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24 gennaio 2018

Sport

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24.11.2017

Perazzini mette la sesta
Altro trionfo a Vallelunga

Eppe Perazzini sfreccia a bordo della sua Ligier
Eppe Perazzini sfreccia a bordo della sua Ligier

Gli esami non finiscono mai, diceva Eduardo. Nemmeno per Eppe Perazzini, il chirurgo da corsa che, oltre a prescriverli (gli esami), li affronta con molta sportività.

Così a Vallelunga insieme a Marco Cioci e Mikkel Jensen ha condotto la Ligier JSP3 alla vittoria assoluta del XXVII edizione della Sei Ore di Roma. Il trio della AF Corse ha compiuto 215 giri in 6h01’33”272 alla media di 145,749 km/h, rifilando un giro ai secondi, Ivan Bellarosa e Guglielmo Belotti su Wolf GB08 Tornado della Avelon Formula. Terzi Francesco Dracone, Jacopo Baratto e Gabriele Lancieri sulla JSP3 della BHK Motorsport.

Che Perazzini fosse un «piede pesante» nell’ambiente sportivo era noto.

Ma il fatto che Eppe, superate le sessanta primavere, riesca ancora a imporsi su vetture molto impegnative - sia dal profilo fisico che psicologico - con centinaia di cavalli da dominare, dimostra che avrebbe potuto raggiungere ben altri obiettivi se avesse affrontato le competizioni full-time. Anche perché per lui questo è addirittura il sesto exploit a Vallelunga, a dimostrare il particolare feeling col tracciato.

Perazzini si era già imposto sulla pista romana nel 2006 con una Maserati MC12, nel 2008, 2011, 2013 e 2014 su Ferrari e ora ha vinto su Ligier meritando la corona di «re di Roma». Stavolta, partito dalla seconda posizione in griglia e nonostante tre fermate obbligatorie per compensare le prestazioni di vetture di differente categoria, Perazzini ha conquistato una vittoria nitidissima. Un premio meritato dopo una stagione sfortunata, afflitta da ripetute noie tecniche.

La corsa ha concluso la stagione incoronando campioni di classe GT Adrian e Manuel Zumstein davanti al trio della Ebam Gedik (Mutlubas/Gedik/Gemirli) e alla famiglia Bossini. Nel raggruppamento Bronze, riservato alle sport, primo Checco Malavasi davanti al compagno di colori Tony Mastroberardino e al duo della LP Racing Filippo Cuneo, Niccolò Magnoni.

Una pattuglia che ha dato filo da torcere al chirurgo ortopedico, noto nell’ambiente per la guida attenta e la preparazione meticolosa. «La concentrazione è la mia parola magica», svela lui, che è anche vicepresidente dell’Aci Verona, «perché ogni giorno in sala operatoria devo confrontarmi col sottile confine che separa la vita dalla morte, la salute dalla malattia. Così faccio ricorso alla massima concentrazione: gli errori non sono ammessi. E altrettanto succede in pista. A volte quando corro mi sento un po’ chirurgo e quando opero un po’ pilota...».

Danilo Castellarin
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