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05.08.2016

Schwazer, il test
è negativo. Ora dovrà
convincere il Tas

RIO DE JANEIRO

Un proiettore per presentare dati importanti ai giudici del Tribunale arbitrale dello sport e riprendersi l’Olimpiade. Questa la richiesta che la difesa del marciatore altoatesino Alex Schwazer, sospeso per la positività agli steroidi anabolizzanti emersa nel controllo antidoping effettuato lo scorso primo gennaio, è pronta ad avanzare al Tas per l’udienza in programma lunedì 8 agosto a Rio de Janeiro, all’hotel Windsor Oceanico.

La speranza dell’azzurro è nota: la riammissione ai Giochi Olimpici che prenderanno il via tra due giorni, domani, in Brasile.

«Sensazioni? Non lo so», ha spiegato Sandro Donati, tecnico di Alex Schwazer, «arriviamo sabato a Rio e non abbiamo prenotato l’aereo di ritorno. Speriamo di poter prolungare il nostro soggiorno in Brasile fino al termine dell’Olimpiade».

Per riuscirci, alla difesa del marciatore altoatesino non basterà il risultato negativo dell’ultimo test antidoping a sorpresa effettuato dalla Nado Italia lo scorso 22 giugno, notizia emersa l’altra mattina che peraltro non sorprende affatto Donati. «Noi lo sapevamo già», ha spiegato il tecnico dell’altoatesino, «perché tutti i test sostenuti da Alex sono stati negativi, ne ha fatti tanti in questo ultimo anno e mezzo».

La difesa, guidata dall’avvocato Gerhard Brandstaetter, si avvarrà della consulenza del chimico Giuseppe Pieraccini, che esclude «l’assunzione volontaria di testosterone e una strategia dopante con tale molecola» perché la bassa quantità di testosterone rilevato nelle urine non sarebbe «in grado di influenzare le prestazioni». Secondo Pieraccini, tra l’altro, non è possibile escludere con certezza la manipolazione del campione, «la possibilità di uno scambio e l’aggiunta di urina di altro soggetto trattato con testosterone».

Secondo la difesa dell’atleta, su venti controlli subiti dal 2015 ad oggi, tutti sono risultati negativi ad eccezione di quello del 1 gennaio incriminato. I controlli sono stati fatti tutti a sorpresa e quasi tutti fuori dalle competizioni.

Campioni di urina sono stati raccolti il 19 e 29 ottobre e il 10 dicembre 2015 e poi, nel 2016, l’1 e 24 gennaio, il 2 febbraio, il 13 e 22 marzo, l’8 maggio (unico controllo in competizione), il 31 maggio e il 22 giugno.

I prelievi ematici nei controlli antidoping ufficiali, quasi tutti eseguiti fuori competizione, sono stati svolti in data 1, 24 e 28 gennaio, 2 febbraio, 13 e 22 marzo, 27 aprile e 6 maggio 2016.

Al riguardo, la difesa insisterà anche sulla mancata tracciabilità del campione prelevato a Racines, in provincia di Bolzano, e poi consegnato al laboratorio di Colonia con una irrituale e illegittima precisazione del luogo di provenienza. Ma non è tutto, perché la difesa vuole chiedere la possibilità di utilizzare un proiettore «per mostrare al collegio alcuni dati importanti» sull’allenamento di Schwazer e non solo. «Per avanzare la richiesta, però, dobbiamo aspettare la nomina del presidente del collegio», ha precisato Donati. I tempi sono stretti dopo l’ennesimo rinvio dell’udienza, inizialmente fissata per il 27 luglio a Losanna, sede del Tas, poi posticipata al 4 agosto a Rio de Janeiro su richiesta della Federazione internazionale di atletica leggera (che veste i panni dell’accusa) e infine spostata ancora avanti fino all’8 agosto, a soli quattro giorni dal possibile esordio di Schwazer nella 20 chilometri ai Giochi Olimpici.

«Ma ora non so se, in caso di riammissione, Alex parteciperebbe anche alle gara più breve», ha spiegato Donati.

«In questo ultimo periodo si è allenato con grande impegno, come sempre, ma ha vissuto settimane difficili. Non è superman, vediamo cosa accadrà». L’obiettivo principale dell’altoatesino, da quando ha annunciato il ritorno alle gare dopo i tre anni e mezzo di squalifica per l’assunzione di Epo, è la 50 chilometri in programma il 19 agosto. «Difficile prevedere cosa accadrà», conclude Donati, «di sicuro, se sarà ammesso all’Olimpiade, Alex sarà estremamente competitivo».

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