martedì, 22 maggio 2012

Volontariato, il grande cuore di Verona

Volontariato, il grande cuore di Verona

Il volontariato cresce nonostante la crisi

Zoom
L'Abeo, che si occupa dei bambini oncologici, è sempre in prima fila

19/09/2011Nel decennio 2001/2011 le persone che avevano svolto attività di volontariato almeno una volta l'anno sono cresciute costantemente: erano l'8,4% nel 2001 e sono arrivate, con una crescita costante, al 9% del 2009 e nel 2010 hanno raggiunto il 10 per cento pulito pulito. Il dato emerge dall'indagine annuale «Aspetti della vita quotidiana» svolta dall'Istat su un campione di 19mila famiglie (49mila persone).
Un dato interessante, come si rileva nell'analisi svolta dal direttore della Fondazione Volontariato e Partecipazione, Riccardo Guidi, è che negli ultimi anni sono sempre più i maschi a partecipare ad attività di volontariato, anche se le femmine cominciano prima: tra i 14 e i 24 anni i tassi di volontariato delle femmine sono di gran lunga superiori a quelli dei loro coetanei. Anche questo è, secondo Guidi, un segnale degli «effetti negativi sulla partecipazione ad attività di volontariato dell'assenza di adeguate politiche di sostegno alla famiglia e alla genitorialità in Italia».
Quanto all'età, i maggiori livelli di volontariato della popolazione italiana si osservano nelle fasce di età attiva (14-64), mentre crollano dopo i 64 anni, soprattutto per le donne. In termini di prospettiva, in vista del futuro Anno Europeo dell'invecchiamento attivo, materiale su cui rifelttere.
Soprattutto a fronte della crisi occupazionale che l'Italia sta vivendo, è interessante prendere in considerazione l'evoluzione dei livelli di volontariato rispetto alla condizione occupazionale degli italiani. A questo proposito si fa notare che i maggiori livelli di partecipazione ad attività di volontariato si osservano per gli occupati con status occupazionali più alti (dirigenti, imprenditori, liberi professionisti) ed i minori livelli per coloro che hanno status occupazionali più marginali (casalinghe, persone in cerca di occupazione e operai).
FENOMENO MUNICIPALE. Il Nord si conferma la macro-area territoriale con tassi di volontariato maggiori, seguita dal Centro, mentre le Isole ed il Sud si confermano con i livelli minori, sebbene in tutte le aree in crescita rispetto al 2009. Nel 2010 i differenziali territoriali comunque si approfondiscono. Dall'incrocio tra livelli di partecipazione ad attività di volontariato e ampiezza del Comune di residenza esce confermata la tendenza, già osservata nel 2009, sulla maggiore propensione all'attività di volontariato per coloro che vivono nei piccoli e piccolissimi, collocati fuori delle aree metropolitane. Il volontariato sembra dunque un fenomeno più tipico della piccola Italia municipale che della grande Italia metropolitana.
SOSTEGNO FINANZIARIO. Nel 2010, infine, è cresciuta la quota di italiani che ha sostenuto finanziariamente un'associazione, attestandosi intorno al 17,8% e tornando, quindi, al livello precedente al crollo del 2008. Si tratta di un fenomeno meno segmentato, ma se il differenziale tra maschi e femmine è minore, le differenze a livello regionale sono notevoli (oltre il 20% in Trentino Alto Adige, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia, Valle d'Aosta e Sardegna), mentre si attenuano le differenze di età con una maggiore tenuta degli over 64.
IL COMMENTO. Dai segnali che emergono dalla serie storica, sembra esserci - dice Guidi - «un lento ma significativo rinvigorimento dei livelli della partecipazione alle attività di volontariato in Italia. Da questo punto di vista, chi si aspettava che la crisi avrebbe incentivato un ritiro nel privato sembra essere stato smentito». E contemporaneamente l'esiguità della partecipazione sociale più politicamente orientata (advocacy e partecipazione sindacale attiva) costringe a chiedersi «se questa circostanza non possa essere interpretata come un nuovo sostegno alla tesi della caduta di "politicità" della partecipazione sociale in Italia». Quanto alla partecipazione, «sembra esistere in Italia un serio problema distributivo nelle opportunità della partecipazione: chi è "socialmente centrale" partecipa di più di chi è "socialmente marginale". Si cela in questa tendenza un particolare aspetto di "avvitamento" della società italiana: considerando che dalla partecipazione sociale transita una parte non banale di acquisizione di competenze, capitale sociale e possibilità di rivendicazione, una siffatta distribuzione delle opportunità di partecipazione potrà rafforzare i forti e indebolire i deboli».



Più informazioni:

commenti

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto e vagliato. I commenti o le parti ritenute inadatte o offensive non saranno pubblicate.