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10 dicembre 2018

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11.02.2012

Manfredini e Sambo, un divorzio senza sorrisi

Christian Manfredini in maglia rossoblù. Ha rescisso il contratto con la Sambonifacese FOTO EXPRESS
Christian Manfredini in maglia rossoblù. Ha rescisso il contratto con la Sambonifacese FOTO EXPRESS

«Un vero signore. Un professionista eccezionale. Non ha chiesto nulla più di ciò che gli aspettasse». Non ha dubbi il presidente della Sambo Maurizio Mazzon nel «salutare» Christian Manfredini. Nei giorni scorsi è stato lo stesso massimo dirigente della Sambo a chiedere la rescissione di contratto all'ex giocatore del Chievo e della Lazio. Una decisione voluta dalla società dell'Est veronese non contenta delle prestazioni fornite in campo dal centrocampista e desiderosa di tagliare il monte ingaggi. Giocatore che in estate era stata visto dagli stessi dirigenti come l'affare del calcio mercato, utile per aumentare le quotazioni della Sambo. I fatti adesso raccontano un finale diverso. Un rapporto interrotto in modo unilaterale e che ha preso alla sprovvista lo stesso Manfredini, autentico leader calatosi con umiltà sin dal primo giorno di ritiro, in quel di Vallarsa, nella realtà di una piccola società professionistica. Un atteggiamento che ha riscosso la simpatia e la sincera amicizia di tutti i giocatori, anche loro rimasti basiti dalla decisione dei vertici di «tagliare» il "Manfre". E lui come ci è rimasto? Cosa gli è passato per la testa? Cosa sta facendo? E ancora. Continuerà a giocare? Tutte domande che abbiamo girato allo stesso Manfredini, finalmente raggiunto, dopo più tentativi negli ultimi giorni, al telefonino. «Mi dispiace non ho visto le chiamate. Sarò stato a giocare con il mio bambino», risponde con la consueta carica di simpatia. La voce è inizialmente bassa e lontana poi si schiarisce e arriva nitida. «A proposito prima di rispondere alle domande permettetemi un piccolo appunto, tra persone che amano la sincerità e non si nascondono dietro a un dito. Non ho molto gradito un paio d'aggettivi usati, sul giornale, nei miei confronti. Per carità nessuna volontà censoria. Ognuno fa il suo lavoro e non è il voto, negativo o positivo, che affibbiate al lunedì a noi giocatori che possono cambiare i rapporti. È che certi giudizi molto categorici, a mio avviso, non si devono fare. È sufficiente scrivere se uno ha giocato bene o male; lasciate da parte certi sostantivi. Il bello è che io non leggo i giudizi, non l'ho mai fatto in tutti questi anni di carriera, ma poi gli amici ti chiamano, leggono i vostri commenti. Detto queste, e senza alcun rancore, sono a vostra disposizione». Partiamo allora dall'incontro con il presidente della Sambonifacese Maurizio Mazzon. «Calma - attacca l'ex centrocampista rossoblù - non ho alcuna intenzione di scendere in polemica con nessuno. Sull'argomento non c'è nulla da dire». E invece si sbaglia. Forse è esattamente il contrario. «Allora mettiamola così: il calcio non è fatto per tutti». Non sembra proprio una dichiarazione di pace. «Confermo quanto detto - continua -. Punto e a capo. Come voi avete diritto di commentare e dare giudizi così penso di poter fare anch'io». Va bene. Ci dice se almeno si aspettava d'interrompere a metà stagione il suo rapporto di lavoro con la Sambo? «L'ho saputo nell'ultima settima di gennaio - aggiunge l'ex esterno del Chievo -. Se me l'avessero comunicato prima forse avrei avuto il tempo per trovarmi una nuova situazione. Invece adesso devo stare fermo. Non posso nemmeno scendere di categoria, nei dilettanti, per giocare. Le norme federali sono chiare. L'unica possibilità è l'estero. Sinceramente non è il caso». Ripeto se l'aspettava? E cosa ha detto a Mazzon? «Semplicemente sono rimasto senza parole. Nulla più. Inutile andare avanti con queste domande. Quello che pensavo ve l'ho già detto. Basta». Come trascorre ora le domeniche? «Le dedico a mio figlio e nei giorni feriali ho più tempo per seguire la mia scuola calcio che ho a Battipaglia, dove vivono i miei genitori». Andrà a vedere la Sambo? «No e per due motivi: il primo è che sono lontano da Verona, il secondo è che non è mai stata mia abitudine andare allo stadio a guardare le partite delle mie ex squadre. Della Sambo comunque so ancora molto. Mantengo ottimi rapporti d'amicizia con i giocatori. Ci sentiamo spesso». Capitolo chiuso con il calcio? «Assolutamente no. Continuo ad allenarmi - conclude Manfredini - e voglio tornare in campo anche se non sarà per quest'anno. Ho tanta voglia di divertirmi correndo dietro ad un pallone e rimettermi in gioco».

Stefano Joppi
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