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02.09.2012

«Tegolina», dal Cai di Verona fino alla vetta del monte Rosa

Punta Giordani nella Valle del Gressoney, Cresta del Soldato
Punta Giordani nella Valle del Gressoney, Cresta del Soldato

A Claudio Filippini, che per tutti gli amici era «Tegolina», alpinista della sezione Cesare Battisti del Cai di Verona, scomparso a 57 anni nel giugno 2010, lasciando tanti ricordi affettuosi e molti rimpianti, è stata dedicata in questi giorni una nuova via di arrampicata sull'inviolata parete del Pilastro Grigio che porta a Punta Giordani a 4.046 metri, nel massiccio del Monte Rosa. Autori dell'impresa sono stati il valsesiano Christian Gobbi e Paolo Dalla Valentina, che è veronese ed è stato grande amico di Filippini.  Sono entrambi guide alpine e finanzieri del Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Riva Valdobbia, ai piedi del Monte Rosa. «Sapevamo che anni fa c'era stato un altro tentativo da parte degli alpinisti del posto, ma che avevano dovuto rinunciare per le cattive condizioni meteo, una volta arrivati alla base del pilastro», racconta Dalla Valentina, la cui famiglia è originaria di Velo ed ha ancora la mamma, fratelli e sorelle che vivono a San Martino Buon Albergo, da dove è partito 25 anni per entrare nella Guardia di Finanza, dedicandosi in particolare al soccorso alpino. «Questo pilastro non era mai stato affrontato in precedenza anche perché non è facile da raggiungere e comporta già un certo sforzo alpinistico per arrivarci: noi siamo saliti lungo la "Cresta del soldato" della Punta Giordani, abbiamo anche avuto fortuna di intuire che poteva essere la strada buona una cengia lungo la parete Est, che in effetti ci ha portati all'attacco del pilastro della cresta Nord-Est», riferisce Dalla Valentina. La linea di salita è avvenuta lungo un diedro strapiombante, cioè sullo spigolo dove si incrociano due piani di roccia orientati diversamente, scelto anche per la buona qualità della roccia, caratteristica che non sempre possibile trovare sul massiccio del Rosa, soggetto a frane e sfasciumi. I due finanzieri hanno superato la parete impegnando due lunghezze di corda per un totale di 60 metri, piantando due chiodi fissi con il metodo classico del martello e lasciando all'inizio della parete un friend, attrezzo meccanico a camme mobili, impiegato come punto di ancoraggio, che non è stato più possibile staccare dalla fessura di roccia in cui si era incastrato. La parete, che è di un centinaio di metri lineari, è stata superata in tre ore, arrivando sulla sommità quand'era già mezzogiorno, passando tra difficoltà valutabili di grado 6b e 5c, mentre è di terzo grado il tratto conclusivo che dalla cima del pilastro porta alla vetta, che è a 4.046 metri, da affrontare con attrezzatura adatta al tratto misto di ghiaccio e roccia. «Abbiamo studiato un modo di salita che possa essere ripetibile da altri, anche se la nuova via si può considerare una variante difficile alla Cresta Nord-Est o come la prima salita di una parete che può offrire altre possibilità di scalate difficili su una parete molto compatta, verticale e impegnativa da raggiungere», aggiunge Dalla Valentina, che in accordo con Gobbi ha voluto chiamare Via Tegolina il nuovo percorso di arrampicata. «Con Claudio, che è stato alpinista di valore, ho avuto diverse occasioni di salire in montagna e lo ricordo come persona buona e sensibile», conclude il finanziere veronese. Gobbi è invece in partenza in questi giorni per il Nepal nella spedizione organizzata da Silvio Mondinelli, che cercherà di raggiungere il Manaslu, nelle catena montuosa dell'Himalaya, che con i suoi 8.163 metri è l'ottava vetta più alta del mondo.  Gnaro Mondinelli, anche lui finanziere e nel soccorso alpino di Alagna, arrivò sul Manaslu già nel 1993, suo primo ottomila, saliti in seguito tutti e 14 senza mai far uso di ossigeno supplementare, in puro stile alpino.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vittorio Zambaldo
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