Tante stazioni veronesi sono in degrado, fatiscenti: uno spettacolo desolante come il cagnolino abbandonato su questi binari della Bassa DIENNEFOTO
28/02/2011Non era una minaccia, quella fatta l'anno scorso, al termine dell'inchiesta sulle stazioni «dimenticate» della provincia. Era una promessa. E l'abbiamo mantenuta. Siamo tornati a vedere, dopo aver denunciato lo stato di degrado e abbandono di molti edifici delle Ferrovie dello Stato, se qualcosa è migliorato.
Abbiamo scelto tra tutti i 23 scali veronesi quelli messi peggio convinti che, dopo l'invito a bonificare ambienti e strutture allo sfascio, l'azienda avesse nel frattempo provveduto. Dodici mesi fa l'analisi che uscì da otto puntate di resoconti e reportage fotografici fu desolante: muri imbrattati, scritte oscene, sottopassi usati come gabinetti, obliteratrici divelte insieme a panchine e pensiline, rifiuti ovunque, magazzini trasformati in dormitori di fortuna, parcheggi con carcasse di biciclette e bottiglie rotte, biglietterie (non più in uso) distrutte dai vandali, concentrazione di barriere architettoniche più che in ogni altro luogo pubblico. Tante cose non andavano e l'abbiamo dimostrato aiutati da fotografie che dicevano più delle parole.
La situazione che abbiamo (ri)trovato è, esclusi pochi casi, ancora la stessa. E non va bene. Non va bene soprattutto perchè furono le stesse Ferrovie dello Stato, in risposta ai nostri articoli-denuncia, a dare una serie di garanzie. Ad esempio: la maggior parte delle stazioni non è più presenzita da personale ma questo, dissero, «non significa averle abbandonate perchè verifichiamo caso per caso la possibilità di valorizzarle con l'apertura di bar, edicole o altri esercizi commerciali.
Se poi questo non è possibile, Rfi si attiva con enti locali o associazioni no profit per cedere, in comodato gratuito, i locali non più funzionali all'attività ferroviaria in cambio di piccola manutenzione. Se anche questo non è realizzabile», spiegava sempre Rfi, «attrezziamo pensiline aperte attrezzate o aree per l'attesa negli atrii: ciò permette di garantire ai passeggeri il riparo dagli agenti atmosferici e il decoro delle strutture».
Non è così. L'avevamo detto un anno fa e lo ripetiamo oggi: le stazioni non presenziate sono in balìa di vandali, incuria, degrado; anche quelle concesse a enti pubblici in realtà sono decadenti e bersaglio di atti distruttivi.
Risulta difficile capire perchè Fs non riesca a concludere operazioni di «riciclo» di tanto patrimonio immobiliare: l'80% delle stazioni venete è automatizzato, funziona cioè senza personale, è incustodito e come tale facile terra di conquista dei balordi. Se non si interviene a difendere queste strutture, a dare loro di nuovo una funzione sociale mettendole a disposizione della comunità, torneremo anche l'anno prossimo a raccontare di infrastrutture fatiscenti, a pezzi. Il guaio è che la gente in treno ci va, in stazione ci vive e, a fronte di un servizio che paga caro, ha in cambio ambienti e strutture inadeguate, tristi, decadenti.
Non è una minaccia ma una promessa: torneremo di nuovo, tra un anno, a parlare dei binari dimenticati.