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11 dicembre 2018

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01.05.2013

L'Hellas sorride con il «trio della samba»

I brasiliani del Verona in relax prima dell’allenamento dei gialloblù a Sandrà. Jorginho «lucida» le scarpe a Rafael, Martinho osserva divertito
I brasiliani del Verona in relax prima dell’allenamento dei gialloblù a Sandrà. Jorginho «lucida» le scarpe a Rafael, Martinho osserva divertito

Un motore brasiliano. Affidabile. Già testato. Potente. Verona è casa loro ormai. Rafael ci vive da sei anni, Jorginho anche, Martinho è sulla buona strada. Ragazzi d'oro, ma non solo. Fantasia al potere? Soprattutto concretezza, il vecchio stereotipo del carioca funambolico va rimodellato. Vale forse per Martinho, sempre col dribbling pronto come il suo mito Kaka ma sempre essenziale. La storia dei brasiliani all'Hellas è un cerchio limitato. Tredici appena, prima di quelli di oggi. Nicolas compreso. Da meteore pure come Anderson, Babù, Gladstone, Reinaldo e Da Silva, ai lampi di Adailton e Farias, da un pezzo pregiato come quel fuoriclasse di Dirceu alle foto antiche di Clerici e Da Costa, di Delvecchio e Porta, ancora oggi il miglior marcatore della storia del Verona. Rafael, Jorginho e Martinho sarebbero titolari nella formazione ideale di molti allenatori di B. Brasiliani anomali, dove la sostanza viene prima della forma. CERVELLO FINE. Sta giocando sempre Jorgingo. E bene. Insostituibile. «Un giocatore vero», continua a ripetere Mandorlini, che qualche volta prova Giorgio anche da centrale in difesa. «Dove lo metti, lui va», la fotografia del mister, a cui è venuto naturale dare fiducia al suo talento e farlo lievitare come succedeva coi giovani dell'Atalanta. Un mare di passaggi per tessere al meglio la tela di una manovra sempre più pulita quando passa dai suoi piedi. Jorginho in questi mesi ha dimostrato di avere un'altra dote preziosa: la stabilità mentale. Mai distratto da voci e sirene, da un mercato che tutti i giorni tira in ballo il suo nome e lo accosta a grandi club. Poteva finire fuori strada, ha mantenuto la retta via. Jorginho è più europeo che brasiliano, freddo come impone il suo ruolo. «Giocatore moderno, il prototipo del calcio del futuro», si sussurra nelle stanze del calciomercato, dove Jorginho continua ad andare molto di moda anche se il Milan mantiene una corsia preferenziale. Unico cruccio l'Europeo mancato con l'Under 21, colpa di cavilli burocratici e pieghe regolamentari sulla doppia nazionalità non recepite totalmente dalla Fifa che gli hanno tolto un premio meritatissimo e una straordinaria vetrina. FINTA E CONTROFINTA. L'apriscatole preferito da Mandorlini doveva fare il vice Hallfredsson. «Attenzione però, Martinho ha grande versatilità», disse Sean Sogliano il giorno dell'annuncio. Proprio così. Non è il solo nel Verona, dove tanti possono andare in molte zone del campo. Di certo è quello a cui daresti per primo la palla quando devi inventare qualcosa e il muro del tuo avversario si fa ogni minuto più alto. Martinho ha fatto il terzino e l'attaccante segnando la bellezza di nove gol, di cui sette in trasferta, e senza mai andare sul dischetto. Il suo sinistro difficilmente perdona, il suo gioco di gambe ancora oggi è un rebus di difficile lettura per tanti difensori. Il Verona ha in mano la metà del suo cartellino, che riscatterà il prima possibile e a una cifra già fissata l'estate scorsa, quando il Catania non credeva di avere nella sua folta schiera di sudamericani anche uno che parla l'identico linguaggio di Barrientos, Bergessio ed Izco. PORTA SBARRATA. L'impronta dei suoi guantoni è forte sul campionato dell'Hellas. Mai così bravo, sicuro, maturo. Merito suo, di un'asticella che Rafael continua ad alzare senza ancora sapere dov'è il punto più alto. Margini ancora segreti a tutti. «Il carattere ha fatto la differenza», ha sempre sostenuto Ermes Morini, allenatore per un giorno ad Ascoli ma soprattutto preparatore di Rafael nelle lunghe giornate di Sandrà. Il Bentegodi ha smesso di mugugnare per certe esitazioni che non fanno più parte del suo bagaglio. L'Hellas ha la miglior difesa del campionato ed il portiere giusto anche per i prossimi anni, quelli che serviranno a Rafael per scalare la classifica dei giocatori col maggior numero di presenze della storia del Verona. Con le prossime tre sarà ad una partita da Domenico Volpati, decimo con 241 gettoni, a due da Giancarlo Savoia e a 12 da Paolo Sirena. Il primato di Luigi Bernardi, centromediano degli Anni Trenta, è lontano 99 presenze. La scalata sarà naturale, con un contratto fino al 2015 ed un rendimento diventato ormai certificato di garanzia. Pronto all'ennesimo salto, quello più bello.

Alessandro De Pietro
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