giovedì, 27 luglio 2017
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22.05.2014

Tosi: «Sette anni di buon
governo. Chiedo fiducia»

Flavio Tosi
Flavio Tosi

«Grillo e il suo Movimento 5 Stelle raccoglieranno il dissenso, che ha le sue buone ragioni, verso la politica, ma la Lega Nord, si sente nell'aria, è in netta ripresa: noi, infatti, siamo gli unici ad aver sempre messo l'Europa, e non le questioni nazionali, al centro della campagna elettorale». A pochi giorni dal voto Flavio Tosi, sindaco e candidato della Lega (ma in caso di elezione ribadisce che resterà a Palazzo Barbieri), chiama a raccolta i suoi sostenitori.
In una campagna sempre più polarizzata nello scontro fra Renzi e Grillo, qual è un buon motivo per votare Tosi?
«Sono sindaco da sette anni, spero e credo di averlo fatto al meglio, con buoni risultati rispetto alla situazione che abbiamo trovato, in termini di sicurezza, turismo, infrastrutture e cultura. Ho quindi dimostrato di aver fatto bene e inoltre chiedo un voto di fiducia per la mia persona».
Beppe Grillo ha radunato migliaia di persone in piazza Bra, teme una sua affermazione?
«Il voto delle europee dovrebbe essere sull'Europa e sui rapporti con l'Europa ma, a parte la Lega, sia Grillo, sia Renzi che Berlusconi hanno affrontato questa competizione come se fossero elezioni politiche. Grillo è la spia dei mali della politica, e ce ne sono tanti. Raccoglie il dissenso e l'esasperazione di tanta gente che non ha più fiducia... Certo, se il Movimento 5 Stelle diventasse il primo partito del Paese, sarebbe un segnale preoccupante per il governo e per la stabilità, Grillo è infatti un uomo di distruzione non di proposta. Sono voti che non portano da nessuna parte, di protesta pura e semplice».
La Lega in Europa è alleata di Marine Le Pen, condivide la nuova linea del segretario Salvini?
«Quella con la Le Pen non è un'alleanza politica. In Europa il confronto è fra chi non vuole cambiare questo assetto a trazione tedesca, con i poteri finanziari ed economici che la fanno da padroni, e fra chi vuole riportare al centro la politica. Quindi, non è un'alleanza ma una condivisione delle stesse preoccupazioni, una visione comune. Oggi l'Unione europea non è un vero soggetto politico ma un insieme di Paesi che competono fra loro e la Germania, che è il più forte, predomina su tutti. E, sia chiaro, non sono anti tedesco: la Merkel fa bene, siamo noi gli stupidi... Questa Europa dà un miliardo di euro l'anno alla Turchia, in quanto Paese in pre-adesione, e l'Italia contribuisce con 180 milioni, il 18 per cento. In cambio la Turchia ci sta portando via il lavoro, scippando all'Italia l'intervento di smantellamento della Costa Concordia, un'operazione geniale...».
Euro sì o euro no? Nel simbolo della Lega c'è scritto "no euro".
«Ci sono due posizioni estreme: quelli che sono appiattiti sull'euro e che dicono che tutto è fantastico e quelli che vogliono uscirne, strada tecnicamente non percorribile perché serve il consenso unanime di tutti i Paesi dell'eurozona. L'Italia è il secondo Paese messo peggio, dopo la Grecia, nel rapporto debito-Pil, quindi molto debole nei conti pubblici e da soli fuori dall'euro cadremmo vittime della speculazione internazionale. Ma c'è una via mediana: rinegoziare i rapporti di forza nell'area dell'euro: siamo i terzi contribuenti, dopo Germania e Francia, e non possiamo continuare a subire tutto. Il "no euro" è uno slogan propagandistico non realizzabile, serve una ricontrattazione sulla direttiva Bolkestein sulle concessioni demaniali, sul fiscal compact in base al quale dal prossimo anno dovremo stanziare 50 miliardi l'anno a riduzione del debito e che avrà effetti micidiali, è da rivedere la legge 243 del 2012 sul pareggio di bilancio. La priorità per chi verrà eletto al Parlamento europeo sarà difendere gli interessi nazionali, le nostre aziende, la nostra economia e le nostre famiglie, non continuare a prendere ordini».
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Enrico Santi
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