Un Compagnon du Beaujolais versa da bere al sindaco Alessandro Polettini a Villa Della Torre di Fumane
02/03/2010C'era una volta la splendida contea, buona da bere e da mangiare. Una terra feconda per la vite, ma anche per tante altre colture agricole: oltre a distese di vigneti, olivi e ciliegi, tra le dolci colline c'era spazio per cereali, ortaggi e frutteti, mentre in corte razzolavano gallinelle e tacchini. Questa era la Valpolicella, condita da tradizioni culinarie ricche e gustose. La contea più antica, quella riportata nei libri di storia, fu il feudo di Federico della Scala. Un regno prospero e felice, che durò dal 1313 al 1325: il conte Federico, valoroso condottiero e giurista, tracciò i confini della Valpolicella, favorì i commerci e la libertà di scambio delle merci.
Ce n'era abbastanza, insomma, per ingenerare una sorta di nostalgia a cavallo degli anni Sessanta e Settanta in quei sindaci e amministratori dei cinque Comuni (Negrar, Marano, Fumane, San Pietro in Cariano e Sant'Ambrogio) che vollero ridare qualche pennellata d'antica dignità alla vallata.
Così nel 1970 nacque la Contea del Vino, il primo tentativo unitario di promozione e valorizzazione di una terra prima considerata solo per singoli orticelli. Ufficialmente fu istituita il primo maggio, durante la festa dei vini classici a Pedemonte, dove ancora oggi una via celebra quella contea nata in ricordo del feudo di Federico della Scala.
Francesco Quintarelli, sindaco di Negrar dal 1964 al 1970, oggi memoria storica della Valpolicella, ricorda ogni particolare. Gli altri primi cittadini a quel tempo erano Alessandro Polettini a Fumane, Sante Degani a Marano, Antonio Fumaneri a Sant'Ambrogio e Guido Lonardi a San Pietro. Una sera al Ristorante 12 Apostoli di Giorgio Gioco, a Verona, si ritrovarono i presidenti dell'Unione Comuni Veronesi e della Coldiretti, i cinque sindaci valpolicellesi, il dirigente della Fiera di Verona Angelo Betti e il poeta Mario Maimeri. Tra un piatto e l'altro si partorì la Contea e poi, su spinta di Betti, arrivò pure l'idea di un Festival della Valpolicella, con spettacoli in tutti i paesi e ospiti importanti. Per metterlo in piedi arrivò un contributo di cinque milioni della Cassa di risparmio: la cifra fu simbolicamente consegnata agli amministratori della Valpolicella, durante una cena a Marano, dall'allora presidente della banca, Domenico Mirandola.
La cerimonia d'apertura del Festival si tenne all'Arena verde di Villa Rizzardi, i padiglioni della fiera di Sant'Ambrogio il 2 maggio 1970 ospitarono il concerto di Patty Pravo e dei Camaleonti, a Villa Della Torre a Fumane e in altre antiche dimore furono accolti i Compagnons du Beaujolais di Borgogna, membri di un'associazione nata in Francia nel 1948 per promuovere i vini di quella zona. Ogni momento fu immortalato dal fotografo di Negrar Imerio Damoli, come testimoniano le fotografie che pubblichiamo nelle pagine di questo inserto. Mica si poteva perdere momenti così.
Ma prima della Contea e del Festival, dopo mesi di discussioni, tra gli slanci di alcuni e le resistenze di altri, dalle solide viscere vinicole della vallata nacque lo Snodar, il sovrano nobilissimo ordine dello antico recioto. Era l'aprile 1969, tempo a Negrar di Palio. Il suggerimento arrivò un anno prima, a memoria di Quintarelli, da un giornalista del Sole 24 Ore invitato al pranzo di Pasquetta organizzato dalla sagra al ristorante Caprini di Torbe. Il modello era quello delle confrairies allora assai di moda in Francia.
Il primo gran maestro dello Snodar fu il sindaco di Fumane, l'ingegner Polettini, poi cominciò la ricerca delle investiture. Si volevano persone di rilievo, che dessero lustro alla trovata. Mentre a Verona era di scena il Vinitaly, nel 1970 toccò a Quintarelli battere lo spadone sulla spalla del ministro francese dell'Agricoltura del generale De Gaulle, in un ristorante di San Vito.
A quel tempo ne nascevano di idee e progetti, attorno a un tavolo imbandito per le feste. Merito forse dei piatti genuini e del vino buono della splendida contea.
Camilla Madinelli