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21 luglio 2018

Veneto

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07.12.2016

Veneto «minoranza
nazionale». Ipotesi
dialetto a scuola

Il Veneto è «minoranza nazionale»
Il Veneto è «minoranza nazionale»

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato  la legge che definisce il popolo veneto una «minoranza nazionale» e che, rifacendosi al modello sudtirolese, consentirebbe di poter richiedere il rilascio di un «patentino di bilinguismo», aprendo la strada all’insegnamento dell’attuale dialetto anche a scuola.

Il progetto di legge 116, che applica ai veneti la Convenzione Quadro Europea ratificata dall’Italia nel 1997, è stata approvata con 27 voti favorevoli (Lega, Lista Zaia, e tre consiglieri della lista di Flavio Tosi), mentre sono stati 16 i contrari (Pd, Cinque Stelle, Lista Moretti, e un tosiano, il veronese Casali) e 5 gli astenuti (Fi e Fratelli d’Italia).

Stefano Casali, ha votato contro perchè - ha spiegato - «i veneti non sono una minoranza nazionale».  Favorevoli invece i voti arrivati al provvedimento dai tosiani Giovanna Negro, Maurizio Conte e Andrea Bassi. «Riconoscere al popolo veneto la propria identità e la propria lingua - hanno detto - è una risorsa, perchè si continua a parlare della fuga dei cervelli all’estero, mentre noi vogliamo che i nostri studenti e talenti rimangano in Italia e nel Veneto, per ricoprire i ruoli che meritano».

 

Sul provvedimento sia la Lega Nord che il governatore Zaia aveva lasciato libertà di voto ai rispettivi rappresentanti. La legge era stata proposta all’assemblea veneta dai consigli comunali di quattro municipalità, Resana, Grantorto, Segusino e Santa Lucia di Piave.

Le norme di tutela della Convenzione quadro europea saranno applicate a chi vorrà liberamente dichiararsi parte della «minoranza veneta». «Si tratta di un passo importante nella strada per dare maggior forza e pregnanza alla richiesta di autonomia del Veneto» ha detto il relatore di maggioranza del pdl, il leghista Riccardo Barbisan. «Noi miriamo a veder riconosciuti ai veneti - ha spiegato - gli stessi diritti assicurati agli altoatesini o ai trentini, ai quali sono garantiti dallo Stato italiano risorse e mezzi per tutelare le minoranze di cultura tedesca, ladina, cimbra o dei Mòcheni».

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