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27.04.2015

Terremoto in Nepal, disperso
un ventiquattrenne veronese

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Il Nepal è emotivamente molto più vicino a Verona di quanto non sia la distanza chilometrica che lo separa dalla nostra città. Ci sono tanti veronesi che sono stati da quelle parti per turismo, per passione. E alcuni di loro sono tuttora là. Là dove adesso regnano disperazione e morte.
Tra quei veronesi di cui dal giorno del terremoto, giusto qualche ora prima, non si hanno più notizie c'è anche Giovanni Cipolla, 24 anni. Il giovane era partito con altri amici, prima erano in quattro, poi il gruppo si è assotigliato e sono rimasti in due a Kathmandu. Poi il secondo è partito per la Cina e Cipolla è rimasto in Nepal, esattamente dove c'è stato l'epicentro del terremoto.
I familiari del ragazzo hanno provato a mettersi in contatto con lui, ma senza risultato. Così si sono rivolti alla Farnesina, chiedendo aiuto, informando della presenza del veronese in quella parte di mondo devastato.
Dopo il diploma in un istituto tecnico, Cipolla, che è di Borgo Roma aveva trascorso anche un anno in Australia, e aveva lavorato come barista in un bar gestito da italiani. Quindi era tornato a Verona, aveva preso il brevetto da bagnino e aveva lavorato in alcune piscine locali, quindi aveva deciso di tornare in Nepal dove era già stato.
Ma da alcuni giorni, di lui nessuna notizia. Questo non significa che bisogna temere il peggio. Nella situazione di caos estremo in cui versa il Paese è del tutto compatibile che le linee telefoniche siano fuoriuso e che magari il ragazzo non riesca a mettersi in contatto con i familiari.
Ma nel mondo degli scalatori veronesi, degli appassionati della montagna e soprattutto del Nepal, questa assenza inizia a preoccupare. E così mentre tanto si parlano tra loro gli amici di Giovanni attendendo notizie, cercando nei siti qualcosa che possa essere utile a far ipotizzare la sua presenza da qualche parte, inversamente la sua famiglia vuole mantenere il più stretto riserbo in attesa di sapere qualcosa di concreto.
Proseguono intanto le verifiche dell'Unità di crisi della Farnesina sugli italiani presenti in Nepal. Le operazioni sono rese lunghe e complesse dalle difficoltà di comunicazione con il Paese devastato dal sisma e soprattutto perchè, riferiscono fonti della Farnesina, sono solo otto i connazionali che si sono registrati al sito www.dovesiamonelmondo.it prima della partenza, su un totale di oltre duecentosettanta viaggiatori rintracciati al momento. A parte una novantina di connazionali iscritti all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, per tutti gli altri italiani, spiegano le fonti, si sta procedendo caso per caso.
Le operazioni di individuazione e di assistenza a favore dei connazionali, si sottolinea alla Farnesina, sarebbero ovviamente più efficaci e più rapide se essi figurassero sul sito, come più volte pubblicizzato dal ministero degli Esteri.
Lo stesso Cipolla non aveva dato contezza alla Farnesina di dove si trovasse, come spesso accade quando si è abituati a viaggiare. Credendo che se qualcosa deve accadere, succeda ad altri. Ai turisti, non ai viaggiatori.

Alessandra Vaccari
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