20 gennaio 2019

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12.01.2019

«Una sfida senza un domani Tezenis, è partita perfetta»

Andrea Amato, Terry Henderson e Omar Dieng in festa a Cento FOTOEXPRESS
Andrea Amato, Terry Henderson e Omar Dieng in festa a Cento FOTOEXPRESS

Il senso della sfida sta scritto negli occhi dell’avversario. Il senso della sfida è racconto di una favola che a mezzanotte perde la sua magia. Il senso della sfida sta in punta di lingua a Luca Dalmonte. Che a Bologna ha allenato, che conosce la Effe, che sa distinguere il frastuono dalla carica che trasmette il PalaDozza. Croce (per chi ha paura) e delizia (per chi sa caricarsi) di ogni palla a due alzata nel tempio di Bologna. Il bello, per Verona, è esserci. Non da sparring partner, ma da avversaria di valore. Seconda in classifica, a pari punti con Treviso e Montegranaro. Reduce, anche, da nove vittorie di fila. La decima? Sarebbe un sogno vincere proprio là. Com’era successo, due stagioni fa, poco prima che Dalmonte arrivasse a Verona. C’era coach Frates al comando. E la Scaligera di Robinson e Frazier annichilì una Effe sbadata e con poco energia. Oggi è diverso. La Fortitudo ha muscoli, taglia, talento e forza. Ne ha vinte quattordici delle prime quindici. Un solo inciampo a Piacenza contro la Bakery. Ma capita a tutti di scivolare qua e là. La verità? Gli uomini di coach Martino hanno messo tutti in riga. Battendo le vere avversarie nella corsa diretta alla serie A. A partire da Treviso. Vittime illustri anche Forlì, Montegranaro e Udine. La Tezenis, invece, si arresa in maniera generosa all’andata (81-90) al debutto di stagione. Un’epoca fa. Mille Tezenis fa. «Perchè eravamo all’inizio» ammette Dalmonte «e ci stavamo cercando». Assemblaggio che pare ben riuscito a vedere classifica e ultimi risultati. Della Fortitudo di Cinciarini, Hasbrouck, Rosselli, Pini e Leunen, invece, si sapeva già tutto: nata per vincere. E fin qui ci siamo. «Dobbiamo percorrere due binari» racconta Dalmonte nell’approcciare alla partita di domani con la Fortitudo. «Il primo è un binario mentale che prevede il senso della sfida, il nostro sentire contestualizzato all’avversario che affronteremo ed il sentirci radicati dentro al campo in cui giocheremo». La sfida deve creare piacere, condivisione e visioni di gruppo. La Fortitudo è un fortino con mura di titanio. Pure scivolose da scalare. Ma Verona, l’ultima Verona, ha dimostrato di avere risorse infinite. «La partita perfetta da affrontare oggi». E come ricorda Coach D, la Tezenis dovrà «guardare la Fortitudo diritta negli occhi con l’energia, la fierezza e la fiducia accumulata in queste settimane». Poi però c’è anche «il secondo binario, che è tecnico e che ci dice: togliere il campo aperto, negare il loro impeto a rimbalzo d’attacco e seminare trappole per inquinare la loro intelligenza cestistica, fattore talmente vincente, dominante, evidente che va al di sopra delle indiscutibili qualità tecniche». Tradurre le parole in fatti non sarà certo facile. Dentro poi ad un PalaDozza che prevede il “tutto esaurito“ «Dovremo percorrere questi due binari dentro i quali costruire il nostro viaggio partita, mantenendo salda la nostra traiettoria, giocando la nostra pallacanestro, mantenendo la nostra identità con intensità e presenza come se a mezzanotte non ci fosse più domani». Perché a mezzanotte può accadere davvero di tutto. Finire abbracciati dal sogno. O svegliarsi e capire che la realtà non porta le stesse gioie del viaggio onirico. E per dirla alla Amato: «Dovranno vincerla loro, se cosi dovrà essere, e non dovremo certo perderla noi». A Bologna più di cento tifosi. La speranza che questa Tezenis ne porti ancora di più. Per il piacere di vivere insieme due ore, si spera, da sogno. •

Simone Antolini
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Fiorentina - Sampdoria
Frosinone - Atalanta
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Udinese - Parma
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