martedì, 22 maggio 2012

Speleolessinia 2011

Speleolessinia 2011

Il sogno degli esploratori in un volume

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Ricerche speleologiche in grotta

27/10/2011La Spluga della Preta non finisce di stupire a 86 anni compiuti dalla prima esplorazione, e un nuovo libro le viene dedicato a cura di Francesco Sauro, Giuseppe Troncon, Giorgio Annichini («La Spluga della Preta», La Grafica Editrice, 320 pagine con un centinaio di foto scattate da Ezio Anzanello durante l'Operazione Corno d'Aquilio e successivamente dallo stesso Sauro e da Sandro Sedran).
Un libro che è testimonianza ma che è anche aggiornamento, grazie alla tavola di grande formato di 70 per 100 centimetri del nuovo rilievo della grotta sulla base delle ultime esplorazioni, che non sarebbe mai uscito senza lo sforzo imprenditoriale di una piccola ma professionale casa editrice, del finanziamento di Regione tramite la Federazione speleologica veneta e del Parco della Lessinia, della Cassa rurale Bassa Vallagarina e con il patrocinio di Comune di Sant'Anna d'Alfaedo, Associazione Museo dei fossili della Lessinia, Centro speleologico Mario Cargnel e Società speleologica italiana.
Sarà presentato domenica 30 alle 18 all'auditorium delle scuole elementari di Negrar.
Nel 1988 partì l'Operazione Corno d'Aquilio (Oca) di cui fu animatore Giuseppe Troncon, uno degli autori del volume. Fino al 1992 la Spluga fu oggetto di un impressionante intervento di pulizia che rimane a tutt'oggi la più imponente spedizione ecologica in grotta mai realizzata al mondo. Furono portate all'esterno quasi quattro tonnellate di rifiuti abbandonati nei precedenti decenni di pionierismo speleologico.
«Il volume raccoglie tutto questo: passato, presente e molti spunti per il futuro di questa grotta mitica, l'abisso italiano che più ha solleticato i sogni di generazioni di speleologi», scrivono gli autori nella presentazione, «un sunto delle conoscenze sulla Spluga della Preta di cui si sentiva la mancanza e leggendo i contributi di questo volume, ci si rende conto che la Preta non è stata solo il campo di gioco della speleologia esplorativa internazionale, ma anche un laboratorio per la crescita delle ricerche sulla speleogenesi, sull'idrologia carsica, sulla biospeleologia, un set dove sono state sperimentate le tecniche di fotografia e filmografia ipogea».
«Qui è nata la prima grande operazione di bonifica sotterranea realizzata in Europa», continuano gli autori, «e la prima ricerca sistematica biospeleologica a grandi profondità. Già nel 1927 erano state fatte le prime prove di tracciamento idrologico e nel 1962 era stata installata una primordiale stazione di monitoraggio della temperatura».
Quindi l'operazione Corno d'Aquilio dimostrò che «si poteva esplorare correttamente, era possibile rimuovere le non gradevoli scorie di spedizioni splendide ed eroiche, ma anche impattanti», scrive nella prefazione al volume Giampietro Marchesi, che è il presidente della Società speleologica italiana.
E aggiunge: «Era anche tempo di educare a tutto questo e di vigilare con sempre maggiore attenzione sull'integrità degli ipogei e delle aree carsiche. Pulire il buio era possibile».
«Oggi», conclude dunque Marchesi, «questa indispensabile pubblicazione raccoglie finalmente memorie importanti, dati di estremo interesse e, soprattutto, rende giustizia a un'intuizione incredibile, che determinazione, ragione e fatica tradussero in una spettacolare impresa condivisa». V.Z.