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13 novembre 2018

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02.05.2011

Papa Wojtyla disse a Tricella:
così giovane, già capitano?

Il Verona che venne ricevuto da Papa Wojtyla, nel settembre dell’82, alla vigilia della partita dell’Olimpico
Il Verona che venne ricevuto da Papa Wojtyla, nel settembre dell’82, alla vigilia della partita dell’Olimpico

La mattina del 18 settembre 1982 i giocatori del Verona, dirigenti, autorità, qualche tifoso, si recarono in udienza da Papa Karol Wojtyla, nella residenza estiva di Castelgandolfo, non sapevano che stavano incontrando un Santo, un Papa dalle eccelse virtù che avrebbe dato nuovi impulsi alla Chiesa Cattolica mutando con i suoi infaticabili e benefici interventi il corso della storia.
Era una giornata di magnifico sole, calda e luminosa. Il Verona appena promosso in A si apprestava al difficile confronto con la Roma. L'incontro era stato organizzato da Antonio D'Agostino, vice presidente gialloblu, noto per gestire i ristoranti e bar della stazione Porta Nuova. Un commerciante astutissimo che con i suoi "di cui" cercava d'impreziosire discorsi generosi quanto sgangherati.
" Oh Verona, oh Verona" con questo saluto Papa Wojtyla fece il suo ingresso nella sala delle udienze private, a braccia aperte quasi volesse stringere tutti a sé con il massimo affetto. Sorridente e avvolto da un alone di profondo misticismo. Un'atmosfera di toccante commozione aveva coinvolto tutti. Lo sguardo del Papa era di straordinaria dolcezza, un atteggiamento da vecchi amici che s'incontrano dopo tanto tempo. Pensandoci ancor oggi la sua figura emanava una luce di bontà, una straordinaria magia. Papa Wojtyla aveva permesso che lo storico evento fosse ripreso dalla telecamere di Telenuovo.
Tino Guidotti, presidente del Verona, accorse ad accogliere Sua Santità s'inginocchiò a baciargli l'anello con tale violenza da sbattere sul pavimento il ginocchio destro, mettendo in allarme il dottor Giuseppe Costa, medico sociale dei gialloblu. Guidotti ossequioso cerimoniere raccontò al Papa: "Questa è la squadra di una città di provincia, ricca di storia e di valori, appena promossa in A dopo lunghe sofferenze in serie B. Un gruppo unito, ricco d'entusiasmo, che sa lottare e sacrificarsi contro squadre molto più potenti che rappresentano grandi città ".
Wojtyla lo rincuorò :" Si ricordi che nessuno parte sconfitto. Deve battersi con tutte le sue forze, giocare con il massimo impegno, con coraggio rispettando la lealtà, la correttezza, il senso del dovere e i risultati arriveranno". Il Papa parve sorpreso che all'udienza non fossero presenti le mogli e le fidanzate. Guidotti spiegò "il Verona si appresta ad incontrare la Roma nella seconda partita della serie A e non può distrarsi".
" Mai demoralizzarsi" incitò con voce carezzevole il Papa. "Non ci sono imprese impossibili solo imprese che non si riescono a compiere ". Il Papa che in gioventù aveva giocato anche a calcio e conosceva le regole, i compiti di ciascun calciatore, appariva gioioso di trovarsi fra giocatori di provincia pieni di doti. Wojtyla parlava dando a ciascuno del lei. Il sorriso luminoso, gli occhi curiosi, mascherava senza fatica le sofferenze per i colpi di pistola esplosi da Alì Agca, in piazza San Pietro. Ebbe per ciascuno dei presenti una parola d'amore e donò a tutti un rosario. A Tricella disse: " Lei così giovane è il capitano ?" Invitò Garella a non distrarsi perchè se sbaglia il portiere sono guai grossi. Elogiò Bagnoli e i suoi collaboratori. Il Papa s'interessò di tutto.Vedendo il massaggiatore Stefani con una braccio ingessato per una caduta dalle scale, commentò: "E' indubbio che il suo lavoro è dimezzato". Volle sapere quanti figli aveva il magazziniere Manfrin. A me chiese se ero venuto per descrivere l'incontro sul giornale L'Arena di Verona.
Parlò in polacco con Zmuda, infortunato, che era anche capitano della nazionale polacca, accompagnato dalla moglie Maria. A Claudio Travenzolo, storico leader dei tifosi gialloblu, lasciò un invito: " Siate bravi. Tifate allegramente". Posò con naturalezza per una foto di gruppo. Il vice sindaco Segato portò il saluto della città di Verona e offrì alcuni doni in ricordo della nostra splendida città. Prima di abbandonare la sala Wojtyla impartì una benedizione e si ritirò a parlare con Zmuda e la moglie per conoscere i loro giudizi sul governo comunista della Polonia. I comunisti polacchi governavano con durezza e senza libertà di pensiero.
Nel cortile di Castelgandolfo Bagnoli tornò ad infilarsi i calzoncini corti. La partita con la Roma si concluse con una sconfitta su rigore al 90' per un fallo veniale di Garella su Falcao. Il Verona fu ripagato dall'ingiustizia con diciassette risultati utili consecutivi che gli valsero, per la prima volta nella sua storia, l'ingresso in coppa Uefa. La benedizione del Papa Santo aiutò segretamente il Verona nell'84-85 alla conquista dello storico scudetto, l'unico raggiunto da una provinciale.
Oggi sappiamo che san Wojtyla ha pregato, in segreto, per quel miracolo.

Valentino Fioravanti
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