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29.03.2018

Parroco crocifisso
E la Via Crucis
fa il «pienone»

Gli arcolesi, come i romani e i giudei di 2000 anni fa, hanno messo a morte il proprio parroco, don Diego Castagna, crocifiggendolo alla vigilia della domenica delle Palme. Non sul «Luogo del Cranio», il Golgota, ma sull'argine dell'Alpone. È stata una Via Crucis intensa e spettacolare al contempo, quella messa in scena per le vie del centro abitato con la regia di Maffeo d'Arcole: una performance artistica tra le più riuscite, seguita da circa 300 persone.

 

La sacra rappresentazione della Passione di Cristo è stata attualizzata. Tanti gli spunti di riflessione che il regista e ideatore, attraverso la voce narrante, quella di Andrea Vestena, ha lasciato. A cominciare dal fatto che Gesù è sbarcato ad Arcole, in via Rosario, da un barcone assieme ai profughi, nella corte dove sono ospitati proprio alcuni migranti fuggiti da guerre e miseria. Mentre gli stranieri sono stati accolti da un gruppo di bambini innocenti, però, Cristo è stato accolto da due soldati romani, che gli hanno messo subito sulle spalle la croce. Il parroco di Arcole, don Diego Castagna, che ben si presta a impersonare Gesù per il suo aspetto, ha trascinato la grande croce di legno, fino ad incontrare davanti alla chiesa in una gabbia le «donne senza volto». Una prigione con all'interno le donne violentate, sfregiate e picchiate da coloro che dichiarano di amarle. Donne «che non hanno più lacrime da versare», ha rimarcato la voce narrante. Sono state liberate a passo di danza, una ad una, da Laura Poggiato, ballerina arcolese. Gesù–don Diego, è entrato con loro nella gabbia e ha confortato a una a una le donne senza volto. Poi si è caricato anche il loro dolore sulla croce, che ha trascinato, con sempre più fatica, fino all'oratorio di San Giovanni Nepomuceno. Qui ad attenderlo, su un carro agricolo, un gruppo di operai con le loro tute da lavoro. Lavoratori rimasti senza occupazione. Lavoratori feriti o morti nello svolgimento del proprio dovere. Aziende che non ce la fanno più ad andare avanti. Ditte rimaste senza commissioni, costrette a licenziare. Gli operai sono scesi dal carro: per ultimo è sceso anche Cristo, che ha fatto l'ultimo tratto di strada, quello che lo separava dal ponte sull'Alpone, caricando su se stesso e sulla croce che ha portato, anche i mali del mondo dell'occupazione di oggi. Infine la spettacolare scena della crocifissione, con tecniche ingegnose, messe a punto da Maffeo e dal padre del parroco. A don Castagna è stato avvicinato vino mescolato a fiele, che però ha rifiutato. A questo punto è stato spogliato della veste e della tunica, che i soldati si sono giocata a sorte.

 

Poi la crocifissione del prete, con il rumore dei chiodi conficcati nella carne, mentre don Castagna, seminudo, veniva issato davvero sulla croce a un'altezza di quasi quattro metri. Qui, dopo il grido «Eloì, Eloì, Lemà Sabactàni?» («Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»), l'arciprete nelle veci di Cristo è spirato sulla croce, mentre in silenzio i 300 astanti rilevavano che c'era una temperatura molto poco primaverile, piuttosto fredda e si domandavano come facesse don Diego a resistere a quella temperatura, senza niente addosso. Una scena toccante e riuscitissima quella della crocifissione, che ha concluso dopo circa 50 minuti, la via Crucis di Maffeo d'Arcole. «Erano diversi anni che avevo in mente questa rappresentazione artistica ed attualizzata della passione di Cristo», ha spiegato a fine allestimento il regista, osannato dai presenti. «Nemo profeta in patria», ma stavolta gli arcolesi hanno apprezzato il lavoro dell'artista di casa. Anche don Diego è stato a lungo applaudito per la sua personificazione e interpretazione di Cristo, davvero realistica. «Cercavo da tempo un volto e un fisico che si potessero identificare con quello di Cristo e l'ho trovato in don Diego, che ringrazio per essersi prestato a fare da protagonista all'evento unico», ha sottolineato Maffeo Burati.

 

Tante le persone che sono state coinvolte e hanno contribuito alla Via Crucis: dai campanari che sono diventati gli operai e i crocifissori, al gruppo Amici di don Sbalchiero, alcuni bambini, gli immigrati che sono accolti nel Cas di Arcole, la parrocchia di San Giorgio e una folta presenza di pubblico, serio ed attento, che ha fatto da giusta cornice all'allestimento. Peraltro, appena le foto e le immagini sono state postate sui social ed hanno iniziato a circolare in rete, tanti che non hanno potuto assistere alla rievocazione della passione, hanno chiesto a Maffeo di riproporre la Via Crucis. Ma, come tutte le performance artistiche del vulcanico Maffeo Burati, anche questa Via Crucis segnerà il passo al prossimo evento–denuncia che, ne siamo certi, l'artista arcolese ha già iniziato a studiare.

Zeno Martini
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