lunedì, 21 maggio 2012

Binari dimenticati

Binari dimenticati

Ecco le cose che non vanno

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SAN BONIFACIO. Sottopassaggi inagibili per i disabili. FOTO AMATO

01/02/2010Viaggio ad alta velocità tra i mali delle ferrovie veronesi. È quello che abbiamo fatto «testando» una ad una le 23 stazioni della provincia: siamo andati a vedere se quello dei treni è ancora un pubblico servizio «caro» agli utenti o se invece è diventato un disservizio che di «caro» ha solo il prezzo.
Le tratte che interessano Verona sono strategiche: alle principali da est ad ovest (Venezia-Milano) e da nord a sud (Brennero-Bologna), vanno aggiunte quelle secondarie per Mantova, Monselice e Rovigo. In tutto 220 chilometri di binari con fermate frequentate ogni giorno da 20 mila viaggiatori. Non pochi.

I COSTI. Il giro di soldi non è indifferente ma il denaro non viene impegnato, o forse non basta, per risolvere i guai: negli ultimi 5 anni - è la denuncia nel libro «Fuori orario» dell'inviato del Sole 24 Ore Claudio Gatti - lo Stato ha finanziato le Fs a una media di circa 6 miliardi all'anno. Significa che, senza saperlo, 22 milioni di famiglie hanno sulla testa, ogni 12 mesi, una sorta di «canone Fs» di 273 euro. Alla spesa però non corrisponde la qualità del servizio. I veronesi che scelgono di spostarsi in treno, ad esempio, si sono evidentemente rassegnati alla realtà e non si indignano più: vedono situazioni paradossali, al limite dell'accettazione, e ci convivono senza reclamare. Pagano e tacciono. Ma tacere - se è vero che all'ufficio reclami delle Fs non arrivano segnalazioni dal territorio - non significa che non ci siano problemi. Significa solo che la gente è disillusa e ritiene inutile denunciare i mali delle ferrovie: nelle stazioni veronesi si ripetono uguali, l'elenco delle cose che non vanno è sempre lo stesso, una sorta di copione declinabile indifferentemente in quasi tutti i punti della rete.

I PROBLEMI. Dalla sporcizia alla mancanza di manutenzione delle strutture, dalla totale inottemperenza della legge sull'abbattimento delle barriere architettoniche alla scelta di chiudere al pubblico la quasi totalità degli immobili, dai servizi-base non più garantiti al conseguente senso di abbandono che coglie il viaggiatore che sale e scende in snodi lasciati al degrado, dalla piaga del vandalismo a quella dell'occupazione abusiva delle palazzine non presenziate.
Sono le pecche più evidenti che abbiamo riscontrato girando, una ad una, le stazioni veronesi, verificando di persona cosa «trovano» i pendolari che vanno a scuola o al lavoro e che lottano ogni giorno più con i disservizi che con i servizi delle Fs. Il quadro che ne emerso, supportato da documentazione fotografica e dove è stato possibile da interviste agli utilizzatori finali di «mamma Ferrovia», non è entusiasmante. A parte grandi investimenti che le ferrovie hanno fatto per il raddoppio della Verona-Bologna portando ad alti livelli le strutture che si trovano sulla tratta, per il resto lo stato di salute degli scali provinciali non è granchè. Attraverso un reportage che si svilupperà in otto puntate, l'ultima delle quali lasciata proprio ad Fs perchè spieghi programmi e progetti per l'area veronese, metteremo in evidenza i mali che la politica dell'automazione ha inevitabilmente portato.

GLI ACCORDI. Emerge sfiducia. Chiacchierando con la gente lungo le pensiline vien fuori un quadro negativo: Fs ha perso l'affezione dei suoi clienti per le scelte fatte negli anni e per i costi rimasti alti a fronte di scarsa qualità dei servizi. Va però dato atto che parte della responsabilità del degrado in cui si trova il patrimonio immobiliare ferroviario è anche degli enti (per lo più Comuni) cui l'azienda ha «ceduto» la gestione. Nel veronese è esemplare, tra tutti, il caso di Villafranca: la stazione chiusa al pubblico è diventata una discarica a cielo aperto, una sorta di casa per gli sbandati che hanno occupato il deposito merci e l'hanno ridotto in condizioni che disumane è dire poco. Lo stesso a Buttapietra, i danni fatti dai vandali sono sotto agli occhi di tutti così come nelle piccole stazioni della Bassa. In generale viene da chiedersi, trattandosi di aree importanti per estensione, strategiche per posizione, perchè le stazioni, nell'80% dei casi senza più dipendenti, non possano avere un utilizzo diverso dall'abbandono in cui sono lasciate. La risposta dell'azienda è che «gli accordi sono in corso» ma nel veronese, per ora, quelli siglati riguardano solo otto strutture. Per tutte le altre non più presenziate e in funzione solo come «fermate» dei treni, si assiste al decadimento e alla lenta distruzione degli edifici.



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