George Clooney, regista di The Idea of March
01/09/2011
Ugo Brusaporco
VENEZIA
Se c'è un ritratto veritiero possibile dell'Italia di oggi è quello che emerge dal programma di questa Mostra del Cinema di Venezia che si apre oggi, anzi che si è preaperta un giorno prima, dando subito l'idea di una precarietà e imprevedibilità che ha già fatto stupire la stampa internazionale. Marco Müller, l'esperto direttore della manifestazione, che ci aveva ormai abituato alla presenza di un «film sorpresa» infilato nel programma, questa volta stupisce con un giorno intero, e stupisce davvero, perché tutti i Festival cinematografici tendono a stringere e ottimizzare il loro denso programma, Venezia no.
Qualcuno parla di ingerenze politiche che hanno «spinto» qualche film, ma il problema è la bulimia cinematografica di un direttore che ama il cinema, tutto, e fatica a scegliere. Ecco perché questo sarà il Festival di Clooney, Madonna, Al Pacino, Monica Bellucci, e compagnia divistica varia, ma nello stesso tempo sarà il Festival di Pippo del Buono che racconta i sui 22 anni con nel corpo l'Aids e il Festival che celebrerà Augusto Tretti (classe 1924), il leggendario regista veronese cui è stata negata politicamente la possibilità di fare cinema. Che Fellini e Antonioni lo ritenessero il genio indispensabile al cinema italiano e che la dura censura politica lo abbia zittito e storia ormai nota, e che la Mostra, che lo vide protagonista nel 1972, lo ricordi, è il dare il giusto senso a un'arte, quella cinematografica, che in generale ha perso proprio la direzione Arte.
Un'arte che in concorso avrà come punta di diamante Aleksander Sokurov con il suo Faust, quarta parte di una indagine sull'uomo e i suoi desideri di potere, iniziata pensando a Hitler e proseguita con Lenin e Hirohito. Con Faust il passaggio è dalle figure reali alla letteratura, e l'attesa per il film è grande. Si aspettano, annunciati, gli scandali erotici per Un éte brulante di Philippe Garrel con una Monica Bellucci hot, e per Shame di Steve McQueen. Mentre non suscita più scandalo l'assenza di Roman Polanski che non verrà a presentare il suo Carnage per paura di essere estradato in Usa dove pende sul suo capo una condanna per stupro.
Scandalo è forse lasciare fuori concorso Ermanno Olmi, che con Il villaggio di cartona porta a Venezia Alessandro Haber a poche settimane dalla sua "cacciata" dall'Otello di Verona per aver tentato di baciare focosamente Lucia Lavia- Desdemona. Ma, forse, lo scandalo maggiore non è fra questi e neppure è la proiezione il giorno prima dell'ultima «fatica» di Ezio Greggio, ma i milioni di euro già spesi per il nuovo Palazzo del Cinema che quasi sicuramente non sarà realizzato, almeno come era previsto.
Per un Festival che non riesce a crescere strutturalmente, che non ha mercato del cinema, che deve fare i conti con il Festival di Toronto che convoglia oltreoceano parte della stampa internazionale, un Festival che si imbottisce di film italiani che nella maggior parte non hanno futuro in sala, ebbene per questa Mostra numero 68 serve solo l'augurio che non piova troppo sul tetto del Casino: non l'hanno ancora sistemato e qualcuno potrebbe finire a mollo, e che non piova troppo sui vari Pala... perché altrimenti l'audio scompare. Per essere un festival internazionale... auguri Venezia.