20 gennaio 2019

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17.01.2014

Il cuore di Lulù  «Vado in Curva e amo il Verona»

Andrea Mandorlini abbraccia Franco «Lulù» Bergamaschi, ex di Hellas e Milan. FOTOSERVIZIO EXPRESS
Andrea Mandorlini abbraccia Franco «Lulù» Bergamaschi, ex di Hellas e Milan. FOTOSERVIZIO EXPRESS

Un tifoso speciale per i ragazzi di Mandorlini. «Domenica sera non mancherò, sarò in curva con i ragazzi del I° febbraio». Franco Bergamaschi, detto Lulù per le sue movenze leggere e aggraziate in campo, non ha mai smesso di amare il Verona. Prima in campo, adesso sugli spalti. Bergamaschi, oggi sessantaduenne, è il vice di Massimo Pavanel alla Primavera dell'Hellas. Ha giocato nel Verona negli Anni Settanta per quattro stagioni prima dal '70 al '73 e poi nel camponato '79-'80. Ed è rimbalzato agli onori della cronaca grazie alla «mitica» gara del 20 maggio '73 - quando i gialloblù sconfissero cinque a tre il Milan togliendo di fatto al Diavolo uno scudetto già vinto -, disputando una partita straordinaria, che l'anno successivo gli valse proprio la chiamata del club rossonero. Domenica sera Franco sarà doppio ex. Più semplicemente lui si definisce «un grande amante del Verona. Un tifoso che non molla mai e vuole esserci sempre. E quando il Verona è retrocesso più di dieci anni fa in B ho iniziato a seguirlo ancora di più».
In tutta Italia. Sempre con gli stessi amici. «Andremo in pulmino. Penso si partirà intorno alle 16. Porto una sciarpa e metto una felpa dell'Hellas. Perché quando si tifa bisogna avere addosso il gialloblù. Io, comunque, non tifo mai contro. Ma sostengo i miei giocatori. Non sono per le offese, visto che la mia precedente vita da calciatore mi ha insegnato cosa vuol dire andare in campo e vivere tutto quello che ti sta attorno».
Tifoso vero Lulù. «C'ero a Busto Arsizio, il giorno dello spareggio con la Pro Patria. Penso che quella sia stata forse l'emozione più forte da tifoso. Perché il Verona era ad un passo dalla C2». E chissà che cosa sarebbe successo poi. Franco colleziona emozioni da tifoso vero. «C'ero a Salerno, il giorno del ritorno in B. C'ero pure a Sorrento. E purtroppo c'ero anche a Pescara quando il Verona ha perso la via per la promozione». Non è finita. «Ci sono due trasferte particolarmente esaltanti degli ultimi due anni: la vittoria 4-1 di Torino e il successo di quest'anno contro il Bologna, sempre per 4-1». Il presente gli ha regalato «un Romulo straordinario. Si parla tanto degli altri, ma lui è una forza della natura, un giocatore di grande valore». Jorginho è in partenza «un nostro ragazzo, cresciuto tra noi, sembra proprio di essere arrivati ai titoli di coda». E Iturbe? «Deve solo maturare ed essere costante. Per il resto si è già detto tutto sul suo conto».
Il Verona? «È andato oltre ogni più rosea aspettativa. E avete visto che Toni? Sorprendente. Quando è arrivato in estate penso in pochi avrebbero pensato a prestazioni di questo livello».
Dunque, domenica sera all'entrata in campo di Milan ed Hellas ci sarà anche Bergamaschi sugli spalti di San Siro. Lui, onda nel mare gialloblù. Tra le novità, il debutto di Clarence Seedorf sulla panchina rossonera. «Ha vinto tanto, ha vinto tutto. Ha smesso di giocare due giorni fa. Sa il fatto suo». Franco sarà lontano dal campo che lo ha visto protagonista sia con la maglia dell'Hellas che al Milan. In rossonero dicono che avrebbe potuto dare qualcosa in più. Ma c'era Rivera nel suo ruolo. «Mi hanno messo a fare l'ala, avevo il sette. Mi sono adattato. In mezzo c'erano Benetti e Rivera».
E il rapporto con l'Abatino com'era? «Lui? Un fuoriclasse, un ambizioso. Buono e influente. Io? Forse ho sbagliato ad accettare il trasferimento in B al Genoa quando mi è stato proposto. Avrei dovuto puntare i piedi, avrei dovuto farmi sentire. A volte serve alzare la voce per evitare di farsi calpestare».
Comunque sia «mi sono messo in mostra anche al Milan. Giocando tutte le partite di Coppa Coppe e collezionando metà delle presenze in campionato. Ho segnato anche al Verona. Ma da Verona non me ne sono certo andato facendo salti di gioia. Amo Verona. Il Milan mi offriva però una opportunità importante dal punto di vista professionale».
Ricorda i campioni con i quali ha giocato. «Rivera, certo, ma anche Zigo. E Domenghini a Foggia, anche se a fine carriera. Ma Ciccio Mascetti era davvero straordinario. Un grandissimo giocatore».
Oggi chi assomiglia a Bergamaschi? «Ce n'era uno che mi piaceva e che ha smesso da poco: Perrotta». E prima di chiudere: Bergamaschi, ma lei l'ha presa il Milan per quella grande prestazione del 5-3? «Non penso. Giocavo bene da tre anni. Quel giorno siamo stati grandi. Cross di Zigo dalla destra, testa di Sirena. Gol. E per il Milan è calato il sipario».

Simone Antolini
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