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17 dicembre 2018

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02.04.2013

Trionfo Korac L'ultima impresa firmata Scaligera

Andrea Mazzon con i giocatori gialloblù esulta dopo la conquista della Coppa Korac FOTO EXPRESS
Andrea Mazzon con i giocatori gialloblù esulta dopo la conquista della Coppa Korac FOTO EXPRESS

Fino a Belgrado per giocare un brutto scherzo alla Stella Rossa. Un pesce d'aprile perfettamente riuscito. Quindici anni dopo la grande impresa del «Pionir» merita ancora di essere celebrata. È il 1. aprile '98 e la Scaligera Basket conquista la Coppa Korac contro ogni pronostico. Perde in casa, vince nella bolgia slava. Scappa con il trofeo sotto braccio. Atterra a Verona a notte inoltrata e trova il popolo veronese sveglio e pronto a festeggiare. Tempi d'oro per il basket veronese. Ricordi che riaffiorano dalla memoria di chi c'era e non può certo dimenticare. Perché quella era la Golden Age della pallacanestro veronese. Orizzonti d'oro. Storie che generano miti. E il mito rivive nei racconti di chi c'era. Come Andrea Fadini, storico general manager della Verona dei canestri. Fadini, quindici anni dopo che cosa le é rimasto di quella notte? «Un ricordo bellissimo. Intenso. La grande impresa. Eravamo reduci dalla sconfitta, l'anno prima, contro il Real Madrid a Cipro in Coppa Coppe. Quindi eravamo abituati a lottare ad alti livelli. Non godevamo certo dei favori dei pronostici. Ma quella era una squadra abituata alle tensioni che portavano con se le grandi partite». La sconfitta del PalaOlimpia, forse, vi aveva aiutato... «Non c'era aspettativa. La Stella Rossa, poi, poteva fare leva sul fattore campo. E in quei tempi voleva dire molto. Sembravamo spacciati. Critici e addetti ai lavori non se la sentivano proprio di scommettere su di noi. E invece é successo. La considero una specie di Milan-Barcellona all'incontrario. E sono ancora convinto che la pressione abbia giocato un brutto scherzo proprio a loro». Il segreto di quello Mash? «Una squadra abituata a stare in alto, a lottare sempre, su tutti i palloni, non solo con le grandi del basket nazionali. Un gruppo fatto soprattuttpo di uomini veri, di giocatori che sapevano dare il massimo sotto pressione, che non si facevano mai prendere dal panico» La sirena vi manda in estasi. Ma dopo? «Siamo usciti dal campo senza festeggiare. I tifosi slavi erano increduli, non volevano credere ai loro occhi. Ricordo che un ragazzo fece invasione di campo dirigendosi verso gli arbitri quando la partita non era ancora conclusa e finita la gara dagli spalti cominciò a piovere di tutto sul campo. Scappammo. Devo dire che però durante la gara ci fu grande correttezza, anche se la posta in palio era importante. E anche l'accoglienza fu molto buona. Penso abbia influito la presenza di un nostro ex campione, Praja Dalipagic che in quel tempo era direttore tecnico del club di Belgrado». Verona, intanto, era rimasta sveglia per voi... «Arrivare all'aeroporto di Verona e vedere la gente che ci stava aspettando fu una gioia incredibile. Da parte delle più importanti personalità dello sport italiano arrivarono subito grandi attestati di stima. Non eravamo di certo una squadretta di provincia, ma un team capace di giocarsela sempre alla grande contro chiunque. Dimostrammo una volta di più di avere grande solidità. Merito del team e della società». L'uomo della differenza? «Quella sera? Beh, credo proprio Roberto Dalla Vecchia. Il nostro capitano disputó una grande, grandissima gara. Grande prova, grande squadra, ma lui fu determinante. La partita fu mandata in diretta nazionale alla televisione. Ci rendemmo conto quasi subito che quella notte avevamo scritto una pagina davvero importante della nostra storia. Contro tutto e tutti. Ma nessuno ha ma avuto paura. Quella squadra aveva imparato a lottare da tempo. E dimostrammo tutta la nostra forza nella notte più adatta per scrivere una pagina bella del nostro romanzo».

Simone Antolini
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13
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4
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Bologna - Milan
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Frosinone - Sassuolo
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Inter - Udinese
1-0
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