La «Valle delle Sfingi» in Lessinia
27/10/2011Lessinia e carsismo: un abbinamento che viaggia insieme da almeno cinque milioni di anni. A tanto risale l'inizio dell'azione di erosione del suolo e del sottosuolo da parte dei fenomeni meteorici di gelo e disgelo, dall'acqua e dal vento e dalla forza di gravità.
Il paesaggio della Lessinia osservato dall'esterno si presenta con vistosi fenomeni carsici di superficie (epigei): doline, conche, inghiottitoi, monoliti, città di roccia come la Valle delle Sfingi. E sotto questo paesaggio esiste un altro carsismo di profondità (ipogeo), con grotte, cunicoli e caverne. Alcuni siti sono famosi come il Ponte di Veja, il Covolo di Camposilvano, la Spluga della Preta, altri, di dimensioni meno imponenti ma non meno caratteristiche, sono emblematici per capire il fenomeno, come la Grotta di Monte Capriolo, trasformata dal Comune di Roverè e dagli speleologi del Gruppo amici della montagna in un percorso didattico accessibile grazie a passerelle, scalette e illuminazione che permettono di godere completamente del sito ipogeo.
I fenomeni superficiali più conosciuti sono le doline e le città di roccia: le prime sono delle depressioni a forma di imbuto o scodella, sempre in relazione a cunicoli, cavità o grotte.
I monoliti che danno origine alla città di roccia sono invece il risultato dell'erosione, principalmente dell'acqua meteorica sullo strato superficiale di Biancone e di successiva penetrazione nelle fessure esistenti nel Rosso ammonitico.
Il sottostante strato di Oolite di San Vigilio viene a sua volta eroso fino a formare dei piloni che sorreggono grosse lastre di Rosso ammonitico, formando così i caratteristici funghi di pietra, in piedi fintantoché il gambo resiste all'azione corrosiva, protetto dal cappello.
L'esempio più conosciuto è la Valle delle Sfingi, ma si notano anche in Val Marisa di Bosco Chiesanuova, a Bocca di Selva, a Malga Busimo di Erbezzo, tra Malga Lessinia e Castelberto.
Emblema dei fenomeni ipogei della Lessinia è invece la Spluga della Preta, uno degli abissi carsici più profondi d'Italia la cui esplorazione ha segnato la storia della speleologia mondiale.
Sceso per la prima volta nel 1925 il pozzo 131, quello che dal piano di campagna raggiunge appunto i 131 metri di profondità, ci si è subito resi conto che l'esplorazione dell'abisso avrebbe riservato altre entusiasmanti sorprese.
L'avventura di ottant' anni di esplorazioni è stata raccontata nel libro di Francesco Sauro «L'abisso» e nell'omonimo film realizzato dallo stesso autore con il regista Alessandro Anderloni e la collaborazione di ben 70 speleologi, che per due anni si sono prestati a superare difficoltà tecniche per portare le telecamere fino alla Sala Nera, a 800 metri, realizzando per la prima volta al mondo un filmato professionale a tale profondità.
L'ardire, la passione e la professionalità sono stati premiati con decine di riconoscimenti nei film festival di montagna, esplorazione e avventura dove il filmato è stato in concorso.
Con i suoi 875 metri è la grotta più profonda del Veronese, dopo esserlo stata per decenni del mondo e d'Italia.
Minori per profondità raggiunta, ma non per interesse speleologico e geologico, sono tanti altri abissi che si aprono nel sottosuolo della nostra provincia: la Spurga delle cadene a Peri con ben 1200 metri di sviluppo; la grotta Perloch sulle pendici di Cima Lobbia; il Buso della volpe a Vestenanova, l'Abisso del Vajo dei Modi a Bosco Chiesanuova, la Spluga del torrente presso Avesa, solo per citare quelle che hanno lo sviluppo maggiore finora esplorato, tutte superiori ai 500 metri.