20 gennaio 2019

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11.09.2012

«Ingiusto restare a casa dal Mondiale»

Damiano Cunego
Damiano Cunego

Una stagione impostata tutta sul Mondiale di Valkenburg (con il ct Bettini che lo indicava, sin da gennaio, come uno dei protagonisti) mandata all'aria dalla decisione del presidente federale Renato Di Rocco di escludere dalle convocazioni in azzurro gli atleti coinvolti in indagini sul doping: Damiano Cunego (il suo nome è presente tra gli indagati all'interno dell'inchiesta di Mantova, aperta oltre tre anni fa, per la quale, visti gli atti, a differenza di altri atleti, mai è stato fermato dalla propria squadra e per la quale l'atleta ha sempre dichiarato la sua estraneità) deve fare i conti con questo «fulmine a ciel sereno», piombato proprio nei giorni della Vuelta.  Anche questo spiega la presenza senza acuti dell'atleta della Lampre alla corsa spagnola e un bilancio inferiore a speranze e attese.  

Cunego, si era presentato alla Vuelta col preciso obiettivo di dare segnali al ct Bettini per il prossimo Mondiale.
«Tutto, invece, ha perso di significato dal momento dell'esclusione dalla maglia azzurra di chi è coinvolto in vicende giudiziarie. A quel punto la Vuelta ha perso di significato per me. Gli stimoli sono venuti meno. Ero intenzionato a interpretare la Vuelta come cercatore di tappe».

Non ha mai nemmeno sfiorato la vittoria.
«Tutto si è rivelato più difficile nell'azzeccare le fughe giuste. Non c'erano, tra l'altro, percorsi durissimi in cui cercare la fuga di forza».

Come ha saputo dell'esclusione dalle convocazioni?
«Quando è uscita la notizia su "La Gazzetta dello Sport" e da una telefonata arrivata dalla mia squadra».

Bettini le ha telefonato?
«No».

Qual è stata la sua reazione immediata?
«Non la ricordo. Di sicuro non mi aspettavo una notizia simile. Tempo fa avevo avuto parole positive da parte di Bettini. Mi avrebbe portato a Valkenburg, mi aveva detto di lavorare sereno, anche per zittire certa stampa e di fare tutto per il meglio».

E ora?
«Cosa posso farci? Sono scelte politiche. Sono dentro un'inchiesta in cui non c'entro, ma il mio nome l'hanno fatto. E allora fuori tutti... Non lo trovo giusto. Dopo la notizia ho solo cercato di fare la Vuelta in modo dignitoso per me, di fare risultato per me stesso».

Ma?
«Gli stimoli ti vengono a mancare. Tutto il mio lavoro era stato incentrato sul Mondiale, per essere esplosivo a Valkenburg. Ho rinunciato a tutti gli allenamenti per i grandi giri. L'avessi saputo, avrei cambiato tipologia di allenamento, avrei fatto più "dietro derny", meno salite lunghe. Sono stato penalizzato. Non faccio il Mondiale e, di conseguenza, non ho fatto bene la Vuelta».

Come è il suo stato di forma?
«La condizione è discreta, alla Vuelta ho tenuto duro tutti i giorni, ho sostenuto comunque un buon lavoro».

Ha pagato il fatto di non aver corso nei quaranta giorni precedenti?
«Sicuramente. L'avevo messo in preventivo, ma sapevo che mi sarei ritrovato più energie strada facendo. L'idea era giusta ma poi sono subentrate circostanze negative».

Sa qualcosa dell'inchiesta di Mantova?
«Non voglio pensarci. Sembra che a dicembre si saprà. Poi vedremo. Per ora so solo che il presidente Di Rocco ha deciso di escludere i coinvolti dalla nazionale».  

Uno choc...
«Non ci sono, a quanto sappia, regole scritte, ma se uno si sveglia al mattino e decide che è così, non so cosa pensare».

Ci saranno altre occasioni per il Mondiale.
«Mi auguro che alla prossima occasione, l'anno prossimo, a un mese dall'appuntamento iridato, non tirino fuori la stessa idea. Finché questa inchiesta non sarà chiusa, la tireranno sempre fuori prima degli appuntamenti importanti, dei grandi giri o del Mondiale, come hanno sempre fatto».

L'Associazione corridori ha contestato la scelta federale.
«Ha provato a fare la propria parte, ha fatto il suo dovere. Ma non ci sono regole logiche. Se ci saranno aspetti legali da affrontare, saranno gli avvocati a ponderare il da farsi. Sicuramente a uno come me, estraneo a vicende poco chiare, sembra di subire un'ingiustizia. Poi vedremo come comportarci».

Qual è il suo stato d'animo?
«Tranquillo, ma, ovviamente, un po' seccato per questa vicenda. Cercherò di concludere bene la stagione, soprattutto per me stesso».  

Ha lasciato Verona e Cerro e si è trasferito a Lugano: perché?
«Ho voluto provare questa nuova esperienza. A Cerro e Verona, del resto, c'ero poco essendo sempre in giro. Conosco bene questa zona e so che ci sono percorsi ottimi per l'allenamento. E poi la nostra società è da tempo operante in Svizzera».

Resterà alla Lampre?
«Molto probabilmente sì. Ormai manca solo la firma».  

Niente alternative?
«Ti guardi intorno e valuti che l'unica realtà italiana Pro Tour, per me, è la Lampre. A questo punto della mia carriera non cerco tante altre cose in giro. Ho parlato anche con tanti colleghi e andare all'estero presenta pro e contro. Io sto bene qui, alla Lampre».

Quali obiettivi può inseguire adesso?
«Resta ben poco. L'appuntamento più importante è il Giro di Lombardia. In questa settimana, farò uscite tranquille, di recupero e mantenimento. Sabato prossimo correrò il Memorial Pantani, più come allenamento perché il giro finale è piatto, non adattissimo a me. La domenica del Mondiale, il 23 settembre, farò l'allenamento lungo perché non ci sono gare in alternativa».  

Chiusura?
«Sarò alla Milano-Torino e, dopo il Lombardia, a Giro dell'Emilia e Trofeo Beghelli».

Renzo Puliero
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