lunedì, 21 maggio 2012

Volti di Roncà

Volti di Roncà

Cari di famiglia, vi scrivo queste poche

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Foto d'epoca di soldati

23/02/2010La foto che pubblichiamo esce da un cassetto di Roncà; risale ai primi anni della seconda guerra mondiale e raffigura 200 fanti italiani e un alpino, forse un istruttore con le reclute alla fine del corso addestramento. Sarà arrivata in una busta con una lettera: Cari di famiglia, vi scrivo queste poche parole per dirvi che… Questo è il titolo, preso a prestito proprio da una lettera dal campo di prigionia, di una rappresentazione teatrale. Andrà in scena il 20 marzo prossimo al teatrio di Roncà, a cura dell'associazione culturale Liberamente. I teatranti si sono ispirati a lettere ingiallite, documenti, quaderni di scuola, vecchie pagelle e foto. Un enorme lavoro di ricerca, arricchito dalle testimonianze orali di chi oltre sessant'anni fa era solo un bambino. Gianluigi Bertolazzi, Sara Colacicco, Norma Dal Cero, Erika Fattori, Martina Righetto, Cristina Cavazza, Martina Colli, Paola Danese, Alberto Novarin e Stefano Soprana sono gli attori che, sotto la direzione di Isabella Caserta, del Teatro scientifico-Teatro laboratorio di Verona, daranno voce e volto a queste storie roncadesi.
È un salto indietro nel tempo, un tempo lontano ma tutto sommato vicino, quello dei secchi di rame e delle marmore, del ferro da stiro da riempire di braci, della «monega» per scaldare il letto, del panaro dove stendere la polenta, del catino e del vaso da notte. La quotidiana povertà la raccontano le testimonianze filmate degli anziani, ma anche gli oggetti che Elio Viali e Maria Assunta Panarotto hanno raccolto in anni di lavoro, fino a ricavarne una mostra collaterale alla rappresentazione. Ci saranno uniformi, medaglie, scarpe, gavette, bandiere: tutto materiale dalla grande raccolta di Mario Piazza che con la moglie Emanuela Framarin per l'occasione fa uscire i reperti dagli armadi di casa.
Duecento fanti più un alpino: militi ignoti anche se è praticamente certo che tra loro qualche roncadese ci sia stato. Magari proprio quell'alpino, forse un istruttore, chissà: di certo, tranne eccezioni da contare sulle dita di una mano, la stragrande maggioranza dei ragazzi che partirono per la guerra da Roncà furono inquadrati tra le penne nere. A tutti loro, idealmente, corre il pensiero guardando questa foto in cui rivedere un fratello, un padre, un nonno, un amico. Quante storie nascoste dietro questo scatto fotografico, in tanti casi dimenticate, sepolte con chi ne è stato protagonista, smembrate sui banchi dei mercatini, bruciate sgombrando una soffitta, distrutte liberandosi di mobili vecchi e tarlati. Da un cassetto ha preso vita Cari di famiglia, da ciò che Marianna Tessari ha gelosamente conservato su suo nonno Antonio: quelle lettere, sbucate fuori e rilette dopo 65 anni, sono state ancora capaci di far scendere una lacrima. E quella lacrima è stata la spinta per Paola Danese per cominciare a cercare, chiedere, bussare alle porte delle case più vecchie e, dopo un anno di ricerche, di incursioni in punta di piedi nelle vite altrui, strappare quel sì a fare storia con la storia dei roncadesi di ieri.
«Volontà di recuperare ricordi e momenti di vita quotidiana dagli anni Trenta alla seconda guerra mondiale», questa la chiave di lettura di Cari di famiglia secondo Isabella Caserta, la regista che ha fuso l'esperienza teatrale con l'attività culturale dell'associazione. È grazie a lei se i 19 volontari dell'associazione, accompagnati in un percorso formativo di avvicinamento al teatro, hanno imparato le regole sceniche del comunicare. Quante notizie, quante preoccupazioni, dispiaceri, batticuori raccontano le lettere raccolte: la forma, spesso infarcita di inesattezze grammaticali od ortografiche, diventa quasi la poesia di questi racconti di vita. Una busta, un francobollo, un timbro: niente di speciale, ma commuove pensare che provengono dall'amato al fronte. Quante lacrime sono scese su quei fogli sgualciti su cui il tempo passato ha cominciato a cancellare storie: si pensa alla lontananza, alla fame, alle sofferenze, alla morte e alla vita.
Cari di famiglia racconta una storia fatta di tante storie, compresa quella del paese, di quando per sapere come stavano quelli al di là del Motto Gardellino si gridava sotto la valle della Chiesa, prima che un architetto estroso decidesse di far scorrere quel torrentello sopraelevato sulla piazza e ci facesse sotto un tunnel con il campanile. E quella piazza, il selciato prima, con la Camminata (cioè le Casette) che ospitavano l'ambulatorio del dottor Ippolito medico condotto in una parte e nell'altra la stanzetta del cappellano. C'erano ancora le casette dei «Ciceri», ma anche la tomba romana che fu al centro di una vera e propria guerra di carte bollate. C'era l'insegna del pizzicagnolo, i campi di tabacco Kentucky ed i «cavalieri», e c'erano le notti passate al fresco delle scuole di Brenton, dove spesso ci si rifugiava per sfuggire la calura del capoluogo.
Quanti ricordi, quanta storia chiusa dentro i cassetti, protetta più di quella custodita in municipio, lo stesso che un rogo distrusse in tempo di guerra riducendo a cenere altri pezzi di storia. Eppoi la guerra finalmente finì, portandosi dietro una sfilza interminabile di nomi da ricordare, quelli dei defunti, e una lotteria «Pro Caduti»: estrazione il giorno dell'Assunta del 1947, prezzo del biglietto 20 lire. Secondo premio un orologio d'argento: primo premio, un paio di scarpe da uomo.

Paola Dalli Cani

RINGRAZIAMENTI per la collaborazione prestata a Paola Danese, Mario Piazza, Elio Viali, Gianfranco Tadiello, Tiziana Roncolato e Isabella Caserta. Riproduzioni delle foto storiche a cura di Vincenzo Amato



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