20 gennaio 2019

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17.12.2013

Sono Agostini 300 volte in A ma senza gol...

Alessandro Agostini, qui a duello con l'atalantino Kone, è un punto di forza dell'Hellas, dov'è giunto l'anno scorso dal TorinoFOTOEXPRESS
Alessandro Agostini, qui a duello con l'atalantino Kone, è un punto di forza dell'Hellas, dov'è giunto l'anno scorso dal TorinoFOTOEXPRESS

Chi è nato a Vinci, casa di Leonardo, qualcosa di geniale deve pur aver ereditato. O almeno di anomalo.
Di diverso. Giocare 302 partite in Serie A senza mai segnare non è una colpa. Quel tetto dice già tutto, tanti suoi colleghi ci metterebbero la firma pur di arrivarci.
E magari sacrificherebbero anche un bel po' di gol. Alessandro Agostini è l'affidabilità fatta persona. Deve averlo pensato ad esempio Massimiliano Allegri, che ai tempi di Cagliari gli dava fiducia e responsabilità.
Il Verona di oggi ha anche la sua faccia, la sua espressione sempre seria, quella tendenza a non dire mai una parola più del necessario. Asciutto e concreto, come l'Hellas di Catania. Importante averlo visto nel momento più giusto, proprio adesso. Dopo tanti picchi c'era bisogno anche di normalità. Eccola.
CON MANCINI E ZOLA. Agostini ha aperto e chiuso il cerchio con la Fiorentina, giusto per mettere ogni tassello al giusto posto. Aveva addosso la maglia viola il 16 settembre di dodici anni fa, quando a cinque minuti dalla fine prese il posto di Chiesa nel 3-1 rifilato all'Atalanta. Stagione terribile per l'Hellas, retrocesso a Piacenza. Indimenticabile per Alessandro per il debutto e la stima di Roberto Mancini, altro grande nome del passato di Agostini. Quel giorno al Franchi in panchina c'era pure Luca Ceccarelli, capitano dell'Hellas negli anni di vacche magre. C'erano anche Mijatovic e Vanoli, Di Livio e Morfeo. La prima volta non si scorda mai. E la numero 300? Contro la Fiorentina naturalmente, giusto per ricordargli gli inizi e i primi calci veri ad un pallone. Il gol? Un dettaglio. Niente di più, niente di meno. Quando Sogliano lo prese dal Torino a gennaio scorso in tanti fecero i salti di gioia. D'accordo il talento di Sgrigna, ma con Agostini la fascia sinistra era a posto. E così fu, dalla prima con lo Spezia all'ultima con l'Empoli, altra squadra che l'ha visto crescere, seppure per qualche mese, a fianco fra gli altri di Totò Di Natale. A gennaio passò al Cagliari, dove l'aspettava la promozione in Serie A a fianco dei vari Zola, Suazo, Cammarata e Daniele Conti. Non male. Un cammino sicuro e determinato, alla faccia di quel gol mai arrivato.
A VERONA PER SEMPRE. Agostini resterà a Verona fino a 36 anni, forte di un prolungamento fino al 2015 naturale per un tassello così affidabile. Per informazioni chiedere ad Allegri. «Uno di quegli allenatori che più ha inciso nella mia carriera», ha sempre detto il compaesano di Leonardo, riscattato gratuitamente dall'Hellas proprio grazie al passaggio in Serie A. Il suo passato parla di migliaia di corse sul fondo, magari senza mai accentrarsi troppo, puntando sempre la fascia laterale e lasciando andare quel sinistro che ha messo il bastone fra le ruote di tanti campioni e permesso ai compagni quasi di disinteressarsi di quella fascia mancina. Tanto c'è lui. Il gol viene dopo. Il calcio è fatto anche d'altro.
LA CLASSIFICA DEI... NON BOMBER. Niente da dire, Agostini è in buona compagnia. Lasciando stare i portieri (ma Rampulla e Rigamonti, un gol lo hanno segnato...) peggio di lui in carriera hanno fatto soltanto nomi illustri. Andiamo con ordine: Franco Janich (425 presenze), Gaudenzio Bernasconi (388), Francesco Morini (387), Mirko Pavinato (349), Angelo Anquilletti (326), Renzo Contratto (315), Aldo Bet e Sergio Carantini (307). Agostini sta dunque "scalando" la classifica e quest'anno può superare, ad esempio, il mitico Anquilletti. Oh, attenzione, tutti questi difensori citati almeno un autogol l'hanno fatto. Agostini neanche quello, ma Mandorlini, ovviamente, spera che non gli capiti proprio adesso. Piuttosto, perchè non lanciare un'idea? Capitasse un rigore, in una partita già vinta, che so, un 2-0 a un minuto dalla fine, perchè non chiamare Agostini e dirgli: «Ago, tira tu...». Giusto per dargliela, 'sta soddisfazione. Giusto per vedere l'effetto che fa. Qualche volta, anche nel calcio di oggi, la classe operaia deve andare in paradiso...

Alessandro De Pietro
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