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08.08.2016

Scarantino ci crede:
«Tutto può succedere»

Mirco Scarantino in gara
Mirco Scarantino in gara

Il figlio Mirco in pedana nella gara riservata alla categoria dei 56 kg e il padre Giovanni, alla sua settima Olimpiade (tre da atleta e quattro da tecnico) a guidarlo verso una speranza «a peso d’oro».

Oggi a Rio la famiglia Scarantino cercherà di regalare all’Italia una medaglia che nei pesi manca da troppo tempo, vale a dire da Los Angeles 1984, dove trionfò Norberto Oberburger.

In verità, quando era piccolo, a Mirco i pesi non interessavano granché, lui avrebbe voluto diventare un giocatore di calcio. Poi, però, due provini andati male con l’Avellino e la Roma, lo hanno «spinto» a seguire le orme del padre. E, visti i risultati, la scelta è stata giusta.

A 17 anni, il siciliano, nato a San Cataldo (Caltanisetta) nel 1995, fu infatti il più giovane azzurro della spedizione a Londra 2012, dove conquistò un 14esimo posto. «In questi quattro anni Mirco», racconta il padre, «ha acquisito una grandissima esperienza internazionale che gli ha permesso di crescere tanto e di poter affrontare anche la gara olimpica a Rio con un’altra consapevolezza dei suoi mezzi».

E così il giovane poliziotto può vantare già un palmarès di prestigio, impreziosito da un titolo europeo (a cui vanno aggiunti anche un argento e un bronzo) che gli consegna un ruolo da outsider nei Giochi brasiliani. Scarantino, però, si troverà in gara con un lotto di concorrenti di altissimo livello, con diversi rappresentanti delle federazioni asiatiche tra i favoriti d’obbligo, con in testa il coreano Om Yun Chol.

«In questi ultimi mesi», spiega Scarantino senior, « abbiamo lavorato molto bene. Ora dobbiamo solo aggiustare il peso e poi domani proveremo a dare il meglio».

Gli obiettivi dichiarati sono due: migliorare il totale personale e provare a entrare nei primi otto del mondo.

Poi «in un’Olimpiade tutto può succedere». Perché quella olimpica non potrà mai essere una prova come le altre. «Rispetto a Londra», ammette il tecnico italiano, «Mirco sta vivendo questa esperienza con grande serenità».

La stessa serenità che mostra il suo allenatore, «anche se da padre la tensione è doppia. All’esterno non posso certo mostrarla, ma dentro di me è diverso». Sensazioni di un padre «esperto» di Olimpiade. «Ogni edizione dei Giochi», evidenza alla sua settima esperienza, «è diversa dalle altre: speriamo che questa sia unica».

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