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14 dicembre 2018

Sport

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02.06.2014

«Tra me e il Valpo sarà sempre amore»

Flora Bonafini, classe 1981, appende le scarpe al chiodo
Flora Bonafini, classe 1981, appende le scarpe al chiodo

Il play out contro il Como è stata l'ultima partita per Flora Bonafini, capitano, simbolo e bandiera del Fimauto. Ventuno anni in rossoblù. Una scelta di vita dovuta ad una passione che va oltre il gioco.
Più volte Flora si è spesso trovata davanti al bivio col dubbio di lasciare oppure emigrare in altri lidi ma alla fine ha sempre ascoltato il cuore, prediligendo il lato umano, indipendentemente dalla categoria, la posizione di classifica o gli interessi economici.
Ora però anche il capitano ha deciso che è giunto il momento di appendere le scarpe al chiodo. «Da piccola», ricorda, «giocavo con mio cugino e mio fratello, poi le notti magiche del mondiale in Italia e le giocate di Roby Baggio... Quella è stata la scintilla. Ho convinto mio papà Vittorio a portarmi a giocare e da quel momento è iniziata la carriera».
E già dall'inizio si capiva che sarebbe stata una leader...
«Giocavo nei pulcini con i maschi. Facevo il terzino sinistro ed ero pure il capitano».
E sempre supportata dalla famiglia.
«A parte mio papà devo ringraziare mia mamma Lucia per essermi sempre stata d'appoggio ma, soprattutto, vorrei ringraziare la nonna Mary, mia grande tifosa. Penso e spero che tutti possano essere orgogliosi di quello che ho fatto».
Dopo i pulcini è iniziata la lunga carriera nel Valpo durante la quale avrà conosciuto chissà quante persone. Se le chiedo di farmi un nome?
«Tamara Tezza. Era il vice capitano. Insieme eravamo come Totti e De Rossi nella Roma di oggi. Non posso però non nominare Giulia Semenzin, Federica Vilio ed Elena Cassani che negli anni hanno portato avanti questo splendido gruppo».
Il gol che ricorda?
«Penso alla tripletta contro il Frutta Più, noi seconde e loro prime. Perdevamo 2-0, abbiamo vinto 4-2 grazie ai miei gol. Lì le abbiamo sorpassate in classifica e vinto il campionato. Ci sono alcune compagne del Fimauto che erano nel Frutta Più ed ogni tanto mi piace stuzzicarle ricordando quella partita».
Il momento più difficile?
«Nel 2008. Eravamo in dieci e senza alcuna base solida che potesse garantirci un futuro. L'arrivo di Agresti con le ragazze da Vicenza ci ha permesso di fare insieme un lavoro che ci ha portato fino alla serie A».
Ha mai pensato di cambiare squadra?
«Anni fa avevo avuto la chance di andare al Bardolino. Ci ho pensato un po' ma alla fine ho preferito seguire il cuore».
Poi è arrivata la serie A.
«Non credevo fosse così. C'è un movimento e un interesse incredibile. C'è ancora tanta strada da fare perché si dovrebbe riuscire a passare al professionismo ma per far questo bisognerebbe accelerare i tempi. Unico neo le sei retrocessioni. Fare anche i play out mi è sembrato troppo».
Ed anche in serie A non ha perso la vena realizzativa. Il gol indimenticabile?
«Quello in casa col Perugia, perché abbiamo vinto contro una diretta concorrente per la salvezza ma soprattutto perché era un'azione provata più volte con la Chinello che finalmente ci è riuscita. Mi piace ricordare anche il gol al ritorno sempre col Perugia e anche quello realizzato alla Torres».
Purtroppo però è arrivata la retrocessione...
«Peccato. Abbiamo comunque fatto una grande stagione della quale non va buttato via niente. Dobbiamo rialzarci e guardare avanti».
Il futuro però non prevede la Bonafini in campo. È così convinta di lasciare?
«Era un anno che ci pensavo, poi è arrivata la serie A e quindi ho deciso di fare ancora un altro anno. È stata una bella esperienza e sarebbe bello continuare, ma la A comporta un grosso impegno. E io ho già un lavoro che tempo me ne porta via tanto».
Qualche rimpianto?
«Non so. Chissà dove sarei potuta arrivare se mi fossi allenata da professionista. Ma sono contenta così. Mi sento in debito con tutti perché sento di aver dato tanto per il Valpo ed aver ricevuto molto. Dopo il play out contro il Como vedere le ragazze con la maglia celebrativa per me è stata una grande emozione e la dimostrazione che qualcosa di buono l'ho pur fatto».
Flora, una parola per i tifosi penso sia d'obbligo.
«Loro sono lo sport, il lato bello e sano dello sport. Ci hanno supportato sempre, anche in trasferta. Alcuni sono anche miei amici e ultimamente, quando pensavo alla mia ultima partita piangevo ma loro mi hanno sempre dato forza. Sono la cosa più bella di questa stagione».
Flora, un ultimo pensiero?
«In questo lungo periodo», risponde con gli occhi lucidi, «spero veramente di aver trasmesso con l'esempio quello che per me è stato il Valpo. La storia d'amore non può finire oggi. Spero che chi prenderà il mio posto nello spogliatoio possa continuare su questa strada. Sarà essenziale mettere sempre in primo piano il lato umano ed il saper ascoltare. La storia può continuare».

Marco Hrabar
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