martedì, 22 maggio 2012

Giovani leoni crescono

Giovani leoni crescono

Viviani e Guardini grandi tra i grandi. «E siamo all'inizio...»

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Andrea Guardini ed Elia Viviani, patto d’acciaio davanti a L’ArenaFOTOBiCiCAILOTTO

22/10/2011Andrea Guardini ed Elia Viviani, classe 1989, e Valentina Scandolara, classe 1990, sono i "giovani leoni" del ciclismo italiano, i migliori interpreti di un cambio generazionale in atto, le grandi speranze per il futuro. Accanto a loro, classe 1985, non si può dimenticare Elisa Frisoni, l'atleta che più di ogni altra ha vinto in pista, primattrice a livello nazionale.
Guardini e Viviani hanno caratterizzato la stagione. Sono stati protagonisti da febbraio a ottobre. Andrea ha vinto 11 corse, Elia 8. Ma Viviani ha indossata anche la maglia azzurra al Mondiale professionisti su strada a Copenaghen. Al riguardo, per Guardini ci sono solo i rimpianti: visto come è andata su un percorso dove nessuno si staccava, Andrea avrebbe potuto dire la sua, almeno nel Mondiale Under 23. Viviani ha vinto anche in pista (Sei Giorni delle Rose, Europeo corsa a punti under 23, tre titoli italiani) ed è quasi in dirittura d'arrivo per cogliere il traguardo, unico italiano, dei Giochi olimpici di Londra 2012.
Guardini, in questo magico 2011, si è preso il lusso di battere anche Cavendish, poi campione del mondo e indiscusso numero 1 delle volate. Sa destreggiarsi da solo, non ha bisogno di "treni" o particolari aiuti. Sta migliorando sulla distanza. Al suo primo anno tra i big, è andato oltre ogni aspettativa. Viviani, al secondo anno (era passato prof l'1 aprile 2010), non solo si è confermato (tre vittorie l'anno scorso), ma è andato oltre, guadagnandosi l'apprezzamento di compagni di squadra e avversari.
Guardini ha vinto in Malesia, Qatar, Turchia, Slovenia, Portogallo; Viviani in India, Slovenia, Colorado, Cina. Sono "eroi dei due mondi", anzi tre (Europa, America del Nord, Asia). Cresceranno ancora perché oltre a "motore", gambe, cuore, hanno testa, determinazione, giusta ambizione, volontà, capacità di fare i sacrifici necessari per diventare, e rimanere, corridori importanti.
E Viviani è un esempio per tutto il ciclismo italiano perché testimonia come si possa primeggiare sia su strada che su pista e favorisce il rilancio dell'attività nei velodromi, per la quale a tanti discorsi raramente sono seguiti, a livello federale e nei team, fatti concreti.
Valentina Scandolara ha un anno in più. Ha vinto sin da piccola, sempre, in ogni categoria. Diventando élite, ha dovuto mordere il freno. L'ha fatto in umiltà, ha preso le sconfitte come stimolo a migliorare. E' un'istintiva, per questo a volte sbaglia, per questo si diverte di più e fa divertire. Quest'anno, ha conquistato la sua prima vittoria tra le big, in una premondiale, a Nave, e si è guadagnata una maglia azzurra al Mondiale su strada, come era riuscito l'anno scorso ad Eleonora Patuzzo, altra classe 1989, altra promessa del ciclismo in rosa (è stata iridata da junior). E quest'anno, Valentina ha anche sorpreso all'Europeo under 23 su pista, conquistando il titolo. In questo può essere la Viviani del ciclismo femminile.
Elisa Frisoni è stata per tante stagioni in vetrina. E' la ragazza più vincente di sempre della pista italiana. Da juniores, con i titoli mondiali in serie, aveva fatto sperare in un grande futuro sui velodromi. Poi ha frenato, ha persino lasciato il ciclismo, ha ripreso, ha cambiato e ricambiato allenatore. Intanto, nel mondo le altre crescevano, in Italia si rimaneva ferme. Così non sono più arrivati risultati eclatanti a livello internazionale.
Ma ogni anno, ai campionati italiani, riecco Elisa Frisoni protagonista. Agli ultimi, ha vinto anche con la febbre, aggiungendo quattro maglie tricolori al suo palmares. E' arrivata a 29 titoli tra le élite (più 10 nelle categorie inferiori). Il record di Antonella Bellutti (15) è strabattuto.



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