Il sindaco Valentino Marconi sul tratto di strada distrutto dalle piogge FOTO ZAMBALDO
05/11/2010
Sant'Anna D'Alfaedo chiusa tra due frane. «Isolati a Sant'Anna d'Alfaedo stiamo meglio», è l'esordio del sindaco Valentino Marconi, il quale fintantoché si tratta di scherzare non perde occasione, ma poi quando è ora di battere i pugni o i piedi non si tira indietro. Al telefono con l'ingegnere Riccardo Castegini, responsabile della manutenzione strade della Provincia, davanti alla frana della strada provinciale 12 «dell'Aquilio» che chiude il maggior collegamento del paese con la Valpolicella e la città è perentorio: «Io devo assicurare la viabilità ai miei cittadini. Lei ingegnere faccia pure i suoi calcoli ma io per domani devo riaprire». E domani (questa sera, venerdì, per chi legge) è probabile che la Sp 12 sia sistemata.
L'ordinanza del sindaco ha disposto l'occupazione temporanea d'urgenza del sovrastante prato di proprietà privata dove le ruspe sono già al lavoro per ricavare una corsia di emergenza che permetta di ripristinare la viabilità della Sp 12 nei due sensi di marcia. Attualmente infatti è rimasta solo la corsia a monte, mentre si è abbassata di mezzo metro quella a valle.
Michele Lavarini, 74 anni, una vita da cavatore, è furioso per i chilometri di strada in più che deve fare per raggiungere il capoluogo, dove ci sono le banche, le scuole, i negozi, l'ambulatorio e la farmacia, la chiesa e il municipio: «Ci sarebbe una strada più alta realizzata a servizio della cava: perché il sindaco non fa un'ordinanza per utilizzare quella?». «È privata e per ragioni di sicurezza non si può», risponde Marconi.
Il cedimento della strada era stato annunciato già domenica mattina da un albero che era stato visto piegarsi verso la sede stradale: «Ci siamo resi conto che stava scivolando dolcemente verso la strada dal prato sovrastante», riferisce la signora Maria che abita nella casa a poche decine di metri dalla frana. Poi ha cominciato a cedere l'asfalto e lunedì pomeriggio è stato disposto il divieto di transito.
«È un bel problema per chi va a scuola a Verona, che deve allungare la strada passando da Breonio, ma anche per gli alunni delle nostre scuole medie ed elementari», fa sapere il sindaco. Per ora le scuole sono rimaste aperte e i genitori si sono sobbarcati l'onere di portarvi i figli accollandosi i chilometri in più, perché lo scuolabus non può uscire dai confini comunali per il servizio che gli compete.
Per una frana la cui soluzione è oramai alle porte, ce n'è invece un'altra che richiederà tempi più lunghi: «Non sono un tecnico, ma credo che prima di 6-7 mesi la strada provinciale 34 "della Valgatara" non potrà riaprire», ammette il primo cittadino. Lì il danno è più grave e soprattutto più esteso, con un fronte che raggiunge circa 200 metri e interessa larga parte del monte Masua. È in località Spiazzo, tra le frazioni Cerna e Cona e anche qui le difficoltà maggiori sono per raggiungere il capoluogo: se prima bastavano infatti 2,5 chilometri adesso si deve scendere sulla strada per Molina, Ca' de Per, Zivelongo, Costa di Cona e Cona, allungando il tragitto di 4-5 chilometri di stradine strette e tortuose.
I pullman, che facevano capolinea a Fosse adesso si fermano a Cerna: va bene a chi parte da qui, come i fratelli Enrico e Michele che scendono all'istituto agrario di San Floriano, ma è più difficile per chi deve partire oltre la frana, allungando per ora da Breonio.
C'è chi dà la colpa del dissesto alle cave del monte Masua, ma il sindaco assicura che il problema non è di questo genere. Il monte ha una grande abbondanza di sorgenti «ma non ho mai visto tanta acqua uscire dalla montagna», racconta l'allevatore Giampietro Spiazzi. Una cascata d'acqua scesa dalla Masua dove già una cava è stata chiusa e ripristinata, ha fatto crollare il muro della concimaia, vicino alla sua stalla.
Altri denunciano l'incuria della Provincia che taglia i rami lungo i cigli stradali e li lascia nelle cunette intasando i tombini di scarico. «Da almeno un anno abbiamo fatto presente, che vicino a Casa Gioiosa di Telepace c'è un fiotto d'acqua che finisce in strada ma la Provincia, oltre a mettere dei cartelli, non si è mai preoccupata di risolvere il problema», denunciano alcuni residenti di Cerna. COPYRIGHT