20 gennaio 2019

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22.03.2014

Quando Ferroni segnava alla Juve e marcava Diego

Mauro Ferroni con Diego Armando Maradona
Mauro Ferroni con Diego Armando Maradona

Silenzio, parla Ferroni. Ricordate? Sì, proprio lui, il mastino dello scudetto. Quello che marcava Maradona, in silenzio. Quello che nelle foto ha sempre il sorriso leggero, quello che non ha mai cercato le luci della ribalta, nè le interviste o le foto sui giornali. Lui c'era. E basta. Quello che viene dopo Garella e prima di Marangon nella «poesia» dello scudetto.
Ma sì, chiedi a un ragazzo com'era il Verona dello scudetto... «Garella, Ferroni, Marangon, Tricella, Fontolan, Briegel...». Come la grande Inter: «Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi...». O come il grande Milan: «Cudicini, Anquilletti, Schnellinger, Trapattoni, Rosato, Malatrasi...». Oppure, come l'Italia di Bearzot: «Zoff, Gentile, Cabrini...». Poesie, non solo squadre. Mauro Ferroni esce così dal silenzio. Gioca d'anticipo, come faceva una volta. C'è Samp-Verona che batte alle porte, mai come questa è la sua partita. Di là, 8 anni straordinari, il passaggio da promessa a campione, la fascia di capitano, la stima di tutti. E un gol, uno solo, indimenticabile. Infatti c'è ancora negli spogliatoi blucerchiati di Marassi.
Lui che affonda la Juve, il poster di un'epoca che non c'è più. Di qua, a Verona, tutto il resto. La consacrazione, lo scudetto, le Coppe, l'affetto della gente che lo ha amato per quello che diceva sul campo e per quello che faceva fuori. Mai sopra le righe, mai troppo o troppo poco, il Mauro. Poche foto e tante cose. Poche parole e tanti fatti. Prima e dopo. Perchè quando ha smesso, se n'è uscito in punta di piedi, come sempre. Mai un'intervista, mai una comparsata, coerente anche troppo, rigoroso fino all'estremo, esigente con se stesso e con gli altri. Lo scudetto è lontano (o vicino?) quasi trent'anni. Se non è la prima intervista, poco ci manca. Perchè, Ferroni? «Perchè sono fatto così e in fondo non mi dispiace. Perchè il passato è passato e a me piace guardare avanti, senza nostalgia, senza restare aggrappato a tutti i costi ai ricordi. Li ho, sono felice di averli, li tengo dentro di me. Ma la vita va avanti, no?»
Coerente a costo di evitare anche le rievocazioni dello scudetto...
«Coerente con me stesso, come ho sempre cercato di essere, tutto qua. Ognuno di noi vive le cose alla sua maniera ed è giusto rispettare le scelte di tutti. Io ho sempre pensato che il calcio fosse una parentesi della mia vita e che un giorno si sarebbe chiusa. È successo, ho voltato pagina. Orgoglioso di quello che ho fatto, di quello che ho dato e di quello che ho avuto».
La gente si chiede, dov'è finito Ferroni?
«Sono qua, vivo a Verona, questa è diventata la mia città. Qui ci sono i miei amici, qui sento sempre un grande affetto ed è una cosa bellissima. I tifosi che mi riconoscono, che mi fermano, che ricordano. Bello. Questo vuol dire tante cose non solo lo scudetto».
C'è il calciatore e c'è l'uomo, questo vuoi dire...
«Esatto. A me fa piacere se ricordano il giocatore Ferroni, ma ancora di più se apprezzano l'uomo Mauro. Perchè il calciatore passa, tutto il resto rimane».
Di te hanno sempre detto: bravo e serio, un ragazzo per bene...
«E questa è un'altra cosa che non cambierei con niente al mondo. Ho sempre cercato di essere me stesso, di comportarmi bene, di rispettare gli altri ed è bello se la gente te lo riconosce. Vuol dire che pensavi delle cose e sei riuscito a realizzarle. Ho sempre pensato che i valori più belli sono quelli che uno ha dentro e cerca di difendere per tutta la vita. Non conta apparire, conta essere. Come in campo...»
Cioè?
«Io ho sempre cercato di parlare con i fatti, con l'impegno, la passione, la serietà. Penso che un giocatore debba essere giudicato per quello che fa. Non per le foto o le interviste sui giornali. Nn è mai stato un problema, quello».
C'è Samp-Verona, la tua partita...
«Lo so e non chiedermi da che parte sto, se faccio il tifo per l'una o per l'altra. Sono state due storie molto belle della mia vita, due tempi di una partita che non posso dimenticare. Le emozioni, tutte, dalla prima all'ultima, sono dentro di me.
Quanto al presente, il Verona è la rivelazione del campionato e anche la Samp sta facendo bene dopo un avvio difficile. Meglio di così...».
Samp-Juve 1-0, gol di Ferroni,.. «Ogni volta che vado a Genova me lo ricordano. Bella storia, sì, ma è ancora più bello vedere che dopo una vita, la gente blucerchiata ti ricorda ancora come l'avessimo giocata ieri».
Il Verona è lo scudetto...
«Il Verona è lo scudetto, ma non solo quello. Il Verona è un gruppo di amici, è affetto, è semplicità. Il Verona è ripensare a quello che è successo, condividere per sempre un'emozione senza tempo. E' sentire la gratitudine della gente, per la strada, nei bar, dovunque vai. Abbiamo fatto qualcosa che resterà per sempre».
Scegli una foto, un brivido...
«Torno a Belgrado, alla partita con la Stella Rossa, una sera speciale. Ci sentivamo dentro una gabbia di leoni, una marea di spettatori, un ambiente molto difficile. Vincere là, fu una sensazione bellissima, unica. Una liberazione, un'esplosione di gioia. Se devo scegliere una partita, quella è per sempre».COPYRIGHT

Raffaele Tomelleri
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Cagliari - Empoli
Fiorentina - Sampdoria
Frosinone - Atalanta
Genoa - Milan
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Juventus - Chievoverona
Napoli - Lazio
Roma - Torino
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Spal - Bologna
Udinese - Parma
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