martedì, 22 maggio 2012

La rinascita del Ristori

La rinascita del Ristori

Dalla Duse all'Hi-Tech. Rinascita del teatro Ristori

Zoom
Il teatro Ristori oggi, dopo quattro anni di cantiere, pronto per l’inaugurazione.

21/12/2011Da luogo quasi diroccato, con la scritta semicancellata a ricordare cosa c'era dentro quei muri scrostati, nascosti tra due vicoli, a nuovo teatro della città. L'odore di nuovo a sostituire quello della polvere e della muffa. L'emozione è palpabile mentre scorrono le immagini del filmato della rinascita del teatro Ristori. È il più bel regalo di Natale. La riapertura di un teatro è sempre un evento meraviglioso, lo è anche di più in questo caso che a rivivere è un palcoscenico molto amato dai veronesi, che sarà inaugurato il 14 gennaio.
DOPO TRENT'ANNI. Il teatro Ristori ha chiuso i battenti trent'anni fa, dopo una breve parentesi gestita da una coopetariva teatrale. Dieci anni tra progettazione e lavori, il cui risultato è stato presentato ufficialmente ieri, alla presenza del sindaco Flavio Tosi, dell'assessore alla Cultura Mimma Perbellini, della soprintendente ai Beni artistici di Verona Gianna Gaudini, dell'architetto progettista Aldo Cibic, del direttore artistico Angelo Curtolo e soprattutto del presidente della Fondazione Cariverona Paolo Biasi, l'istituzione proprietaria che ha sostenuto l'intera spesa del restauro, una cifra totale che sfiora i 20 milioni di euro, «per restituire alla città il suo teatro»: «Bisogna fare cultura non banale», ha aggiunto.
Il recupero del teatro coincide anche con il recupero di una zona storica di Verona, ha sottolineato la soprintendente Gaudini: «Qui già nel 1837 si svolgevano spettacoli equestri, all'aperto, con attorno una struttura in legno, poi divenuta in muratura e coperta, diventando così il teatro popolare della città».
IL CANTIERE. «Dieci anni fa ci avevano messo di fronte ad un posto strano, oscuro, lasciato andare nel degrado» ha spiegato Cibic. «Abbiamo optato per una interpretazione contemporanea del recupero, ad esempio ampliando il foyer, ma lasciando l'ambiente della sala raccolto e caldo, grazie anche ai materiali utilizzati, la pietra di Vicenza e il legno di rovere, e recuperando le decorazioni dei palchetti, finora coperte da vari strati di vernice».
Alberto Mazzi, dell'omonima ditta di costruzioni, ha sottolineato le difficoltà di un cantiere così complesso, «per ubicazione, in mezzo alle case e a vie strette, e con un perimetro murario fisso, che non permetteva di entrare con i consueti macchinari» neppure per le scavazioni per ricavare i nuovi piani sotterranei, «per le quali è stato necessario togliere 15mila metri cubi di terra».
Sulle assi del Ristori hanno recitato grandi attrici come Adelaide Ristori (nel 1856, quando il proprietario decise di intitolarle il teatro) e Eleonora Duse, ma anche Totò, Walter Chiari e Dario Fo, vi ha diretto Piero Mascagni e vi ha cantato Beniamino Gigli, e dopo di lui i grandi cantautori italiani, da Paolo Conte a Gino Paoli, e Chick Corea e un giovane Vasco Rossi; ha ospitato musica, cabaret, prosa, lirica, rivista, spogliarelli, marionette, cinema, fino alla chiusura nel 1983. Ma c'è una storia anche nei dieci anni del restauro, dalle polemiche per l'ipotesi iniziale di innalzamento del teatro con una torre scenica, alle tensioni con i residenti, agli aggiustamenti del progetto fino al cantiere finalmente aperto nel 2007, raccontato dal direttore lavori per l'impresa Mazzi, Roberto Sgrenzaroli.
I PROGETTI. Il direttore artistico Angelo Curtolo ha evidenziato le collaborazioni che il teatro ha avviato con altre importanti istituzioni, la Fondazione Arena, il Comune e l'Università (uno degli appuntamenti di Infinitamente sarà al Ristori), la Fondazione Atlantide: «Impianti e attrezzature modernissime rendono il Ristori adatto a moltissimi utilizzi, non solo per spettacoli di musica, danza e prosa, ma anche per produzioni, registrazioni, convegni, cinema con i grandi eventi live in diretta da tutto il mondo».
GLI SPAZI. Il teatro Ristori ha attualmente una capienza di 496 posti. La struttura di sala e palcoscenico prevede due configurazioni, a palco frontale e a palco centrale, grazie ad un sistema di cinque piattaforme mobili che consentono, secondo le esigenze, anche la creazione di una buca per l'orchestra, una disposizione a gradoni, l'abbassamento al piano della platea per realizzare un salone da ballo. La profondità del palcoscenico quindi può variare dai 13 metri della forma standard, allungandosi sulla platea o abbassandosi per dare spazio all'orchestra; la larghezza di boccascena è di 9 metri e mezzo. Inoltre vi è montata una camera acustica a pannelli di legno per i concerti, che scorre su binari per poter essere facilmente riposta nel retropalco. La zona del palcoscenico si sviluppa sotto terra, come nei teatri classici inglesi, con gli spazi di servizio e i camerini, e ha due sale prova, entrambe insonorizzate e dotate di un sistema a pannelli girevoli per l'acustica, e una sala di registrazione nel secondo piano interrato collegata con la cabina di regia, con le sale prova e con il palcoscenico.



commenti

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto e vagliato. I commenti o le parti ritenute inadatte o offensive non saranno pubblicate.