martedì, 22 maggio 2012

Volti di Bardolino

Volti di Bardolino

Al porto la catena di corazzata strappata a Pola

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Foto al monumento, 1926

23/03/2010Fu inaugurato l'ultima domenica di aprile del 1923 il monumento dei Caduti che si staglia al porto, in fondo a piazza Matteotti. Sull'Adige del giorno dopo, prima della cronaca, non manca la prosopopea tipica del periodo fascista e la descrizione di Bardolino come «vecchio focolare di italianità e di garibaldinismo, orgoglioso di contare 84 morti nell'ultima epica lotta», cioè la Prima guerra mondiale.
La giornata inizio alle 9 con le autorità che arrivarono nell'edificio delle scuole medie in via Dante Alighieri. C'erano l'Associazione nazionale combattenti, con la sezione di Bardolino al completo, le sezioni di Garda, Sandrà, Verona, Pescantina e Peschiera, l'Associazione reduci d'Africa, con le bandiere, il circolo cattolico, la società di tiro a segno e squadre fasciste con gagliardetti. Non mancavano gli alunni delle scuole del capoluogo e delle frazioni (Calmasino e Cisano), le centurie fasciste del paese e delle regioni limitrofe, un picchetto del reggimento 79 fanteria e fascisti della Milizia nazionale.
Il corteo, «passando per le vie principali del paese imbandierato e tappezzato di scritte inneggianti a gloriosi Caduti», arrivò nella chiesa parrocchiale, dove venne celebrato un servizio funebre a suffragio degli estinti. A celebrare la funzione il parroco Domenico Lucchini, sacerdote che resse la parrocchia per ben 43 anni: dal 24 aprile 1887 al 20 gennaio 1931, giorno della sua morte, a 78 anni.
«Alle 11 davanti a una folla commossa e numerosa e al suono della marcia reale venne levato il drappo tricolore che ricopriva il bellissimo monumento», riporta il giornale. Parlò dapprima il sindaco Giovanni Kessler, «fiero e felice di veder finalmente eretto in Bardolino il segno tangibile della riconoscenza e della memoria agli eroi che con il sacrificio della vita diedero esempio e sangue per la salvezza dell'Italia».
RETORICA Seguì l'intervento dell'oratore ufficiale, Vittorio Raffaldi, sindaco fascista di Verona, con la cerimonia intermezzata dagli inni patriottici cantati dagli allievi della scuola.
Non manca la descrizione dell'opera dello scultore bardolinese Albino Loro. «Il monumento sobrio nelle linee e d'una purezza di concezione meravigliosa consta di una piramide quadrangolare e di un basamento in marmo rosso di Sant'Ambrogio. Addossato alla piramide posa il gruppo in bronzo rappresentante il genio latino che con una mano sorregge il fante moribondo e con l'altra incide con la spada il motto Pro Patria».
Per la realizzazione della scultura l'autore si avvalse come modelli di Augusto Zerbini, per la figura con il pugnale, e di «Firmo» Coloni. I due posarono nello scantinato delle scuole, come ricorda l'architetto Cesco Romeo Loro, oggi novantenne, e figlio di Albino. All'epoca dell'inaugurazione Romeo Loro aveva tre anni.
«La catena e i proiettili che circondano il monumento sono cimeli di significativo valore storico», racconta Loro. «Mio padre, Albino, ottenne la catena dall'arsenale di Pola, grazie all'interessamento di alti ufficiali dello stato maggiore, amici suoi e del nostro paese, dove i giovani facevano il serizio di leva in marina. Si tratta della catena dell'àncora di una delle più potenti corazzate della flotta imperial-regia austriaca, la Tegetthof, che partecipò all'ultima azione bellica il 10 giugno 1918: uscita con la gemella Santo Stefano per forzare con imponente flottiglia di scorta lo sbarramento d'Otranto, venne intercettata da due Mas del comandante Rizzo e costretta a ritornare alla base di Pola. La Santo Stefano venne invece colata a picco».

Stefano Joppi



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