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08.08.2016

Basile, judo d'oro
«La mia arma?
La sofferenza»

«È stato un anno allucinante. Sono riuscito a trasformare la sofferenza e il dolore in armi da usare sul tappeto contro i miei avversari. In tanti mi dicevano di smettere, che non sarei mai diventato un campione: ecco questa medaglia la dedico anche a loro. La vedete questa medaglia d’oro al collo?».

Fabio Basile, il campione olimpico numero 200 della storia italiana, dopo aver lottato da protagonista assoluto sul tatami, approfitta della conferenza stampa per togliersi qualche sassolino, e dedicare questa impresa ironicamente anche a tutti coloro che non hanno creduto in lui, a tutti quelli che pensavano non avesse la stoffa del campione. Poi una dedica più intima, alla fidanzata Sofia certo, judoka come lui, ai genitori che gli hanno insegnato i valori della vita, ma appena vinta la finale, in ginocchio su quel tappeto, Fabio Basile, ha guardato verso il cielo e ha pensato prima di tutto al nonno che non ha mai avuto: «Ho perso mio nonno ancor prima di nascere, il mio primo pensiero è stato per lui - ha aggiunto - Avrei voluto mi vedesse campione olimpico, la sua assenza per me è un grande dolore».

La fidanzata Sofia certo, judoka come lui, i genitori che gli hanno insegnato i valori della vita, ma appena vinta la finale, in ginocchio su quel tappeto, Fabio Basile ha pensato prima di tutto al nonno che non ha mai avuto. Un’oro che ha un sapore speciale: «È un onore per me essere accanto a 199 campioni olimpici italiani - ha aggiunto - Questa vittoria mi ripaga di tanti sacrifici. So di essere un pò una testa matta ma grazie al judo sono diventato un uomo». Nella giornata tinta d’azzurro, appena mezzora dopo, è arrivato anche l’oro nel fioretto, con Daniele Garozzo fregato proprio sul tempo da Basile: «Non importa davvero - ha spiegato strillando più volte di gioia davanti ai giornalisti - Chi se ne frega dai. Ho vinto la 201, sono contento per Fabio».

Una vittoria che ancora non riesce a gustarsi fino in fondo: «Quando ho visto la luce accendersi, sono fuori di testa - ha aggiunto - È una cosa assurda, ci vorrà del tempo per metabolizzarla». Ora tornerà a dedicarsi ai suoi studi, frequenta il terzo anno di medicina, e alla sua passione preferita: il calcio. «Non vedo l’ora di andare a giocare sulla spiaggia di Copacabana - ma prima voglio aiutare i miei compagni a vincere una medaglia nella prova a squadre. Dopo saranno solo partite. Il prossimo anno però voglio recuperare il tempo perso negli studi: li ho trascurati troppo, ma almeno ne è valsa la pena».

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