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Rio 2016

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06.08.2016

Giochi, inno alla vita
con colori e suoni
del Brasile che sogna

Un inno alla vita. Con tutti i suoi colori e suoni, le diversità e le contraddizioni. Rio 2016 apre le sue Olimpiadi e sogna un mondo nuovo. In una cerimonia piena di colori e musica, nella notte italiana il Maracanà mito del «futebol brasileiro» si è trasformato per alcune ore nel palcoscenico della terra intera. All’insegna della tolleranza e del rispetto delle diversità. Gisele in versione ragazza di Ipanema e le favelas dei meninhos da rua, il campione Usa Michael Phelps e la rifugiata siriana Yusri, la musica popolare del Brasile e i potenti del mondo, gli atleti con i loro sogni d’oro e la prima transessuale nello show olimpico, Lea T. Tutti nel grande abbraccio dei cinque cerchi, per far rivivere l’aspirazione olimpica a una tregua dalle guerre e forse anche dalle diseguaglianze del mondo. In una cerimonia piena di colori e di musica, e priva del suo O’Rei come ultimo tedoforo - Pelè ha rinunciato per motivi di salute - è stato questo il messaggio lanciato dal Brasile.

Nessuna dissimulazione sulle contraddizioni del colosso sudamericano ora in ginocchio per la crisi economica e politica, anche se la scena del meninho da rua che scippa Gisele «garrota» di Ipanema ha suscitato polemiche almeno quanto i previsti fischi al presidente ad interim Temer. Ma la storia del Brasile - prima parte della lunga cerimonia da 3 miliardi di telespettatori in tutto il pianete - ha fatto solo da preludio al messaggio del «mondo nuovo». Questa nazione è una fusione di europei e africani, cui si aggiunsero poi arabi e asiatici; è la terra con la maggior percentuale di biodiversità; ha espresso la sua gioia e la sua tristezza attraverso grandi artisti della bossanova e del pop, da Caetano Veloso e Gilberto Gil - i tropicalisti prestati alla cerimonia - che si sono esibiti di fronte ai 78mila del Maracanà a Jobim, autore di quella "Ragazza di Ipanema" diventato inno mondiale della vita carioca, ieri sera rappresentato dal nipote, passando per i tanti artisti pop contemporanei protagonisti della festa iniziale. Da questa infinita varietà il mondo tragga spunto: rispetti l’ecosistema - come ricorda il tripode a forma di sole che da stanotte illumina i Giochi, o il programma di lotta alla deforestazione amazzonica avviato dal governo di Brasilia - e costruisca un mondo all’insegna della tolleranza. Lo hanno scandito forte i suonatori di tamburo, i ballerini, i cantanti come Zeca Pagodinho o Annita. Lo ha raccontato anche la sfilata dei 206 paesi partecipanti a queste Olimpiadi, l’Italia esattamente al centro con Federica Pellegrini portabandiera di tanti sogni azzurri.

Per la prima volta gli atleti hanno sfilato al centro - causa anche la mancanza di una pista di atletica - e sono diventati protagonisti della cerimonia, un seme e una specie di albero da piantare per ciascuna delegazione. E per la prima volta a condurre il cartello delle nazioni, dalla Grecia prima in onore di Olimpia agli Usa, Israele, la Russia contestata per il doping, il colosso cinese, il Brasile e alla fine il Refugee Team, un gruppo di figuranti con costumi di carnevale, tra cui - come anticipato dall’Ansa - cinque transessuali. Tra colori e suoni, discorsi ufficiali e tripode alla fine acceso per la fine dei Giochi, questo inno alla vita e alle sue contraddizioni vuole dire a tutti che il mondo può essere diverso. Perchè come dice un detto «Deus è brasileiro»: che sia per il Cristo Redentore che domina Rio o per la prepotente ricchezza della sua natura, se il messaggio delle Olimpiadi carioca avrà qualche effetto, forse quel detto stanotte sarà perfino un po’ vero.

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