Si apre la stagione
17/06/2010Nell'anno terribile della lirica in Italia, quello di una riforma avversatissima, che molti — da più parti — temono possa affossare definitivamente l'opera, l'Arena rilancia il suo festival con una proposta unica e irripetibile: un omaggio alla tradizione più alta e al repertorio più solido, riuniti nel nome di un solo artista e nello stesso tempo un atto di fiducia sulla possibilità che ci sia un futuro per il melodramma. È significativo che proprio in un momento difficile l'anfiteatro di Verona torni a ospitare una nuova produzione, dopo un digiuno durato due anni, sacrificio per arrivare al risanamento dei conti. Ed è ancor più significativo che nel momento di questo primo segno di rilancio — irrobustito dalla già dichiarata intenzione del sovrintendente Girondini di portare addirittura a sei i titoli del festival 2011 — sia Franco Zeffirelli ad assumere il ruolo, simbolico e concretissimo insieme, di sintetizzare tutto ciò che l'Arena rappresenta nel mondo dal 10 agosto 1913, quando iniziò l'avventura dell'arte e dell'ingegno che tuttora continua.
Quello che domani va a cominciare nel segno di Turandot non è solo un omaggio senza precedenti a un artista che ha fatto la storia delle rappresentazioni operistiche in tutto il mondo nell'ultimo mezzo secolo. Né è semplicemente la scintillante vetrina di quindici anni areniani, che hanno esaltato la rabdomantica capacità del regista fiorentino di trovare il senso dello spazio monumentale dentro alla musica e alla drammaturgia dei capolavori. È anche il documento di un percorso artistico meditato e lucido, di un'evoluzione creativa che certifica l'importanza dell'ultimo Zeffirelli nel panorama della regia d'autore in generale e in quello della regia areniana in particolare.
L'incontro con l'anfiteatro è giunto solo dopo i 70 anni (1995, Carmen), ma questo non gli ha impedito di considerare che qui stava uno dei due grandi poli della sua carriera, essendo l'altro il Metropolitan di New York. Il percorso areniano lo ha portato successivamente a esprimersi nel Trovatore (2001), in Aida (2002) e in Madama Butterfly (debutto assoluto!, 2004); lo ha visto saggiare soluzioni sceniche diverse, sempre più tecnologicamente connotate, sempre più caratterizzate da segni-immagine forti, sempre più capaci di combinare la decorazione e la struttura in un vincolo indissolubile e consequenziale.
A completare l'esperienza giunge ora Turandot, non a caso strettamente legata a un suo storico spettacolo a New York. Alla fine della carriera, i due poli quasi si toccano. E gli autori indicano — in misura anche percentualmente significativa — quale sia la scenica trimurti zeffirelliana: Verdi, Puccini, Bizet. La stessa che domina da un secolo a questa parte le locandine del festival all'aperto più famoso del mondo.
Nella stagione del rilancio e della riconoscenza, un altro segnale dell'attenzione alla tradizione, ma anche della voglia di riconquistare spazi artistici lasciati talvolta nel recente passato sguarniti, viene dalla composizione dei cast vocali, primo impegno festivaliero del nuovo direttore artistico Umberto Fanni. Vi si trovano come nel recente passato vecchie conoscenze e stelle nascenti, ma quest'anno la composizione sembra in particolare equilibrata e ricca e segnala un'Arena pienamente inserita nella corrente principale della vocalità internazionale: lo garantiscono nomi come Maria Guleghina (Turandot) o Anita Rachvelishvili (Carmen, direttamente dalla Scala); come Marcelo Alvarez, tenore fra i più reputati al mondo (Manrico nel Trovatore e Don José in Carmen), come il debuttante di gran lusso Dmitri Hvorostovsky (Conte di Luna nel Trovatore), che del resto capeggia una pattuglia di esordienti areniani folta di una trentina di elementi, dato sicuramente eccezionale e anch'esso molto significativo. E in prima fila meritano di stare ugole italiane come Marco Berti, Amarilli Nizza, Piero Giuliacci, Fiorenza Cedolins…
Quanto alle bacchette, a parte il sempreverde Daniel Oren, formidabile esperienza areniana (Aida), saliranno sul podio Antonio Pirolli (Butterfly), Marco Armiliato (Trovatore), Giuliano Carella (Turandot) e Julian Kovatchev (Carmen): anagrafe, personalità e musicalità molto differenti fra loro. L'anfiteatro dirà del loro carisma, quello che sicuramente non manca a Plácido Domingo, di ritorno per due sere a luglio e una ad agosto — dopo la Carmen e la festa del 2009 — per dirigere Turandot. In attesa che maturi il più solido connubio che potrebbe segnare la svolta decisiva per l'Arena, verso il centenario di Aida.