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13 dicembre 2018

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13.11.2010

Bordin alla carica: «Hellas non mollare. Si può recuperare»

Roberto Bordin ha conosciuto Andrea Mandorlini a Trieste. Ora è il suo vice FOTOSERVIZIO EXPRESS
Roberto Bordin ha conosciuto Andrea Mandorlini a Trieste. Ora è il suo vice FOTOSERVIZIO EXPRESS

Un maratoneta per l'Hellas. Uno che ha percorso di scatto la sua vita, senza stancarsi mai. Roberto Bordin è l'uomo ombra di Andrea Mandorlini. Vice allenatore, ma molto di più. La sua carriera è lunga tre vite. Dall'82 al 2005 ha percorso ininterrottamente le vie del calcio italiano. Tante strade, tante salite. Muscoli e cervello al servizio della causa. Bordin, oggi 45 anni, non ha mai smesso di pedalare dietro ad un pallone. Passavano gli anni, e lui finiva sempre al posto giusto nel momento giusto. Corsa e pensieri in via di maturazione. Fino a quando è arrivata la folgorazione: l'incontro con il suo attuale compagno di ventura a Trieste quasi all'alba del nuovo Millennio. Mandorlini capisce che in campo Bordin è giù un allenatore. I due trovano il giusto feeling. E la storia da lì in avanti proseguirà senza sosta. Uno in campo, l'altro in panchina. Uno in campo e l'altro al suo fianco. Le squadre del Bordin giocatore? Mille e più. Tra le altre: Parma, Cesena con l'esordio in A, Atalanta e Napoli, poi Piacenza, Trieste ed una felice chiusura dell'attività agonistica allo Spezia. Iniziata la carriera da allenatore, Bordin ha cominciato a marciare con Mandorlini per le vie del calcio, partendo però, da un'altra prospettiva: Bologna, Padova, Siena, Sassuolo e Cluj. Solo a Bergamo i due si sono divisi. Temporaneamente. Adesso c'è Verona. «Una bella avventura - racconta -, nella quale ci siamo infilati con grande voglia di fare. È nostra intenzione portare entusiasmo. Credo sia fondamentale partire subito bene. Verona merita di stare in alto. Ci vorrà da parte di tutti pazienza e buona volontà».
Quale dovrà essere l'approccio giusto allora? «Dovremo lavorare duro. Dovremo intervenire sulla testa dei ragazzi. Il Verona è squadra di esperienza e carattere. E necessariamente queste qualità dovranno essere riversate sul campo. Penso che i ragazzi debbano capire di essere davvero forti. Accrescere l'autostima sarà fondamentale per migliorare in maniera significative le prestazioni di squadra». Mandorlini & Bordin sembra essere diventato ormai binomio indissolubile. «Ci siamo incontrati a Trieste, quando io giocavo ancora. E da lì la storia è proseguita. Solo a Bergamo c'è stata interruzione, poi ci siamo ritrovati, e l'avventura continua». Si guarda indietro Bordin, e trova tanti motivi per sorridere. «Ho giocato a lungo, ho giocato tanto, ho giocato in serie A. E per questo mi ritengo fortunato. Ho vissuto esperienze intense. L'ultima allo Spezia, dove sono riuscito anche a vincere un campionato. Non potevo uscire dal calcio, e finita la carriera è iniziata questa nuova storia»".
Il primo impatto con il mondo Hellas come è stato. «Mi è parso di vedere una squadra tesa. Ma penso sia comprensibile, considerate le difficoltà del momento. C'è tanta voglia di fare da parte dei ragazzi, e l'idea è quella di recuperare il terreno perduto. Se i risultati non vengono, tutti si fa per forza di cose più difficile. Ma ci sono i margini per recuperare. Sarà una corsa contro il tempo. Perché la piazza esige, la società è di blasone. Ma è doveroso provarci fino in fondo». Poche parole, solo fatti. Suona quasi come lo slogan. Dev'essere l'obiettivo del nuovo staff di Mandorlini. «C'è grande intesa tra di noi . conclude Bordin -. Il mister è sempre stato un riferimento. Mi piace il suo stile. Sa lavorare in profondità. Siamo venuti a Verona per lavorare duro». Ventre a terra e pedalare. In puro stile Bordin.

Simone Antolini
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