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17 novembre 2018

Sport

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25.08.2018

Addio a Pegoretti, mago delle due ruote

Dario Pegoretti al lavoro nel suo laboratorio FOTO HERMAN SEIDL
Dario Pegoretti al lavoro nel suo laboratorio FOTO HERMAN SEIDL

La notizia è di quelle che non vorresti mai sentire. La morte di un amico. Un diffondersi della notizia, di amarezza e impotenza che vorresti non fossero vere. Poi qualche telefonata e la conferma che Dario Pegoretti, un amico, un artista, uno dei telaisti più conosciuti al mondo, un raffinato artigiano della bicicletta, se né andato per sempre. Si è sentito male in tarda serata dell’altro ieri, poco dopo la chiusura del suo laboratorio. Un arresto cardiaco e poi il dramma. Per gli amici, appassionati di bicicletta, per chi ama le idee innovative, è difficile pensare che Dario, 62 anni, una vera e propria istituzione nel suo lavoro, se ne sia andato. Lui era un innovatore legato al passato. I suoi non erano telai ma capolavori. Esuberante ma preciso, non lasciava la possibilità di scegliere. Era lui, come tutti i creativi che dettava le regole. Prendere o lasciare. Trentino di nascita ma veronese d’adozione, è stato uno dei più grandi telaisti italiani. Un artigiano che ha fatto scuola nel mondo dei telai per biciclette per la sua ineguagliabile capacità di trattare la saldatura dell’acciaio a TIG, senza congiunzioni, ma soprattutto per il suo estro, la creatività nella colorazione dei telai realizzati, unitamente a quel suo essere personaggio, schivo, ruvido, testardo ma generoso. Pegoretti l’arte del telaista l’aveva appresa a San Michele Extra nell’officine di Luigino Milani, che in seguito divenne suo suocero, a cui dedicò uno dei suoi capolavori, il «Luigino». Ed è proprio con uno dei suoi primi telai che iniziò a gareggiare anche la campionessa olimpica, oro ad Atlanta e Sidney, Paola Pezzo. «La mia prima mountain bike, quella con cui ho gareggiato per più di un anno», ricorda lei, «era stata realizzata da Pegoretti e griffata Luigino Milani. Una bici che per l’epoca era innovativa, un’opera d’arte che conservo ancora gelosamente». Nel suo laboratorio Pegoretti, il «maestro», come veniva chiamato ha realizzato biciclette per grandi campioni come Marco Pantani, Roberto Di Donna vincitore di due medaglie olimpiche (un oro ed un bronzo nelle gare di pistola) ad Atlanta 1996, Alberto Malesani e di molti artisti tra cui il premio Oscar Robin Williams e Ben Harper. Nel 2010 aveva esposto una sua bici al Museo d’arte e design di New York e vinto il premio World Paper (una delle più importanti riviste di architettura e design) ed era stato inserito sempre a New York tra i sei più grandi telaisti al mondo. Negli ultimi anni si era trasferito in un capannone delle ex Officine Galtarossa dove aveva finalizzato la sua arte nella colorazione dei telai redendoli unici, originali ed esclusivi. La cerimonia funebre si terrà martedì 28 agosto alle 10 nella parrocchiale di Negrar. •

Luciano Purgato
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