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14 novembre 2018

Sport

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28.08.2018

Grosso imbarazzo al Bentegodi L’Hellas è tutta da rivedere

Pazzini saluta al termine della partita il pubblico veronese con il quale ha un grande feelingFOTOEXPRESS
Pazzini saluta al termine della partita il pubblico veronese con il quale ha un grande feelingFOTOEXPRESS

L’imbarazzo arriva quando Bonazzoli con un movimento alla Totò De Vitis o alla Tullio Gritti, atterra di pancia a due passi da Silvestri e mette dentro di testa la rete dell’1 a 2. A quel punto sul Bentegodi scende un «Grosso» imbarazzo. La bandiera alzata dall’assistente a due passi dalla panchina gialloblù non è bianca ma gialla e conta molto. Rete annullata, nonostante il fluido smoccolare sull’altra panchina di mister Bisoli. E se quel gol, ai più apparso regolare, fosse entrato? GOL O NON GOL. Rete o non rete, il Verona non ha convinto. Diciamo pure che ha deluso un bel po’. Un primo tempo abulico con due esterni mandati da Grosso a calpestare la fatiscente pista d’atletica con Di Carmine a soffrire di solitudine là al centro dell’attacco. E Pazzini? Anche per il Pazzo, temiamo, sarebbe stata dura. Centrocampo inesistente e soffocato dal pressing dei giovani del Padova. Matos e Ragusa non pervenuti e quindi davvero vita dura per l’unico attaccante. MEGLIO LA RIPRESA. La sberla su punizione di Almici aveva illuso e soprattutto gettato fumo negli occhi. Henderson e Laribi correvano a vuoto e Colombatto cercava di mettere qualche pezza ma senza troppa fortuna. Il Padova chiudeva gli spazi e nell’uno contro uno il Verona era inesistente. Il calcio è così. Meglio una squadra giovane, pimpante e aggressiva rispetto ad un’altra, forte e ben costruita ma ancora alla ricerca delle giuste misure fra i reparti e con qualche interprete ancora da vedere. DIFESA A TRE. A costruire la casa si parte dalle fondamenta e la stessa regola vale anche per il calcio. Ieri la difesa a quattro è apparsa ballerina con Marrone certo non un fulmine di guerra e gli esterni bassi troppo alti e spesso in difficoltà sulle scorribande dell’avversario. Quando Dawidowicz terminerà la squalifica dovrebbe prendere posto insieme a Caracciolo. A quel punto Marrone potrebbe essere il regista difensivo. Un pacchetto arretrato solido con gli esterni pronti a ripiegare. Con il 3-5-2 si potrebbe magari vedere insieme davanti Pazzini e Di Carmine. In mezzo non è certo un problema visto l’ampia scelta. GROSSO NON È PAZZO. Non è stata una sorpresa per molti vedere Pazzini in panchina all’inizio. Mister Grosso vuole provare il 4-3-3. Di Carmine gli dà maggior affidabilità. Questa l’unica spiegazione. Ma sarebbe stata una bestialità tecnico tattica giocare con entrambi? Oppure inserire prima Pazzini nel secondo tempo? La gente è affezionata al Pazzo e per lui gli applausi si sono sprecati. E allora? LA COMUNICAZIONE. Pazzini ha fatto tanto nel calcio italiano ed anche in azzurro. In più i suoi interessi sono tutelati da uno dei maggior procuratori sportivi del momento: Tullio Tinti. Insomma il suo ingaggio è pesante e certo l’Hellas non ha mai fatto mistero di volerlo piazzare. Ma allora perché non dirlo ufficialmente? Perché lasciare sempre senza scorta il tecnico di turno? A meno che... SCELTA TECNICA. A meno che Pazzini non abbia finito la vena calcistica. A vederlo in azione con quella girata nel finale di partita sembrerebbe proprio di no. Certo in Spagna col Levante, dopo l’esordio ultra positivo col gol al Real Madrid, ha fatto parlare poco di sé, però in questa serie B, Pazzini potrebbe ancora tranquillamente andare in doppia cifra ed aiutare anche Di Carmine ad imporsi a Verona. Perché giocare al Curi, con tutto il rispetto del mondo, non è come affrontare il Bentegodi. Pazzini è sembrato più sereno nel rapporto con Grosso, rispetto a quello che aveva con Pecchia. L’anno scorso ad un certo punto i due non si parlavano più. La cosa impressionante, della passata stagione, è che Pazzini anche al Levante fu pagato nelle quasi totalità dal Verona. In più venne spesso accantonato per fare giocare davanti Bessa o Fares, gente che con il ruolo di punta c’entra davvero poco. Quest’anno con Di Carmine ha un vero «rivale» o meglio un compagno molto forte. Niente da dire. Allora perché non cercare un assetto che preveda entrambi in campo dal primo minuto? •

Gianluca Tavellin
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