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06.08.2016

Ecco Rossi, Pellielo e Fabrizi
L’Italia mira subito in alto

Jessica Rossi, olimpionica in carica nella fossa olimpicaGiovanni PellieloMassimo Fabrizi
Jessica Rossi, olimpionica in carica nella fossa olimpicaGiovanni PellieloMassimo Fabrizi

RIO DE JANEIRO

È un tris da podio da giocarsi in due giorni. L’Italia del tiro a volo è, con gli Usa, la maggiore potenza mondiale di questo sport e tradizionale «fornitrice» di medaglie ai Giochi olimpici. Non può quindi smentirsi a Rio, dove tra domani e lunedì si svolgono le finali della Fossa olimpica, prima donne e poi uomini, in cui la spedizione targata Coni può contare su tre autentici pezzi da novanta.

APRE JESSICA. Si comincerà con la gara femminile in cui l’Italia schiererà Jessica Rossi, campionessa olimpica in carica. A Londra era una ragazzina, ma già la grande favorita e rispettò il pronostico grazie a dei nervi d’acciaio, per poi dedicare l’oro ai terremotati della sua Emilia Romagna. Nella fossa uomini gli azzurri impegnati saranno Giovanni Pellielo, veterano della spedizione italiana a Rio con i suoi 46 anni, alla settima partecipazione ai Giochi e già medagliato tre volte (2 argenti e un bronzo tra il 2000 e il 2008).

È stato anche pluricampione del mondo e per coronare una carriera da sogno gli manca solo l’impresa più bella, quell’oro olimpico che a Londra 2012 venne sfiorato dal carabiniere Massimo Fabbrizi, battuto soltanto allo spareggio dal croato Giovanni Cernogoraz.

Nel frattempo le regole del tiro sono cambiate, e adesso dopo le eliminatorie si riparte da zero fino al «medal match» per l’oro: gli azzurri, pur non gradendo la novità, hanno continuato a essere super competitivi. Basti pensare all’argento mondiale di Pellielo l’anno scorso a Lonato e ai trionfi europei suoi e di Fabbrizi. La Rossi è stata meno efficace ma ha meritato comunque la chiamata per i Giochi carioca, nonostante la carta olimpica per l’Italia fosse stata ottenuta da un’altra tiratrice, Silvana Stanco.

E SAN MARINO SOGNA. Italiane di nascita sono anche le sorelle Perilli, Arianna ed Alessandra, che però qui gareggiano per San Marino e con possibilità di medaglia, che sarebbe la prima olimpica per la piccola Repubblica. Intanto Alessandra ha già vinto in Coppa del mondo a Nicosia. In attesa della gara Rossi, Fabbrizi e Pellielo si allenano sotto l’occhio del ct Albano Pera e all’unisono dicono che «dipendiamo solo da noi stessi». «Non penso alle rivali», dice la Rossi, «ma solo a me. Sto bene, e in pedana sarò da sola con i piattelli. I conti si faranno alla fine».

«Belle sensazioni», garantisce di averle anche Pellielo, consapevole di aver «fatto tutto ciò che potevo. Per questo mi sento sereno e felice per essere qui a disputare un’Olimpiade a 46 anni quando in altri sport sei già vecchio a 30. Anch’io temo principalmente me stesso. Sono molto... pericoloso ma sono pronto a confrontarmi col mio alter ego e se lo batto frantumo ogni piattello».

TAPPA NELLE FAVELAS. Il religiosissimo Pellielo, che in caso di medaglia vuole regalarsi un’escursione alla favela di Rocinha, è anche uno che sa dare il giusto peso alle cose. «Ho pianto per delle sconfitte», dice, «ma quello è stato lo sfogo momentaneo per una delusione agonistica. Mancare di nuovo l’oro mi dispiacerebbe, ma altro turba l’esistenza. Prendersela sarebbe un’offesa al mondo che sta intorno, ad esempio la gente delle favelas».

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