20 gennaio 2019

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10.10.2013

«Verona è un sogno: puntiamo in alto»

Nadia Ramera in allenamento
Nadia Ramera in allenamento

Naila Ramera, ventisei anni di Berlingo (Brescia), è un nuovo acquisto dell'Agsm Verona. Centrocampista col vizio del gol, ha già dimostrato tutto il suo talento in queste prime gare di campionato. Tanto impegno, passione e anche qualche qualche difficoltà, frequente per le donne che giocano al calcio. A partire dai primi calci dati a un pallone: «Ho sempre giocato in oratorio, fin da piccolissima», racconta, «ma ho iniziato ufficialmente in una squadra ad Erbusco all'età di dodici anni. Allora era molto difficile trovare una squadra di calcio femminile, le compagini erano davvero poche. I primi anni ho giocato a calcio a 7 e a quattordici anni sono andata a giocare a calcio a 11 in serie D nel Franciacorta. A sedici anni sono stata chiamata in A2 nell'Atalanta, poi ho giocato nell'Inter e in serie A con Brescia e Monza. Infine il Verona». Perché Verona? «Verona è una squadra che è sempre stata tra le prime. Per me è un onore giocare in un club così importante, è quasi un sogno! Lo scorso anno nel Monza ho lottato per non retrocedere mentre quest'anno puntiamo ai vertici. Sono contentissima di questa scelta, siamo solo agli inizi ma devo ammettere che le premesse sono più che buone». Compagne di squadra e staff tecnico... È tutto ok? «Mi trovo molto bene sia con il preparatore che con il mister, stiamo lavorando davvero tanto e intensamente. Le ragazze hanno saputo mettermi a mio agio fin dal primo giorno in ritiro a San Zeno, quindi sono stata veramente bene fin da subito». Obiettivi personali? «Mettermi a disposizione della squadra e giocare il più possibile per avere la possibilità di crescere sia individualmente che a livello collettivo. Più si lavora assieme e più si trova la sintonia. L'anno scorso poi, in serie A, ho segnato dodici goal anche se, lo ammetto, sette volte su rigore. Quest'anno mi piacerebbe arrivare nuovamente in doppia cifra, sarebbe un bellissimo traguardo personale». Progetti per il futuro? «Mi piacerebbe iniziare una scuola di massoterapia. Attualmente lavoro come impiegata tutte le mattine nel mio comune con un progetto della Regione a tempo determinato e tutti i pomeriggi vengo a Verona ad allenarmi. Purtroppo non mi rimane dunque il tempo per poter partecipare a questo corso ma resta certamente un progetto nel cassetto». È così difficile per una ragazza di ventisei anni giocare a calcio in serie A? «Sì, purtroppo è abbastanza difficile. Non essendo uno sport professionistico è necessario lavorare per potersi mantenere. Io appena esco dall'ufficio vado in stazione e prendo il treno per venire a Verona ad allenarmi. Sono fortunata perché il mio lavoro mi impegna solo la mattina e posso così conciliare le due cose». Superimpegno... «Non ricevendo uno stipendio devo pensare a una via possibilmente parallela per portare avanti la passione per il calcio. Come giocatrici, c'è veramente il massimo impegno e sarebbe bello che ci venisse riconosciuta, un giorno, la nostra professionalità».

Ludovica Purgato
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