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21 luglio 2018

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11.12.2017

Viviani a tutta...strada «Parto dall’Australia e miro al Giro d’Italia»

Renzo Puliero Elia Viviani ha concluso il 2017 al 16° posto nella classifica individuale mondiale, terzo italiano dopo Nibali (6°) e Ulissi (15°). Ora pensa al 2018 nel quale «correrò solo su strada anche se Marco Villa mi vorrebbe al Mondiale su pista, ma sarà impossibile perché coincidente con gare importanti su strada». Viviani, a quando l’esordio nel 2018? «In Australia, al Tour Down Under, gara World Tour, che scatta il 16 gennaio dopo un circuito in programma il 14». Già definito il suo calendario gare? «Non nei dettagli. Ci sarà la scelta tra Tirreno-Adriatico e Parigi-Nizza: attendiamo di conoscere i percorsi. E, prima, quella tra Dubai e Abu Dhabi con quest’ultima più gettonata, anche perché è corsa World Tour». Come sarà la coabitazione con Gaviria? «Correremo poco assieme, sicuramente alla Sanremo e alla Gand-Wewelgen, non nelle grandi corse a tappe. Per il resto, avremo un calendario diverso, anche perché così la squadra avrà più occasioni di cercare la vittoria». La Classicissima sarà obiettivo di entrambi. «Dopo l’oro olimpico, la vittoria che segnerebbe la carriera sarebbe alla Sanremo. Intendo prepararla al meglio. Nel 2017, ci pensavo troppo e ho subito un certo stress, nel 2018 il mio avvicinamento sarà più tranquillo. Voglio mettermi in gioco: dovrei avere più resistenza dopo una stagione tutta su strada. Sui ruoli in corsa, comunque, non c’è solo Gaviria». Si spieghi... «Nel 2017, io ho fatto il 9° posto alla Sanremo e Gaviria 6°, ma in squadra ci sono anche Alaphilippe, 3° all’arrivo, e Gilbert, uno che vuole vincere tutte le grandi classiche. Seguiremo le indicazioni dei direttori sportivi». In Sky, spesso ha dovuto arrangiarsi da solo nelle volate: alla Quick Step cambierà qualcosa? «Avrò Sabatini e Morkov a disposizione come uomini fissi e anche Davide Martinelli. Ma lì, tutti sono buoni nell’impostare le volate: importante sono, soprattutto, gli ultimi due e con Sabatini ho un feeling che dura sin dai primi anni di professionismo e Morkov è un ex Katusha che tirava le volate a Kristoff». Rileva differenze tra Sky e Quick Step? «Come organizzazione, sono due supersquadre. Qui, avverto una gestione con maggiore contatto tra atleta e manager. Aiuta anche il fatto ci sia un italiano, Bramati, tra i direttori. Faccio presente, però, che quando sono andato a Sky, pensavo potesse essere la mia squadra per sempre. Per come sono fatto io, mi andava benissimo». Ma? «Se ha vinto quattro degli ultimi cinque Tour e la Vuelta e, per questo, impostare squadre senza il velocista, perché Sky avrebbe dovuto cambiare per me? Capisco al 100 per cento la sua scelta. Così, però, è venuta meno la possibilità di puntare a obiettivi che erano nelle mie corde e, di comune accordo, ci siamo lasciati: se sia stato un addio o un arrivederci, lo dirà il futuro. Ora sono contentissimo di essere alla Quick Step». Sembrava dovesse andare all’UAE di Saronni. «Qualcosa di vero c’era, ma c’è stata una fuga di notizie ed un’accelerazione che ha fatto danni. Quando ho firmato per Quick Step, invece, nessuno sapeva». Quick Step le darà la possibilità di tornare al Giro. «La mia presenza non è ancora ufficiale sino a quando definiremo i programmi nei dettagli. Io conto di tornarci. Penso che Gaviria, dopo le quattro vittorie di tappa e la maglia ciclamino di quest’anno, punterà sul Tour. Altrimenti, potrei andare io alla Grande Boucle e mi piacerebbe pure, ma la prima opzione per me resta il Giro d’Italia. Il percorso offre sei-sette possibilità per i velocisti, compreso l’arrivo a Roma». Per arrivarci, bisognerà superare tanta montagna. «Però, mi sembra un Giro meno duro rispetto ad altri anni, con tappe che, prima della salita finale, sono piatte: l’ideale per i velocisti». Ha dato un’occhiata, comunque, anche al percorso del Tour? «Nella prima settimana, ci sono sempre tre-quattro occasioni. Là c’è maggiore attenzione per i velocisti». Oltre al Giro, potrebbe esserci la Vuelta? «È un’opzione, ma visto come è andata quest’anno, mi piacerebbe anche tornare a quelle classiche che ho vinto, vedi Amburgo e Plouay. Ad una Vuelta dura come l’ultima, forse non avrebbe senso andare anche se Trentin ha vinto quattro tappe proprio perché non c’era un velocista». Torniamo al 2017: le brucia ancora il 2° posto all’Europeo? «Sono sicuro che, se l’avessi vinto, non avrei poi vinto ad Amburgo e Plouay: l’Europeo era un obiettivo preciso e, se colto, un po’ avrei mollato. Ma bisogna essere positivi: quando una cosa è finita, non si può cambiare e, a parte quei due giorni di rabbia perché l’errore al è stato tutto mio, bisogna guardare avanti. E, con le vittorie nelle due classiche, ho dato un senso alla stagione». •

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RISULTATI
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77
Lazio
72
Inter
72
Milan
64
Atalanta
60
Fiorentina
57
Torino
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54
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40
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40
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39
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38
Crotone
35
Hellas Verona
25
Benevento
21
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1-0
Chievoverona - Benevento
1-0
Genoa - Torino
1-2
Juventus - Hellas Verona
2-1
Lazio - Inter
2-3
Milan - Fiorentina
5-1
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2-1
Sassuolo - Roma
0-1
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3-1
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1-0