20 gennaio 2019

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03.06.2010

Tricella, la mano sul cuore: «L'Hellas ce l'ho sempre qui»


 Gli Eroi dello Scudetto sono stati premiati sotto la Curva dai tifosi gialloblù che hanno rispolverato tanti striscioni storici FOTOSERVIZIO EXPRESS
Gli Eroi dello Scudetto sono stati premiati sotto la Curva dai tifosi gialloblù che hanno rispolverato tanti striscioni storici FOTOSERVIZIO EXPRESS

Appoggiato ai tabelloni pubblicitari osserva la curva e si batte la mano sul cuore. Cuore di capitano: «Noi il Verona l'abbiamo sempre qui», confessa Tricella prima del fischio d'inizio. «Del resto con questa gente abbiamo realizzato un sogno. E magari abbiamo fatto tifare Verona a tanta gente che altrimenti avrebbe scelto la Juve o l'Inter...».
Il capitano sorride. Forse anche per tenere lontane le lacrime. Lui come tanti altri.
Lui come Osvaldo Bagnoli, poco loquace come ai bei tempi: «Commozione? Beh», riconosce, «aver rivisto tanti ragazzi che non vedevo da dieci o quindici anni mi ha fatto un po' di effetto».
Mancano pochi minuti al fischio d'inizio. La Sud - che ha srotolato i vessilli storici - ricandida Tricella alla Nazionale e Elkjaer alla carica di sindaco. Garella, non proprio vicino al peso forma, sembra incantato: «La nostalgia non manca. Come si fa? Ma è bellissimo vedere le ultime generazioni di tifosi, quelli che non ci potevano aver visto vincere e che magari ci riguardano in vhs. Ed è bellissimo pensare di aver fatto qualcosa di incredibile. Lo spiega anche quello striscione», fa indicando verso l'alto.
Il riferimento è a «Il trionfo più bello resterà nella storia e chi lo ha vissuto ricoperto di gloria», il premio - griffato a caratteri cubitali - per gli eroi di venticinque anni fa.
Il clima si surriscalda. Enzo Bertolini, segretario gialloblù per una vita, non si vergogna di rinnegare le origini in nome del Verona («sono mantovano ma per me c'è solo l'Hellas. Alla domenica, quando guardo la tv, cerco notizie sul Verona, non sul Mantova») mentre Damiano Tommasi, osservando gli scudettati riscuotere la riconoscenza della Sud, nega di provare invidia: «Io ho avuto la fortuna di vincere lo scudetto a Roma. Non sono geloso di questi ragazzi. Piuttosto li capisco. E capisco l'entusiasmo della gente».
Peccato che dopo qualche minuto Elkjaer sia costretto ad alzare bandiera bianca. Ma lo stiramento, confessa in panchina, era in agguato: «Sono sette anni che non gioco a calcio: lo sapevo che i miei muscoli certe cose non le sopportano più», racconta. Poi si volta verso gli ultras: «La corsa sotto la curva, prima della partita, è stata bellissima», sospira. E gli ex compagni? «Li ho trovati bene: pensa che li ho riconosciuti tutti...».
Passa qualche minuto e Galderisi si guadagna il rigore che poi sprecherà sul portiere Esequiel. E lì scoppia il caso.
È una storia da calcio vero. Il portiere lo accusa di avergli rifilato una testata dopo la parata. A metà tempo, addirittura, gli attori minacciano di abbandonare il campo se Nanu non sarà richiamato da Bagnoli.
Lui, il bomber, è inferocito.
Si mette a sedere ma fatica a soffocare la rabbia: «Prima di tirare gli ho detto in che angolo dove l'avrei calciato. Volevo far gol a tutti i costi. Volevo tornare a correre sotto la Sud. E lui invece me l'ha parata. Ha detto che era per vincere una scommessa, un bicchiere di champagne. Non ci ho più visto... Testata? Mannò, l'ho soltanto mimata. Poi gli ho comunque chiesto scusa. Lui non ha neppure voluto darmi la mano. Ma io volevo soltanto riabbracciare la curva...».
Ce la farà nel finale di secondo tempo, anche se in sospetto offside. Ma chissenefrega!
Goliardia e malinconia, compiacimento ed emozione: la serata vissuta dal campo resta vivace. «Il gol? Diciamo che poco prima ero caduto come una pera e dovevo farmi perdonare», racconta Di Gennaro alla fine del primo tempo. «La serata comunque è stupenda, davvero. Ma ci tengo a dire che ci manca Ferroni. Ci spiace che non sia venuto perché lui è e resta uno di noi. Uno del nostro gruppo, il gruppo forte, coeso che è stato uno dei segreti delle nostre vittorie. A occasioni come queste non ha mai partecipato. Un peccato. Ma deve sapere che qui tutti gli vogliamo bene».
Chi invece col gol ha dimostrato scarsa confidenza - a dispetto del passato - è Hans Peter Briegel: «Ma erano quattro anni che non giocavo. Mi sa che ho perso il tocco», ride.
E infatti, al momento del cambio, si allungherà sotto la Sud per omaggiare i butei delle sue scarpette: «È l'ultima volta che le metto, giuro».
Luciano Bruni è uno dei più in forma. Ha appena lasciato la panchina della Primavera della Juve per ereditare quella della Primavera della Samp («ma non potrei ancora dirlo», precisa). E poi: «È sempre una gioia vedere questa curva straordinaria», dichiara. «C'è sempre grande entusiasmo. La piazza merita la B, subito».
Lo pensa anche Volpati. Occhi lucidi e fiatone: «Che festa. Sembra che lo scudetto l'abbiamo vinto l'altro ieri. Ma adesso basta però: la prossima volta che ci si trova lo facciamo a tavola, con Valpolicella e Recioto. Sennò questi mi fanno giocare con le bombole d'ossigeno».
Sorride Luciano Marangon, tra i promotori della serata: «Undicimila persone... Un risultato positivo. Come organizzatore mi ritengo pienamente soddisfatto. La curva poi... da pelle d'oca. L'unica lamentela», aggiunge, «riguarda i club del centro di coordinamento. Assenti, direi... Peccato perché alla domenica vedo tutti i loro striscioni e stasera niente. E allora il nostro grazie di cuore va ai butei della curva e alla città di Verona».
Seduto in panchina, seguendo con lo sguardo i suoi vecchi ragazzi avvicinarsi al centro del campo per la premiazione, Ferdinando Chiampan ammette: «È bello vedere tanta gente ancora affezionata ai ricordi del passato. Ed è stato bello rivedere i miei giocatori: straordinari in un certo senso, visto che hanno fatto anche 40' di campo pur avendo superato la cinquantina... Bello tutto, bello lo spirito della serata». Lo chiamano per la medaglia, lui preferirebbe evitare.
Poi si alza e raggiunge il gruppo in mezzo ai coriandoli.
A due passi Ciccio Mascetti: «Una bella festa, davvero. I giocatori? Pensavo peggio», scherza alludendo agli inevitabili effetti dell'invecchiamento. «Qualcuno magari è un po' sovrappeso. Ma è meglio non fare nomi...».
Francesco Arioli

Francesco Arioli
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