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25 settembre 2018

Sport

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30.07.2018

Dalmonte accende laTezenis «Imprevedibili e più esperti»

Al debutto in campionato Dalmonte troverà la FortitudoLuca Dalmonte è alla sua terza stagione alla guida della Tezenis Verona FOTOEXPRESS
Al debutto in campionato Dalmonte troverà la FortitudoLuca Dalmonte è alla sua terza stagione alla guida della Tezenis Verona FOTOEXPRESS

Temerari indottrinati. Una squadriglia che dovrà essere spinta da lucida pazzia. Innamorati di un credo. Fedeli quanto basta per sfidare il fuoco. Atto terzo per Luca Dalmonte. Dopo Inverno e Autunno è tempo di Primavera. E di una nuova rinascita. Un passo in più. Per avvicinarsi al cielo. La promozione diretta oggi non è una dichiarazione di guerra al mondo. Arriverà il momento anche per questo. Non ora. Adesso Verona pretende di essere bella, vincente. Dannatamente affascinante. Dalmonte, quale pensiero sta alla base della costruzione della nuova Tezenis? «Credo che questa squadra sia la continuità naturale dell’idea nata la scorsa estate e sviluppatasi nel corso del campionato appena trascorso. Abbiamo semplicemente seguito il percorso tracciato lo scorso anno, percorso che quindi stiamo ancora cavalcando». Semplificando al massimo i concetti, dove migliora soprattutto questa squadra? «Innanzitutto c’è stato l’up grade dei giocatori confermati. Da loro io mi aspetto tanto, perché è naturale e logico che chi si è guadagnato sul campo la riconferma sia ancora pronto ad evolversi ed a migliorare. Su di loro c’è la mia totale ed incondizionata fiducia, è giusto che ci sia da parte loro un grande senso di responsabilità che li porti non solo ad alzare il proprio livello di performance ma anche ad aiutare i nuovi ad inserirsi nel miglior modo possibile. Credo che la squadra sia migliorata nell’aspetto della solidità in alcuni ruoli, c’è una forza più distribuita nella sua estensione. Rispetto all’anno scorso abbiamo un reparto lunghi con doppia dimensione e questo ci deve portare ad avere anche soluzioni differenti. Sicuramente dovremo essere più imprevedibili, non proponendo una soluzione di gioco monotematica ma avendo diverse soluzioni, sia offensive sia difensive». Cosa portano in più i due americani Ferguson ed Henderson? Cosa si aspetta da loro? «La richiesta per Ferguson è quella di dare un contributo di esperienza, riguardo la pallacanestro che lui sta giocando da anni, a chi arriva a Verona come debuttante. Mi aspetto che lui accolga Henderson sotto questo punto di vista e che lo aiuti a comprendere sia le dinamiche del quotidiano, sia le letture della pallacanestro in assoluto, perché qui la pallacanestro è differente. Dal punto di vista tecnico, mi aspetto di avere da parte sua un contributo come le referenze ci dicono, che sia un po’ la nostra mina vagante dal punto di vista tattico. Se messo in condizione, e qui sta prima di tutto a me, può essere un giocatore in grado di spaccare le partite. Riguardo ad Henderson, invece, secondo me è importante fare un discorso contrario. Dovremo tutti fare in modo che lui possa esprimere il suo potenziale in una pallacanestro differente. Prima di chiedergli qualcosa, quindi, bisogna che siamo noi a dare qualcosa a lui, perché è giusto e naturale che ci sia questo approccio. Per non creare una distorsione che potrebbe portarci fuori traiettoria». Nei giochi che si fanno sotto l’ombrellone ce n’è uno che più di tutti ha impegnato molto i tifosi: si potranno vedere Amato, Henderson e Ferguson in campo insieme? «È necessaria una premessa. Io credo che uno degli aspetti a cui abbiamo dato priorità nella costruzione della squadra sia stata la qualità delle persone. Avere la totale disponibilità di tutti i singoli verso il gruppo. Dalla scorsa stagione ho imparato una grande lezione, che è importante chi inizia le partite ma che è decisivo chi le finisce. Avere certe rotazioni nell’arco della partita incanalate in un certo modo ti permette di mantenere sempre una determinata forza dentro il campo. Oggi non esiste un quintetto base, esistono cinque giocatori che partiranno, che dovranno sicuramente sentirsi in fiducia perché avranno la responsabilità dell’impatto partita, ma le rotazioni durante la gara dovranno essere tali da mantenere uno stato di qualità sempre costante. Alla domanda specifica nel gioco dei quintetti, la risposta è “assolutamente sì“. Così come saranno possibili mille altre soluzioni, figlie del rendimento dei singoli che a loro volta determineranno il rendimento della squadra, che sarà a specchio sulle necessità della partita. Per la tipologia di questa squadra ci potranno essere veramente mille opzioni e per questo è importante che tutti siano pronti, che tutti siano coinvolti, che tutti siano responsabilizzati e che sentano la mia fiducia, quella dei compagni e di tutti coloro che ci circondano. Vorremmo essere una squadra di questo tipo». Tra le conferme c’è un giocatore sul quale avete puntato tanto, Omar Dieng. Qual è la sua giusta dimensione? «Omar ha dimostrato di avere qualità che devono essere prese in considerazione con grande attenzione. Avrà sicuramente uno spazio differente, molto differente, rispetto allo scorso anno ma non carichiamolo di troppe parole. Lasciamolo migliorare dal punto di vista tecnico, atletico, mentale. Cerchiamo di essere per lui un supporto. Si pensa, forse un po’ per abitudine, che sia l’allenatore a decidere i minuti in cui un giocatore scende in campo. Questo è assolutamente sbagliato. È il giocatore stesso a decidere i propri minuti, in base al contributo che riesce a dare alla squadra». Qual è l’obiettivo di quest’anno? «Senza dubbio fare uno step nel miglioramento, ma con le dovute premesse. Ci sono momenti di crescita in cui fare sei passi è facile “x“ e momenti in cui fare un solo passo è facile “y“. Noi abbiamo l’obiettivo assoluto di fare un passo di miglioramento certo. Questa deve essere la giusta ambizione di tutti, di chi è rimasto e di chi è arrivato. Questo step, però, non deve essere fatto di parole, o dato per scontato. Dobbiamo avere quell’ambizione a migliorare per avere un’impennata della linea iniziata lo scorso anno. Le parole non contano nulla. Conteranno il sacrificio, la disponibilità, avere una mente aperta, essere pronti a tutto. E conteranno i fatti». C’è chi vede Verona nel lotto delle “quattro big“ con Treviso, Udine e Bologna. Lei cosa ne pensa? «Io non so chi siano le altre perché devo pensare solo ed esclusivamente a casa mia, devo pensare ad ottimizzare quella che sarà la nostra stagione. Una considerazione, però: quest’anno, con questo cambio di formula in testa ed in coda, si è alzato tantissimo il livello tecnico del campionato. Io sono allergico per natura a previsioni e pronostici. Sono più portato ad aiutare la squadra a costruire la sua personale ambizione sulla somma del quotidiano, giorno dopo giorno, con il lavoro e con la dedizione. Allo stato attuale delle cose, il resto sono solo pensieri e disegni sulla carta che non portano a niente». •

Simone Antolini
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9
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Bologna
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Frosinone
1
Chievoverona
-1
Bologna - Roma
2-0
Chievoverona - Udinese
0-2
Fiorentina - Spal
3-0
Frosinone - Juventus
0-2
Lazio - Genoa
4-1
Milan - Atalanta
2-2
Parma - Cagliari
2-0
Sampdoria - Inter
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Sassuolo - Empoli
3-1
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1-3