Ecco la facciata della stazione: vecchio ingresso chiuso al pubblico e muri imbrattati FOTOSERVIZIO PECORA
08/02/2010Buttapietra. Se la sono presa. Writers, vandali e disgraziati: la stazione di Buttapietra è loro, non c'è dubbio. L'hanno imbrattata, sporcata, rovinata, riempita di schifezze sui muri e di rifiuti a terra, l'hanno trasformata nel regno dell'inciviltà e della disobbedienza. Inni alla droga, al razzismo, al satanismo, ce l'hanno con il Papa ma anche con Napolitano, condannano a morte gli ebrei ma anche poliziotti e carabinieri, avvisano a caratteri cubitali che «Qui è Babilonia». È loro, la stazione è loro, inutile coprire le scritte e mettere le obliteratrici, perdita di tempo bonificare il sottopassaggio che porta ai binari e sistemare ciò che è stato ridotto a rottame: durerebbe molto poco.
Eppure, al di là che sia diventata terra di nessuno, quella di Buttapietra è una delle poche stazioni veronesi in cui si è pensato ai disabili: per superare l'ostacolo del sottopassaggio che porta ai binari 2 e 3 è stato realizzato un lungo «dolce» scivolo, affrontabile senza gran fatica. Chi sta in carrozzina, chi ha difficoltà a fare gli scalini, chi semplicemente ha un passeggino da spingere, a Buttapietra - il Bronx delle ferrovie - non è obbligato a chiedere aiuto, a farsi portare a braccia o, peggio, a rinunciare al viaggio. Pare una contraddizione con l'ambiente degradato che c'è attorno ma è semplicemente la prova che, quando qualche anno fa la stazione fu ristrutturata, si fece attenzione anche al problema delle barriere architettoniche. Si spesero tanti soldi e ora bisognerebbe investirne ancora per una profonda bonifica. Muri puliti e funzionalità delle macchinette durerebbero poco: il problema è quello della mancanza di controlli, la stazione è impresenziata, non c'è personale Fs che vigili e gli spazi che un tempo servivano all'attesa dei viaggiatori, proprio per evitare ulteriori disastri, sono stati chiusi con barre di ferro: murati i bagni, murata la sala d'aspetto, non c'è uno spazio al chiuso dove aspettare il treno. Si sta all'aperto, sulla panchina della pensilina, tra geroglifici incomprensibili e improperi chiarissimi.
Da «erba libera» al satanico «evviva 666» è tutto un inno all'illegalità e ai pensieri sbagliati. Una volta, in stazione, ci si andava solo per prendere il treno.