Scalpellini e muratori a Fane prima della seconda guerra mondiale: la carenza di terreno coltivabile spingeva i giovani a lavori alternativi
02/03/2010Renzo il muratore è un mago con il legno, Rinaldo lo scalpellino con il marmo, Savio l'imbianchino è un artista del restauro. Sono tre fratelli nati e cresciuti a Fane, dove la Valpolicella vignaiola sorride alla Lessinia dei pascoli e l'arrivo della prima corriera negli anni Cinquanta fu un evento. Di cognome fanno Dalle Pezze; la mamma era una Guardini, altra storica stirpe della frazione negrarese. Renzo, 64 anni, e Rinaldo, 62, hanno disseminato Cristi sofferenti o Madonne gloriose in tutto il paese, tra le viuzze strette e il campetto parrocchiale. Per testimoniare la fede della comunità, nutrire la loro passione per l'arte manuale, abbellire e rendere più accogliente il paese, nato povero per la mancanza di terra da coltivare ma reso fecondo dalla fatica e dal sudore di scalpellini, tajapiere e muratori pronti a fare chilometri e chilometri per lavorare. Nel momento del boom edilizio, alla fine degli anni Settanta, a Fane c'erano una cinquantina di imprese artigiane di muratori. Niente contadini, da queste parti.
Rinaldo di pietra e marmo ti racconta porosità e segreti; a Renzo invece non vanno giù, troppo freddi. Vuoi mettere un pezzo di legno, «è vivo», dice, «l'ideale per dare forma alle facce, la mia passione». Ha frequentato le scuole medie a Roverè, ricorda ancora che tra i compagni di scuola c'era pure Giuseppe Zenti, oggi vescovo di Verona.
Il fratello Savio, 56 anni, «emigrato» a Prun al di là del vaio, per via di estro non è da meno. L'esterno della sua casa l'ha tutto affrescato, poi ci sono le meridiane: ne ha costruite e dipinte a decine, da Torbe a San Pietro in Cariano, da Fosse a Negrar. All'arte non si comanda in casa Dalle Pezze. La manualità di papà Angelo era proverbiale. «Nelle zucche intagliava a mano teschi e figure», ricorda Renzo. Memorabili anche gli sci ricavati da un tronco di robinia; Renzo e i fratelli li usavano in un prato a due passi da casa, verso Fiamene, detto la Sengia dei cani.
Era l'arte dell'arrangiarsi. Ai bambini bastava poco per divertirsi sulle strade bianche che attraversavano Fane, quattro case ma cinque botteghe. Si passava il tempo tra lo s-cianco e la rincorsa del sercolo. Rinaldo aveva 13 anni quando, dopo un anno nei campi e da apprendista falegname, iniziò a fare lo scalpellino. A Fane sono opera sua la Madonna del Cancello, quella dei Giovani e della Salette, come pure la scultura, inaugurata a gennaio, di suor Teresa Dalle Pezze, comboniana uccisa in Mozambico nel 1985, dopo 17 anni di missione. Il legno lo lascia volentieri al fratello Renzo, autore tra gli altri del Cristo vicino alla baita degli alpini. Lui coltiva pure la poesia e ne ha dedicata una al sentiero delle Rojare, che consentiva ai tajapiera di andare e venire dalle cave di Prun, aperte fino al 1956. Donne e bambini andavano loro incontro da quel sentiero, a mezzodì, per portare ai lavoratori polenta e vino. Nella poesia di Renzo Dalle Pezze c'è tutta la fatica e bellezza di quei 360 metri assai ripidi.
Chiuse le cave di Prun, dove avevano lavorato dieci ore al giorno, a molti tajapiera si presentò il problema di come sfamare la famiglia. In cento andarono in Svizzera e ci rimasero il tempo necessario per mettere da parte un gruzzoletto; alcune giovani donne li seguirono andando a lavorare nelle fabbriche e dormendo nei convitti delle suore. Ma a Fane lasciarono il cuore. Dopo dieci anni tornarono e aprirono i laboratori artigiani che ancora oggi rendono vivo e caratteristico il paese.
Camilla Madinelli