi giorni dell'estate del 1973. Applausi meritatissimi.
Alla grande Storia si rifà romanzescamente anche Tsui Hark con il suo thriller storico Detective Dee and the Mystery of Phantom Flame, ambientato nella Cina della fine del VII secolo, in un tempo di basilari cambiamenti socio-politici, provocati dalla prima Imperatrice cinese: Wu Zhao (625705), che per avvalorare la propria posizione fece abbandonare al suo popolo il confucianesimo, fortemente patriarcale, per abbracciare il buddismo, più aperto nei confronti dei ruoli femminili.
Nel film, come nella realtà, è lei che guida tutti gli inganni, finche si ritrova, questa è fiction, nella necessità di parare i colpi di uno spietato assassino che la minaccia, per questo fa uscire dal carcere il miglior ispettore dell'impero, finito anni prima in disgrazia. Questi, la superstar Andy Lau, affronta avventure di ogni genere, anche una delicata e malinconica storia d'amore, prima di arrivare a salvare l'imperatrice, ma non l'enorme Buddha che lei aveva fatto costruire per appoggiare la sua scelta religiosa. Film dai grandi respiri, avventura pura, coinvolge per il ritmo e le invenzioni di una regia perfetta. Questo è grande cinema popolare.
Terzo, ma non per importanza, è il poetico Meek's Cutoff (la scorciatoia di Meek) di Kelly Reichardt, premiata sceneggiatrice e regista minimalista indo-americana. Il film è un western, una storia di frontiera ambientata nell'Oregon, nel 1845. La regista si concentra sul rapporto tra un microcosmo umano e la natura, rappresentata da un paesaggio ostico, e il diverso, l'indiano, con cui non si riesce a comunicare se non condividendo le emozioni. Ben girato e ben interpretato, il film ha il merito di essere semplice e chiaro nel raccontare un'umanità in cammino, in un cammino di ricerca di un domani che per essere tale deve essere condiviso.
Ugo Brusaporco
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