20 gennaio 2019

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15.06.2011

Ricordate il sinistro di Manetti? «Due rigori, due gol a Chimenti»


 Alessandro Manetti realizza uno dei due rigori contro la Salernitana, era il 23 dicembre '94 FOTO EXPRESS
Alessandro Manetti realizza uno dei due rigori contro la Salernitana, era il 23 dicembre '94 FOTO EXPRESS

Ale Manetti è ancora nel cuore di molti. Partiva e spesso non lo prendevi, talento da vendere e sinistro di velluto. Ricordate quella punizione nel recupero sotto la Curva Sud con la Fiorentina? Proprio quella, più di quattordici anni fa. Il pallone pareva non dovesse scendere mai, la maligna parabola morì invece all'incrocio dei pali nonostante il volo di Toldo. Prima l'autorete di Falcone, quindi il pari di Batistuta, poi la gemma di Alessandro. Il Bentegodi al solo pensiero trema ancora.
Fu proprio lui l'ultimo ad andare due volte dal dischetto, a fare doppietta, chiamato a scegliere lo stesso angolo o a cambiarlo. Dilemma di sempre, subdolo punto di domanda che domenica deve aver attraversato per un attimo anche la testa di Nicola Ferrari.
Ricorda tutto Manetti, a Coverciano davanti a una bistecca fiorentina (guarda caso) fra una lezione e l'altra al corso di Seconda categoria nel giorno del suo trentanovesimo compleanno. Con lui anche Gianluca Falsini e Leo Colucci, compagni di banco gialloblù. Era il 23 dicembre del '94, in serie B, contro la Salernitana del primo Delio Rossi che quell'anno arrivò quinta sfiorando la promozione ma che quel giorno dovette inchinarsi alla dura legge del Bentegodi e alla freddezza del suo campioncino. «Non fu facilissimo, davanti avevo uno specialista come Chimenti. Ne aveva presi molti, per i tiratori era una specie di spauracchio. Ma sapevo che molto dipendeva da me». Manetti fu perfetto al minuto 19 e glaciale al minuto 42, con quelle due traiettorie pulite alla destra del portiere che nemmeno Zoff e Buffon avrebbero sfiorato. Non tutto però filò liscio. «L'arbitro mi fece ripetere il secondo, a quel punto scelsi la soluzione più immediata. Una bella botta, senza pensarci troppo». I portieri lui amava guardarli, quasi fino alla fine. «Battezzavo un angolo prima di prendere la rincorsa, ad un metro dal pallone alzavo gli occhi. Se lui aveva cominciato il movimento per andare da una parte io la mettevo dall'altra». Il punteggio quel giorno lo arrotondarono Lamacchi e Ficcadenti dopo il gol proprio di Roberto Breda, ora in giacca e cravatta sulla panchina della Salernitana. Coincidenze del calcio.
Manetti ora vive ad Arenzano, in uno splendido angolo di Liguria. Tre anni fa ha sposato Alessia, conosciuta ai tempi del Genoa. Aveva appena lasciato Verona, dopo sei campionati e 168 presenze fra Mutti, Perotti, Cagni, Maddè e il primo Prandelli più due promozioni in serie A.
«Verona per me rimane un ricordo vivissimo - ricorda l'ex centrocampista dell'Hellas -. La passione della gente, la città, la storia, quella straordinaria voglia di calcio. Seguo l'Hellas, impossibile farne a meno. Troppi momenti mi riportano a Verona, non solo partite ma anche tanti amici».
Arrivò dall'Acireale il primo anno di Mutti, prima vera verifica dopo essere uscito dalla scuola-Lazio. Con Pessotto e Inzaghi ma anche Cefis e Furlanetto. Al timone di quel gruppo di tanti baby e qualche veterano preso dalla C c'è Bortolo Mutti. Il suo futuro adesso è in panchina, la strada è già tracciata anche se il suo ultimo campionato col Borgorosso Arenzano, girone A di serie D, non è stato dei più fortunati con il penultimo posto, appena sei vittorie in 38 giornate e la retrocessione in Eccellenza. Capita. Tutto fa esperienza, così gli direbbero i vecchi maestri Attilio Perotti e Cesare Prandelli. Anche se lo sguardo di Ale adesso è tutto rivolto ad un Hellas che sente sempre un po' suo. Anche lui farà il tifo per i ragazzi che cercheranno di andare in B. «Il Verona deve farcela - conclude - ha la convinzione giusta e una condizione invidiabile. Il risultato dell'andata è ideale, anche se non dà certezze assolute. Ci vorrà tanta determinazione, personalità, carattere. Salerno non sarà un ambiente facile, ma l'Hellas ha tutto per poter superare alla grande anche questo ostacolo. Dopo tanta serie C è ora che la società, la piazza, la gente e il Bentegodi tornino a respirare calcio vero».

Alessandro De Pietro
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