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26 aprile 2018

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22.08.2016

Tra arte e carnevale
la festa di chiusura
di Rio 2016

I Giochi Olimpici di Rio di Janeiro si sono conclusi ufficialmente in un’ambientazione tipica da carnevale brasiliano, anche se il maltempo - acquazzoni e raffiche di vento fortissime - ha rischiato di rovinare una cerimonia di chiusura dedicata «all’arte brasiliana in tutte le sue forme». Nello specifico la musica. I ritmi brasiliani erano già stati il tratto caratteristico della cerimonia di apertura, 16 giorni prima. Lo sono stati ancora domenica, durante una cerimonia concepita come «uno specchio in cui i brasiliani potessero riconoscersi». Sotto una pioggia battente, lo stadio Maracanà era tutt’altro che gremito alle 20 locali (l’1 di notte in Italia) per lo spettacolo lanciato virtualmente dal pioniere franco-brasiliano dell’aviazione, Alberto Santos-Dumont. A spiccare, però, c’era soprattutto un’assenza, quella del presidente ad interim Michel Temer, fischiato durante la cerimonia di apertura. Simbolo di una grave crisi politica che scuote il Paese da vari mesi e in cui il Brasile ripiomberà questa settimana.

A Rodrigo Maia, presidente dell’assemblea nazionale, è toccato il compito di occupare il suo posto, al fianco in particolare del primo ministro del Giappone Shinzo Abe, il cui Paese ospiterà i prossimi Giochi estivi nel 2020. Sono stati i Barbatuques, un gruppo di body percussion, ad aprire questo nuovo festival musicale, ballerini vestiti da pappagalli che avevano ai loro piedi immagini dei luoghi emblematici di Rio, dal Cristo redentore agli archi di Lapa. Ci sono stati anche la musica popolare brasiliana, i canti tradizionali degli indiani Guarani o ancora la musica elettronica delle sonorità locali, durante la sfilata degli atleti. Su un’opera di Carmen Miranda, ambasciatrice della musica brasiliana negli anni Trenta, hanno fatto il loro ingresso i portabandiera delle 207 delegazioni riunite. Tra loro, la ginnasta americana Simone Biles, cinque medaglie a Rio (con quattro titoli), e il judoka francese Teddy Riner, due volte campione olimpico. Poi si è passati all’arte «sotto» le sue forme e la serata è proseguita con evocazioni tanto colorate quanto solenni dell’arte preistorica, della tessitura, della ceramica, della poesia di Arnaldo Antunes o ancora dell’opera di Roberto Burle Marx, paesaggista, architetto e artista del ventesimo secolo.

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